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venerdì 25 settembre 2020

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Il Senato pronuncia il primo SI' alla Health Reform

Nuova puntata della saga Kill the Bill. Tra paure, polemiche e critiche, la riforma sanitaria va avanti

22.11.2009 - Irene Selbmann



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L'iter non si può ancora dire concluso, ma dopo il primo "sì" del Senato ormai manca davvero poco. La Riforma Sanitaria fortemente voluta da Obama sarà una realtà, e tra pochisssimo. Questo nonostante all'interno dei Democratici stessi ci fosse chi ancora si dichiarava contrario ad un piano che prevederebbe una gestione pubblica del sistema sanitario, come ad esempio la senatrice dell'Arkansas Blanche Lincoln o Mary Andrieu della Louisiana. E anche nonostante la repubblicana Sarah Palin si guadagni ogni giorno i titoli dei giornali facendo notizia con il suo tour in cui sta portrando in giro per gli Stati Uniti la sua ultima fatica letteraria.

Forse oggi più che mai, ha perso chi voleva fomentare la paura del famigerato "Going Rouge" , portando avanti il fantasioso motto "Kill the Bill", che gli anti-riformisti hanno tentato di diffondere con ogni mezzo, dai semplici cartelloni al martellante Twitter.

Il Senato, con 60 voti contro 39, ha pronunciato sabato sera il primo "sì" alla riforma che, comunque arrivi alla fine dell'iter legislativo, renderà più umano il sistema sanitario statunitense. Il senatore democratico senior Harry Reid, che i media hanno messo di gran lunga in secondo piano in questi giorni, è riuscito a far tornare all'ovile i democratici scettici, comprese la Lincoln e la Andrieu, invitandoli a fare la cosa giusta.

A questo punto la polemica più accesa non riguarda più il fare o non fare l'agognata riforma, quanto il testo della stessa. E se è un dato di fatto che il carattere rivoluzionario delle bozze iniziali è andato man mano perdendosi, restano ancora alcuni punti che preoccupano parte dell'elettorato e che potrebbero causare ulteriori cambiamenti e modificazioni del testo.

In particolare l'annosa questione dell'aborto è al centro di un dibattito che vede i movimenti pro-life sul piede di guerra. Il testo della riforma presenterebbe delle ambiguità che spaventano non poco i movimenti in questione, preoccupati che il testo non eviterebbe che si possano ottenere fondi governativi per le interruzioni di gravidanza. Minaccia subito smentita dal Presidente ma che non lascia tranquilla una larga parte della popolazione, sempre molto partecipe e attenta alla questione dell'aborto.

Con sospetto è vista anche la cosiddetta "botox tax" che, come si evince dal nome stesso, prevede un aggravio fiscale per gli interventi di chirurgia estetica. E che dire delle polemiche su quello che neanche è presente nel testo? Come, ad esempio, la campagna che alcune industrie stanno portando avanti contro una fantomatica tassa che andrebbe a colpire la distribuzione delle bibite che contengono zucchero, cosa che non è affatto in discussione e non è entrata nel testo della riforma, ma che è comunque diventata polemica.

In pratica, a conti fatti ciò che preoccupa di più è il costo della riforma. Quanto costerà la Health Reform agli americani? Il gruppo Americans for Tax Reform ha recentemente fatto notare che nel testo appare la parola "tax" 183 volte. Per non parlare del presunto aumento delle procedure burocratiche che, secondo Fox News, ammonterebbe a più di 1000 ulteriori "burocrazie" per gli americani. Non c'è da stupirsi, visto che pare che il testo sia lungo più di 2000 pagine. Le cifre sono comunque note: il costo totale previsto è di poco meno di 850 miliardi di dollari. Non sono pochi quelli che pensano che questa cifra sia scandalosamente alta, specialmente se messa a confronto la con altri costosi progetti del Governo, dalla guerra in Iraq e Afghanistan al famigerato Stimulus per far ripartire l'economia e il mercato del lavoro.

C'è chi è pronto a scommettere che la Casa Bianca cercherà nuovamente un compromesso, se non altro per non rimandare il dibattito a dopo Natale e farlo entrare a pieno titolo nel 2010, che sarà un importante Election Year. E la campagna per le Mid- Term Elections si può dire già ampiamente iniziata.

 

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