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L’Ara Pacis a colori

07.12.2009 - Simone Di Tommaso



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  Domenica 22 novembre si è tenuto un evento straordinario al Museo dell'Ara Pacis: un nuovo sistema di illuminazione, integrato ad una sofisticata tecnologia virtuale, ha fatto tornare alla luce, per la prima volta, i colori forti e vivaci dei marmi antichi del monumento.

Anche se gli oltre mille anni di permanenza nel sottosuolo del Campo Marzio hanno cancellato dal monumento dell'Ara Pacis ogni traccia visibile di colore, non sussistono dubbi sul fatto che in origine l'altare fosse variopinto. Alla luce degli studi commissionati dalla Sovrintendenza ai Beni Culturali del Comune di Roma è ormai assodato che l'utilizzo dei monumenti fosse abituale.

Il mondo romano non era un mondo in bianco e nero, caratterizzato dalla lucentezza e dal candore dei marmi, ma era un universo fatto di colori: i monumenti erano infatti del tutto dipinti e ciò contribuiva a far emergere le loro caratteristiche principali.

La colorazione virtuale dell'Ara Pacis è effettuata attraverso raggi di luce multicolore che cercano di far rivivere, senza alcun rischio per la conservazione, l'aspetto originario del monumento. A questo obiettivo si conforma anche la scelta di proiettare sulle superfici non solo il colore delle parti pervenute, ma anche completare le parti perdute a fronte di ipotesi condivise e acquisizioni consolidate.

L'illuminazione ha riguardato sia il fronte occidentale che il fronte orientale.

Il fronte occidentale è composto di due pannelli, che raffigurano Enea sacrificante ai Penati e il cosiddetto Lupercale, momento saliente del mito della fondazione di Roma, in cui si vedono Romolo e Remo allattati dalla lupa, e da un grande fregio vegetale.

Il fronte orientale è composto anch'esso da due rilievi, il primo detto "della Tellus", personificazione della Terra-Madre, e il secondo detto "della dea Roma"  e da un altro grande fregio vegetale.

I fregi vegetali rappresentano la parte più rilevante di tutto il ciclo scultoreo del monumento. La ricchezza cromatica originaria doveva renderlo straordinariamente dinamico: si possono immaginare il rosa per i fiori d'acanto, il bianco per il loto, il rosso delle bacche e delle rosacee, i viola degli iris, forse il blu o l'oro dello sfondo. A partire da un cespo di acanto si dispiegano volute di edera, di alloro, di vite, si dipartono viticci e palmette, sboccia una grande varietà di fiori. Tra le piante intrecciate trovano spazio piccoli animali, quali rane, scorpioni, lumache, lucertole, farfalle, serpenti e uccelli.

L'evento, come affermato dal Comune di Roma, è solo un'anteprima di ciò che, prossimamente, gli amanti di uno dei monumenti simbolo della Capitale potranno vivere sempre più spesso, in occasione particolari legate a determinate festività.

 

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