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Auschwitz – Birkenau

fino al 21 marzo 2010

02.02.2010 - Simone Di Tommaso



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In occasione della decima Giornata della memoria e del sessantacinquesimo anniversario della liberazione del complesso di Auschwitz-Birkenau, il Complesso del Vittoriano ha inaugurato una mostra dedicata alla più grande tragedia del XX secolo, la Shoah, lo sterminio compiuto durante la Seconda Guerra Mondiale dalle gerarchie naziste, con l'aiuto dell'Italia fascista, del popolo ebraico e dei popoli cosiddetti inferiori, come i sinti e i rom.

L'esposizione, che nasce con il Patrocinio del Comitato di Coordinamento per le Celebrazioni in ricordo della Shoah della Presidenza del Consiglio dei Ministri, è promossa dal Comune di Roma in collaborazione con la Camera dei Deputati e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e si avvale della partecipazione dell'UCEI, Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, della Fondazione Museo della Shoah di Roma e dell'Associazione Israele60.

Il leitmotiv di questa mostra è il ruolo centrale svolto da Auschwitz-Birkenau all'interno della cosiddetta "soluzione finale del problema ebraico".

Preliminarmente è necessario ricordare che la Germania nazista considerava gli ebrei il suo principale nemico e voleva annientarli, dapprima con l'emigrazione dai propri territori e successivamente attraverso una vera e propria eliminazione fisica di massa. Nel 1941 i vertici nazisti decisero di procedere alla soluzione finale, mediante la costruzione, vicino al campo di concentramento di Auschwitz, in Polonia, di un campo di sterminio, Birkenau, che diventerà la triste tomba di un numero impressionante di persone: qui entrarono subito in funzione le terrificanti camere a gas e i forni crematori che videro la fine di milioni di ebrei. All'interno del campo le condizioni di vita erano disastrose, i prigionieri in attesa della morte erano sottoposti a duri lavori forzati, sotto l'incubo della fine, e a sperimentazioni che di medico avevano ben poco. Il complesso di Auschwitz-Birkernau venne liberato dalle truppe sovietiche il 27 gennaio del 1945, le quali vi trovarono in vita ancora settemila persone che da allora divennero i testimoni della pagina più triste della storia europea e portarono il mondo a conoscenza del più terribile progetto di sterminio mai realizzato dall'umanità.

La mostra, suddivisa in sette sezioni tematiche cronologiche, intende perciò percorrere la storia e l'evoluzione del sistema concentrazionario e della persecuzione degli ebrei dal 1933 al 1945.

Il percorso inizia con l'analisi del ruolo centrale di Auschwitz-Birkenau nel processo di eliminazione degli ebrei e illustra il sistema delle deportazioni, il processo di selezione iniziale, le tecnologie e le metodologie della messa a morte, come le camere a gas, la bruciatura dei cadaveri, il lavoro del 'Sonderkommando' e la spoliazione dei beni.

E' poi raccontata la vita nel campo dal doppio punto di vista delle vittime e dei carnefici: le immatricolazioni, la disinfezione, il tatuaggio, l'assegnazione degli alloggi in baracche per cavalli, il cibo, il lavoro quotidiano, le punizioni, gli esperimenti medici.

Preceduta da uno spazio dedicato al tema "cosa si sapeva di Auschwitz?", la mostra si chiude con una sezione incentrata sulla sorte dei persecutori, sui processi avvenuti in Polonia nel primo dopoguerra e in Germania negli anni Sessanta e Settanta.

Il percorso della mostra è caratterizzato dall'esposizioni dei più vari materiali, come fotografie provenienti da diversi archivi nazionali e internazionali, mappe e piante del campo, piani di costruzione dei forni crematori, filmati, lettere, diari e oggetti appartenenti ai prigionieri.

"Abbiamo cercato - spiega l'organizzatore Alessandro Nicosia - di dar vita all'idea di un continuo, estenuante, faticoso piano-sequenza che si sofferma sui particolari, ingrandisce dettagli, riproduce in diretta, o rielabora dopo qualche tempo, ciò che l'occhio ha visto e memorizzato, interrompendosi solo per scandire i passaggi tra una sezione e l'altra attraverso un muro che ne riassume, i contenuti con l'inserimento di un oggetto simbolo. Il messaggio mantiene la sua continuità narrativa con il martellante ripetersi di una stessa frase e di un'installazione filmica di momenti, sempre uguali".

La mostra è molto toccante e riesce nell'intento di far rivivere nel visitatore la tragicità di un momento storico terribile e a farlo riflettere su quali livelli possa arrivare la malvagità umana. Una mostra sicuramente da non perdere.

 

Dal 28 gennaio al 21 marzo 2010

Complesso del Vittoriano, Sala Zanardelli, con ingresso dal lato dell'Ara Coeli - Roma

Aperta dal lunedì al giovedì dalle 9.30 alle 18.30. Dal venerdì alla domenica fino alle 19.30

Ingresso gratuito

www.comunicareorganizzando.it

 

 

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