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Carnevale Romano

fino al 5 aprile 2010

17.02.2010 - Simone Di Tommaso



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Pietro Sassi, La partenza dei Barberi
 

Fino al 1870, nel periodo della Roma papalina, il Carnevale è stato un appuntamento molto atteso dal popolo e vissuto con grande partecipazione, come un momento per dimenticare una vita dura, colma di miseria e privazioni. In quei giorni di temporanea follia collettiva, che duravano fino al giorno prima del Mercoledì delle Ceneri, inizio della Quaresima, il popolo diventava il vero e proprio protagonista, dimenticando le rigide regole quotidiane e si riversava nelle strade con licenza di divertimento, sovvertendo l'ordine sociale.

Il centro dei festeggiamenti carnevaleschi è stato per secoli la via del Corso, nelle due estremità di Piazza del Popolo e di Piazza Venezia. E sono proprio questi luoghi i protagonisti della mostra, che raccoglie quasi novanta opere provenienti sia dalle collezioni cittadine che da collezioni private.

Il Carnevale, i cui momenti salienti venivano descritti da grandi autori del passato come Goldoni, Belli, Gogol, Dickens e Andersen, iniziava con il corteo ufficiale delle autorità e del popolo in maschera, che trasformava via del Corso in un teatro all'aperto e che permetteva di ammirare sia maschere tradizionali che maschere ispirate alla vita quotidiana, come quelle di 'Cassandrino', 'Rugantino', 'Meo Patacca', del 'medico', del 'brigante' o del 'nobile decaduto'.

Nei giorni successivi si svolgeva poi l'attesissima corsa dei berberi, i cavalli di origine nord-africana, che partiva da piazza del Popolo e terminava in piazza Venezia. In quest'occasione venivano predisposte lungo via del Corso palchi e tribune riccamente addobbate e venivano affittate le finestre e i balconi dei più bei palazzi della strada.

Dopo la corsa i festeggiamenti si spostavano nei teatri, dove la gran parte del popolo romano poteva prendere parte a spettacoli, rappresentazioni e balli, e nei saloni dei grandi palazzi nobiliari, dove si riunivano, mascherate, le classi più agiate della città.

Il Carnevale si concludeva il Martedì grasso, alla vigilia delle Ceneri, con la festa dei moccoletti, in cui ognuno scendeva in strada con una candela in mano, cercando di spegnere quella degli altri e tenendo accesa la propria.

Nei primi anni di Roma Capitale il Carnevale perse lo spirito che lo aveva contraddistinto per centinaia di anni. Scomparirono le più spettacolari tradizioni e venne abolita, nel 1882, la corsa dei berberi, fino ad allora vero e proprio simbolo dei festeggiamenti romani.

Le opere esposte nella mostra di Palazzo Braschi cercano di rappresentare, nel giusto modo, la memoria carnevalesca della città e lo spirito che la animava nei giorni di festa.

I migliori acquerelli e dipinti sono di Bartolomeo e Achille Pinelli, del disegnatore francese Jean Louis Baptiste Thomas, di Ippolito Caffi, di Werner e di Orlov.

Nell'ultima sala, a testimonianza del gemellaggio tra le città di Venezia e di Roma, è esposto la 'Donna-Gioiello', l'abito-scultura realizzato dallo stilista Roberto Capucci nel 1984 ed esposto per la prima volta fuori dal luogo in cui è conservato, ovvero dal museo Fortuny di Venezia. Si tratta di un'opera con la quale il grande maestro intende rendere omaggio, da una parte alle atmosfere festose del Carnevale e, dall'altra alla figura della donna, che viene deificata con un costume di fantasia, composto da trenta metri di prezioso taffetas nero.

La mostra si rivela veramente interessante e permette di rivivere momenti di un passato ormai lontano e quasi dimenticato.

 

Dal 10 febbraio al 5 aprile 2010

Museo di Roma - Palazzo Braschi, piazza san Pantaleo 10 - Roma

Aperto dal martedì alla domenica dalle 9 alle 19. Chiuso il lunedì.

Biglietto: intero € 8 - ridotto € 6

www.museodiroma.it

 

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