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domenica 26 gennaio 2020

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Acqua pubblica o acqua privata?

Iniziata nel weekend del 24 e 25 aprile la raccolta delle firme per il referendum

29.04.2010 - Jacopo Fontanelli



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Il 24 Aprile è iniziata in tutta Italia la raccolta firme per la  ripubblicazione dell'acqua promossa dal Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua. Come stabilito dalla legge si renderanno necessarie almeno 500.000 firme, da raccogliere, entro tre mesi, sull'intero territorio nazionale per poter indire i referendum. Sono tantissime le piazze italiane in cui sono stati allestiti i banchetti che hanno raccolto, in soli tre giorni, un numero che sfiora quasi le duecentomila firme; l'obiettivo dichiarato dal comitato organizzatore è quello di ottenere il riconoscimento dell'acqua come un bene comune, e del contestuale riconoscimento del servizio idrico come un servizio che sia assolutamente privo di alcuna forma di rilevanza economica.

L'attacco ai beni comuni che si apre con questa decisione deve vedere gli Enti Locali, e i Comuni in particolare, protagonisti di una mobilitazione politica e culturale, a partire dai territori e dai cittadini che li abitano. I tre quesiti che verranno posti nei referendum si prefiggono lo scopo di  abrogare la  legge approvata dall'attuale governo nel novembre 2009 e le norme approvate anche da altri governi precedenti che andavano nella stessa direzione, ossia quella di considerare l'acqua una merce e la sua gestione finalizzata alla realizzazione di un profitto. I quesiti referendari sono tre: il primo ha come obiettivo quello di abrogare l'art. 23 bis della legge n. 133/2008 , relativo alla privatizzazione dei servizi pubblici di rilevanza economica. È questa una legge approvata dal governo Berlusconi, la quale stabilisce come modalità di gestione del servizio idrico l'affidamento a soggetti privati attraverso gara o l'affidamento a società a capitale misto pubblico-privato; ottenere l'abrogazione di questa disposizione equivale a mettere un freno al processo di accelerazione sulle privatizzazioni voluta dal governo.

Il secondo quesito apre invece la strada alla ripubblicizzazione, proponendo l'abrogazione dell'art. 150 del decreto legislativo 152/2006 relativo ala scelta della forma di gestione e procedure di affidamento.  L'abrogazione di questo articolo non consentirebbe più il ricorso né alla gara, né all'affidamento della gestione a società di capitali, favorendo il percorso verso l'obiettivo della ripubblicizzazione del servizio idrico, si arriverebbe cioè ad una  gestione attraverso enti di diritto pubblico con la partecipazione dei cittadini e delle comunità locali.

Si propone, infine, con l'ultimo quesito l'abrogazione dell'art. 154 del decreto Legislativo n. 152/2006 limitatamente a quella parte del comma 1 che dispone che la tariffa per il servizio idrico è determinata tenendo conto dell'adeguatezza della remunerazione del capitale investito; la parte di normativa che si chiede di abrogare è quella che consente al gestore di ottenere profitti garantiti sulla tariffa.

Dal punto di vista normativo, l'approvazione dei tre quesiti rimanderà, per l'affidamento del servizio idrico integrato, al vigente art. 114 del decreto Legislativo n. 267/2000; questo articolo prevede il ricorso alle aziende speciali o, in ogni caso, ad enti di diritto pubblico che qualificano il servizio idrico come strutturalmente e funzionalmente "privo di rilevanza economica".

 

 

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