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domenica 15 dicembre 2019

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Il Governo ottiene la fiducia al Senato e alla Camera

A Palazzo Madama 162 voti a favore del Governo contro i 135 contrari; a Montecitorio 314 votano contro la mozione di sfiducia. Decisivi i voti di Polidori, Calearo e Scilipoti

14.12.2010 - Jacopo Fontanelli



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Doveva essere il giorno del giudizio, e giorno del giudizio è stato. In mattinata la votazione a Palazzo Madama ha fatto registrare una maggioranza superiore a quella preventivata dal Governo nei giorni scorsi: 162 voti a favore contro i 135 contrari (11 gli astenuti). Il Senato dunque supera la prova ribaltone, ma la partita più difficile per il Premier si giocava sui tavoli della Camera, dove la rincorsa affannosa al voto che avrebbe confermato la maggioranza era stata frenetica e priva di certezze.

Le voci davano un Governo sfiduciato di due voti almeno fino alle 12 della mattina, e a complicarne i piani si è aggiunta anche la posizione assunta da Guzzanti il quale, in bilico fino all'ultimo, ha affermato nel suo intervento pre-voto che si sarebbe schierato a favore della mozione presentata da Fli, Udc e Api. Il coup de theatre, si registra quando Catia Polidori, che aveva annunciato la sua assenza, si presenta alle 13 in aula votando no alla sfiducia. Le reazioni dei rappresentanti del Governo sono state esageratamente trionfali, tanto da spingere l'onorevole Gasparri a mostrare un poco elegante dito medio al Presidente della Camera Gianfranco Fini, ritenuto il responsabile di questa inaspettata crisi. Quello che succede poco dopo è il peggiore esempio di civiltà a cui i presenti sono costretti ad assistere. Scoppia un volgare e violento scontro tra finiani e leghisti che non sfocia in una vera e propria rissa da bar, solo per il tempestivo intervento del Presidente della Camera che sospende la seduta. Finisce la prima chiama e le previsioni diventano ancora più incerte: aumenta il numero degli astenuti e farsi un'idea sui possibili risvolti della votazione è sempre più difficile. Gli onorevoli Calearo, Cesario e Scilipoti, dopo il sì di Moffa e l'astensione di Gaglione, votano a favore della fiducia nel corso della seconda chiama determinando la definitiva vittoria del Governo: 314 voti contrari alla mozione, e 311 favorevoli.

Dopo il Senato, dunque anche Montecitorio conferma il sì all'esecutivo. Il Fli si è spaccato proprio nel momento in cui era chiamato a dimostrare la sua forza; era un'occasione unica per acquisire credibilità sia in Parlamento, che davanti agli elettori. Le lacerazioni interne ai partiti sono sempre state viste con diffidenza da parte di chi è chiamato a votare, e questa per il nuovo polo finiano, è stata la peggiore campagna elettorale possibile. Non si è fatta attendere la reazione per l'esito negativo della votazione da parte dei migliaia di manifestanti che fin dalla mattina si erano riversati per le strade di Roma. Cariche alla polizia e verniciate contro Palazzo Madama. Manifestazioni di rabbia che non hanno prodotto incidenti o violenze eccessive. A sentire le dichiarazioni dei protagonisti sembra che abbiano vinto entrambi: gli esponenti del Pdl e della Lega esultano per la confermata maggioranza che, seppur ridotta ai minimi termini, permette loro di continuare a governare, mentre i rappresentanti del PD e dell'Italia dei valori si dichiarano soddisfatti sostenendo che si tratta di una maggioranza troppo esigua per poter gestire l'esecutivo e continuano ad invocare le elezioni anticipate a marzo.

A ben vedere gli unici che ne escono sconfitti sono Bocchino e compagnia, che hanno tentato una scalata al Governo ma sono rimasti col colpo in canna. Berlusconi ha vinto nei numeri, ma forse ha perso politicamente; come possa continuare a portare avanti in tranquillità il suo mandato è un problema che il Premier dovrà risolvere da domani in avanti. Il primo scoglio, è stato superato, ora non resta che dar vita una politica che sia più vicina ai cittadini e non agli interessi personali, per cercare di recuperare un malcontento che si registra a tutte le latitudini. Altrimenti quella del voto anticipato resta davvero l'ultima soluzione possibile.

 

 


Gli scontri a Roma dopo la Fiducia
Alcune immagini degli scontri fra manifestanti e forze dell'ordine avvenuti dopo il voto della Fiducia al Governo nel centro di Roma, fra via del Corso, Piazza del Popolo e via Flaminia. Foto di Arianna Visani


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Alcuni momenti del corteo degli studenti, partito dalla Sapienza per arrivare a Piazza del Popolo, dove si sarebbe dovuta tenere un'Assemblea popolare. La manifestazione è però sfociata in forti tensioni con le Forze dell'Ordine che avevano blindato il centro storico. Foto di Tommaso Zaccheo.


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