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domenica 15 dicembre 2019

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CALCIO - Champions. La disfatta delle italiane

Clamorosa debàcle di Milan e Roma contro Tottenham e Shakhtar

17.02.2011 - Jacopo Fontanelli



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Se avessimo dovuto scegliere una copertina per la storia delle italiane in Champions, nulla sarebbe stato più azzeccato dell'immagine della Roma che esce dal campo mercoledì sera. I tifosi delusi chiamano i giocatori sotto la curva non per i consueti applausi o per attendere trepidanti il lancio delle maglie di quelli che a più riprese hanno innalzato a loro idoli, bensì per sommergerli di fischi, subissarli di insulti per una serata che ha regalato solo sconcerto e frustrazione.

La storia di questo romanzo che non avremmo mai voluto leggere inizia a dicembre: l'urna di Nyon ci tratta bene come non succedeva da anni, e tutti abbiamo sperato che fosse il prodromo per un'altra stagione che ci vedesse protagonisti fino alla fine, come era successo all'Inter di Mourinho solo un anno fa. Evitati gli spauracchi Real Madrid e Barcellona, evitate le sempre temibili Arsenal e Chelsea, ma la fortuna, bisogna anche sapersela meritare, e rispolverare oggi il vecchio "audaces fortuna iuvat", sembra più attuale che mai. Al Milan martedì non è bastata nemmeno l'assenza del temibile Bale (vero e proprio incubo delle notti europee interiste), forse l'unico giocatore della squadra inglese degno di un palcoscenico così prestigioso. I rossoneri non fanno in tempo ad entrare sul campo che vengono sorpresi dalla vivacità e dalla corsa degli avversari che fanno capire fin da subito che non sarà la partita facile che tutti si attendevano. Ibrahimovic conferma la sua difficoltà ad emergere nelle partite decisive (16 partite ad eliminazione diretta in Champions 2 gol), e sparisce dal campo per quasi l'intera durata del match; Flamini rincorre avversari rischiando più volte il rosso, evitato, dopo un durissimo takcle su Corluka, solo grazie alla benevolenza dell'arbitro francese Lannoy. Quando anche i milanisti si stanno abituando all'idea di un pareggio che per come si erano messe le cose tanto male non sarebbe stato, il gigante Crouch a dieci minuti dal termine mette il pallone alle spalle del portiere Amelia. Il finale è degno della peggior tradizione italiana: Gattuso affronta a muso duro Jordan (vice di Redknapp) dandogli una testata che gli costerà una lunga squalifica. La rissa in campo viene sedata a fatica da tutti gli addetti ai lavori.

Peggio di così, pensavamo, sarebbe stato difficile; la nostra storia deve continuare con una pagina di gioia, il classico "e vissero tutti felici e contenti" che era più che a portata degli uomini di Ranieri. All'Olimpico va invece in scena l'atto secondo di una Waterloo italiana che ha del clamoroso. Al vantaggio di Perrotta, in soli 15 minuti i "brasiliani" di Donetsk, si portano sul 1-3 prima della fine del tempo: Jadson, Douglas Costa e Luiz Adriano sfruttano le amnesie di una squadra impaurita e senza alcuna traccia di organizzazione. Clamoroso lo svarione di Riise che regala il 3-1. Solo una perla di Menez, accende ed illumina una serata che altrimenti sarebbe stata consegnata al ricordo dell'oscurità.

L'incertezza societaria non è e non può essere l'alibi di una squadra che l'anno scorso ha sfiorato lo scudetto. I giocatori hanno mostrato quel coraggio e quella dignità che nell'ultimo mese è stata richiesta a gran voce dai tifosi, solo dopo il triplice fischio finale dell'arbitro, andandosi a prendere bordate di fischi sotto la loro curva.

Passare il turno non è impossibile per entrambe. Si tratta di vincere fuori casa con due gol di scarto; c'era un tempo in cui l'avremmo creduta un'impresa possibile, quando dominavamo in Europa, in Uefa e in Champions non faceva differenza. Erano gli anni novanta ed eravamo il calcio più bello ed invidiato del mondo, il posto dove tutti sognavano un giorno di giocare. La caduta degli dei. Sic transit gloria mundi.

 

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