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giovedì 06 agosto 2020

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CALCIO - Poker Champions per il Barca: dominato il Man Utd

La squadra di Guardiola domina a Wembley e trionfa per 3-1

29.05.2011 - Jacopo Fontanelli



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Non c'è stata rivincita; due anni dopo Roma il vincitore è sempre il Barcellona. Dopo Wembley 1992, Saint Denis 2006 e Olimpico 2009, è ancora Londra, è ancora Wembley a regalare la quarta coppa ai catalani. Se qualcuno avesse ancora dei dubbi su quale sia la squadra più forte della storia del calcio, questa partita deve averli fugati con certezza assoluta. Sotto quelle magliette blaugrana battono e sudano cuori spagnoli, giovani ragazzi cresciuti nella Masìa che stanno scrivendo la leggenda di questo club e della loro nazione. Guardate quella maglia, e dopo aver notato che per la prima volta vi campeggia uno sponsor, pensate che si tratta di una maglietta che nasconde solo divertimento sogni e spettacolo. Niente veleni e polemiche, solo voglia di regalare agli occhi di chi guarda ricordi che resteranno impressi per sempre. Una poesia, un affresco, un disegno una commozione artistica che non ha e non avrà eguali.

L'inizio del Manchester aveva fatto pensare ad una partita equilibrata, ad un Sir Alex in grado come sempre di trovare la chiave per ottenere il meglio dai suoi e per imbrigliare gli avversari. Dopo dieci minuti della tipica aggressività e grinta inglese l'illusione svanisce quando Xavi e Iniesta salgono in cattedra; della presenza dell'arbitro non ci si rende nemmeno conto, e Messi e Pedro cominciano a prendere le misure della porta di Van der Saar. Al minuto '27 il dominio tattico del Barca trova il suo culmine con il gol di Pedro, che con un tiro beffardo sul primo palo, scrive il suo nome nel tabellino. La reazione dei diavoli rossi è confusionaria, e poco precisa, e dopo che Messi sfiora il raddoppio che chiuderebbe con un'ora di anticipo il match, Rooney trova il pari piazzando sotto l'incrocio dei pali un perfetto assist di Hernandez. Minuti '35 e tutto da rifare. Ma c'è tempo, e una squadra sicura di sé, non ha fretta di giocarsi tutto e subito; si va negli spogliatoi con un risultato di parità che non rispecchia però quello che si è visto sul campo. In campo gli stessi undici dei primi 45 minuti e stesso spartito fin troppo facile da seguire. Occasionissima di Dani Alves (miracolo di Van der Saar) e tiro centrale di Iniesta; il gol è nell'aria e chi, se non lui, poteva sbloccare la partita indicandole la strada che tutti si aspettavano. Il genio, la pulce, il crack del calcio mondiale, lui che è l'erede di quel dio del pallone che è stato Maradona, colpisce con un tiro da fuori area e, come a Roma, iscrive il suo nome in una finale. Il tocco dolce di Villa al minuto '69 fa calare il sipario. Non c'è spazio per proteste, non c'è spazio per falli isterici e caccia all'uomo, ma c'è la sportiva ammissione e riconoscimento del più forte. Anche una squadra come il Manchester sa che più di questo contro questo Barcellona non poteva fare; gli ultimi quindici minuti sono una passerella che non fa annoiare ma solo screpolare le mani per quante volte viene da applaudire una giocata. E se Messi avesse segnato di tacco a due passi dalla porta, il calcio sarebbe davvero potuto finire lì.

Nella festa c'è anche spazio per Abidal, e per quel gesto da uomo più che da calciatore di Puyol che lascia a lui l'onore di sollevare al cielo di Londra la coppa; e allora capiamo davvero che alla poesia di questa squadra non manca davvero nulla per diventare eterna.

 

 

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