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1911 – 2011: Il Palazzo di Giustizia

29.06.2011 - Simone Di Tommaso



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In occasione del primo centenario della sua inaugurazione, il Palazzo di Giustizia celebra se stesso, attraverso una splendida mostra aperto sino al 3 luglio. Attraverso un centinaio di opere tra quadri, dipinti, statue, progetti, fotografie, disegni, si tenta di ricordare l’iter costruttivo del possente palazzo, a partire dalla proposta di Giuseppe Zanardelli di edificazione di un “Monumento di severa bellezza, il quale, sulle tracce de’ più imitabili modelli del Cinquecento, accoppii la venustà e l’eleganza all’impronta di quella maestà e di quella forza che sono gli essenziali attributi della legge e del diritto”, come egli dice nel Discorso per il collocamento della prima pietra del Palazzo di Giustizia del 14 marzo 1888, fino alle singole fasi di realizzazione sotto la direzione di Guglielmo Calderini.

In occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, l’esposizione, che nasce nell’ambito della grande mostra “Regioni e Testimonianze d’Italia”, promossa dal Comitato dei Garanti per le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia presieduto da Giuliano Amato, in collaborazione con Ministero della Giustizia e Corte Suprema di Cassazione, realizzata con la collaborazione scientifica dell’Istituto per la Storia del Risorgimento, con il coordinamento di Emanuele Martinez, è realizzata e organizzata da Comunicare Organizzando di Alessandro Nicosia.

La storia del Palazzo di Giustizia è conservata all’interno dell’edificio stesso, presso l’Archivio dell’Ufficio per la Manutenzione del Palazzo composto da migliaia di progetti e disegni originali, minuziosi libretti delle misure e un raro fondo fotografico. Una serie di testimonianze preziose che vengono presentate per la prima volta al grande pubblico insieme a rari filmati dell’Istituto Luce che intrecciano le vicende e le cerimonie avvenute nel Palazzo di Giustizia con le testimonianze provenienti dalle cave di Botticino, nella provincia di Brescia, da dove proviene la “materia prima” che venne utilizzata per la costruzione del Palazzo. Documenti questi che ci raccontano Cento Anni di Storia.

Fin dal 1879 Giuseppe Zanardelli, allora Ministro dei Lavori Pubblici nel governo Depretis, sostiene la necessità di realizzare un nuovo Palazzo di giustizia a Roma, capitale dell’Italia unita.

Nel 1882 viene sancito il concorso di costruzione e Zanardelli si accorda con il sindaco di Roma Luigi Pianciani e il principe mecenate Baldassare Odescalchi per la designazione del luogo di edificazione del Palazzo: i Prati di Castello, sulla sponda destra del Tevere. Scelta non casuale, in quanto contrappone volutamente il nuovo Palazzo di giustizia alla mole del vicino Castel Sant’Angelo, simbolo delle efferatezze giudiziarie del passato Stato pontificio.

L’estetica dell’edificio è indicata da Zanardelli in persona: “È necessario - sostiene nella Relazione sull’approvazione del progetto - consigliare il carattere, direi quasi monumentale, del Palazzo - un aspetto grandioso e severo, come si conviene al tempio della giustizia”.

Il risultato finale è una sorta di pietrificazione di una concezione laica della giustizia, in linea con l’esigenza di creare simboli delle istituzioni unitarie, propria della classe dirigente della nuova Italia. Il progetto del Palazzaccio, come poi viene chiamato dai cittadini romani, contribuisce a segnare una svolta nell’immagine ufficiale dello Stato, passando dalle iniziali predilezioni romantiche per il medioevo alla scelta della romanità e del Rinascimento come primari riferimenti estetici.

La competizione è vinta dall’ingegnere e architetto perugino Guglielmo Calderini, con un progetto che l’autore stesso definisce imponente, pervaso da richiami al Rinascimento e all’architettura di Michelangelo. Egli, infatti, è persuaso che “a Roma non è possibile altro stile che il romano antico o quello del cinquecento imitatore”. La formulazione finale del Palazzaccio è saldamente radicata nella tradizione nazionale, “tipo degno di questa terra”, assurgendo - nelle intenzioni di Zanardelli e Calderini - a vero e proprio modello architettonico per l’Italia unita e, grazie ai suoi riferimenti al comune patrimonio classico e rinascimentale, per l’Europa intera.

Nel 1888 avviene la posa della prima pietra e un anno dopo iniziano i lavori, in quello stesso 1889 che segna il capolavoro dell’attività giuridica di Zanardelli: la riforma del codice penale, con l’abolizione della pena di morte. I lavori di costruzione si protraggono fino al secondo decennio del secolo successivo, impedendo così all’insigne giurista e uomo politico di vedere ultimata l’opera.

Per la realizzazione del programma iconografico/decorativo del Palazzo di Giustizia, dettato dallo stesso Zanardelli, molti sono stati gli artisti coinvolti, tra scultori e pittori provenienti da tutta Italia. Le sculture che circondano la facciata del palazzo, o spiccano all’interno del Cortile d’Onore, così come i suoi coronamenti e i medaglioni costituiscono una sorta di museo all’aperto della scultura italiana di fine Ottocento che vede annoverati, tra gli altri, Eugenio Maccagnani (1852-1930) per la realizzazione delle statue raffiguranti La Fama ed Enrico Quattrini (1863-1950) quale autore de Il Trionfo della Legge. Esplicito, poi, il richiamo al Vittoriano della biga alata modellata da Ettore Ximenes (1855-1926). Un programma iconografico/decorativo esteso anche alla pittura che, ispirato alla sala Gialla del Senato a Palazzo Madama ad opera di Cesare Maccari (1840-1919), vede il suo apice nelle decorazioni pittoriche dell’Aula Magna realizzate dallo stesso Maccari con la collaborazione di Paride Pascucci (1866-1954).

Molti degli arredi interni del Palazzo di Giustizia furono pensati avendo ben chiara l’idea di una progettazione integrale dell’intera opera architettonica, in cui anche i particolari dovessero rispondere ad una precisa funzione ornamentale unitaria. A questo scopo numerosi sono i progetti ed i disegni, conservati presso l’Ufficio per la Manutenzione del Palazzo, per la realizzazione degli arredi interni: le scranne dei giudici dette “postergali”, i mobili delle aule, le sedute in cuoio decorate, mobili e tavoli con teste leonine, infissi in legno e ferro, ma anche lampadari monumentali con decori egizi e semplici lampade da tavolo. Realizzati in inchiostro nero su carta lucida con effetti di chiaroscuro questi disegni, che presentano un’attenzione al particolare ed una ricchezza di dettagli, per la maggior parte riportano la firma di Ulpiano Bucci, primo geometra dell’Ufficio Tecnico.

Una mostra sicuramente da non perdere.

 

dal 28 aprile al 3 luglio 2011

Palazzo di Giustizia, piazza Cavour 1 - Roma

Aperta al pubblico solo il sabato, con visite guidate alle ore 10, 12, 14, 16, 18 e 20-

Ingresso gratuito

www.comunicareorganizzando.it

 




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