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lunedì 09 dicembre 2019

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CALCIO - E' trionfo Uruguay: battuto il Paraguay 3-0

Vittoria numero 15 in Coppa America per la Celeste

24.07.2011 - Jacopo Fontanelli



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La vittoria del Maestro triste e della garra churrua. Oscar Washington Tabarez, l'allenatore che ha fallito al Milan fa sognare una nazione intera trionfando meritatamente in una Coppa in cui la sua squadra ha concluso contro il Paraguay un crescendo di prestazioni che non potevano che portare alla vittoria. Con quindici trionfi è la squadra più vincente, avendo superato l'Argentina rimasta a quota 14.

Dopo il quarto posto ai mondiali sudafricani dello scorso anno, la Celeste si conferma la squadra in questo momento più forte del Sudamerica. Dopo L'inizio stentato con Perù e Cile, entrambe pareggiate per 1-1, e complice l'infortunio di Cavani, il Maestro ha trovato la quadratura del cerchio passando da un traballante 4-3-3 ad un più compatto 4-4-2, inserendo Gonzalez e Alvaro Pereira al posto dello stesso Cavani e del giovane talento Lodeiro. Da quel momento in poi le prestazioni sono apparse più convincenti, e dopo la vittoria sofferta ai rigori contro l'Argentina padrona di casa, sono arrivate le due vittorie che hanno portato Lugano e compagni a festeggiare dopo ventiquattro anni di astinenza.
Il Paraguay è stato poco più che uno sparring partner; complici anche le assenze dei talenti Barrios, Santa Cruz ed Estigarribia, l'Albiroja ha prestato subito il fianco agli attacchi forsennati dell'Uruguay. Dopo due minuti Vilar compie un miracolo sul colpo di testa di Lugano e sembra poter ripetere le prodezze che hanno fermato Brasile e Venezuela. Ma un infortunio a quello che è senza dubbio stato il portiere migliore della competizione, complica i piani del Tata Martino che, in tribuna per squalifica, vede crollare il suo fortino al 31' quando Suarez segna il gol che apre le danze.
Da lì in poi sono calci, falli, risse e ammonizioni, che in Europa farebbero finire le partite 7 contro 7, ma lì, dove la garra, la cattiveria agonistica è parte integrante di questo sport, portano solo a qualche scontro e qualche cartellino giallo.
C'è tempo anche per il ritorno al gol di Forlan, che dopo un mondiale da protagonista sembrava essersi dimenticato di come si segnasse in nazionale; prima chiude i conti al 42' del primo tempo, poi con la doppietta al minuto '89, raggiunge Scarone come marcatore più prolifico di tutti i tempi a quota 31.

L'Uruguay è stata sicuramente la squadra più continua, più bella da vedere e per questo quella che ha strameritato la vittoria finale, ma con lei sul podio delle “vincitrici” salgono di diritto anche il Perù che ha fatto ritrovare al calcio un giocatore come Guerrero (capocannoniere del torneo con 5 reti) e il Venezuela, seguito con spasmodica attenzione a colpi di click su Twitter dal suo presidente Chavez.
Due i flop assoluti della competizione: l'Argentina capace di vincere una sola partita su quattro giocate; una squadra femmina che parte sempre per vincere ma che manca sempre quel salto di qualità che solo Maradona è riuscito a darle; dicono che ad un argentino due cose non si possono mai togliere: la parrilla e un centravanti, peccato che Batista se ne sia ricordato solo a partire dalla terza partita in poi: e il solito presuntuoso Brasile di Menezes, pieno di talenti ancora giovani e da svezzare che niente hanno ancora a che vedere con i campioni verdeoro del passato; colpi di tacco e paillettes non bastano più nel calcio di oggi per alzare i trofei, un insegnamento che i vari Neymar &co si spera abbiano appreso per presentarsi meno scenici e più cattivi sotto porta fra un anno, quando nei mondiali di casa i pentacampioni non potranno davvero più fallire.

 

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