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giovedì 28 maggio 2020

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APPUNTAMENTI - Premio Lazialità 2012

Una serata all'insegna dell'unione di tutta la gente laziale.

18.12.2012 - Alessandro Staiti



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Una serata all'insegna dell'unione di tutta la gente Laziale. Il Premio Lazialità 2012, organizzato dall'omonima rivista di Guido De Angelis che da 27 anni racconta con passione e sincerità la Lazio ai suoi tifosi, ha riunito nell'elegante cornice della Sala della Protomoteca in Campidoglio tanti personaggi che hanno testimoniato, anche pubblicamente, la propria appartenenza morale e sentimentale ai colori e agli ideali che da oltre un secolo incarnano e distinguono l'universo biancoceleste. 

L'onorevole Alessandro Cochi ha celebrato come lo scorso anno l'importanza del premio Lazialità: «Il Campidoglio è casa della Lazio, la prima squadra della Capitale nonché la prima Polisportiva, è la casa di tutti i laziali». Si sono incontrate per l'occasione diverse generazioni di laziali doc: dagli eroi dello scudetto del 1974 (splendido il video in apertura per commemorare l'indimenticabile Giorgio Chinaglia) come il Capitano Pino Wilson, Felice Pulici, Mario Facco, Sergio Petrelli, Giancarlo Oddi, il Presidente Lenzini e Luciano Re Cecconi (rappresentati dai rispettivi figli), all'eroe del "meno 9" Eugenio Fascetti, ai protagonisti dello scudetto del 2000 Simone Inzaghi (oggi allenatore degli Allievi Nazionali: «Sono orgoglioso di ricevere questo premio, ho giocato tanti anni con questa maglia, la sento mia. L'anno scorso è venuto a mancare Mirko Fersini, un laziale vero, proveniente da una famiglia di laziali, voglio dedicare questa serata a lui, che manca a me alla famiglia e a tutti i laziali».) e - vero evento nell'evento - Juan Sebastian Veron. Dopo tanti anni la "brujita" è tornato nella Capitale per ricevere, visibilmente commosso nel ricordare gli splendidi anni trascorsi alla Lazio con la vincita dello scudetto e la nascita dei figli, il Premio Lazialità dal Sindaco Gianni Alemanno: «Scusatemi per l'italiano, ringrazio tutti per l'accoglienza dopo tanti anni, per me è stato un periodo molto bello. Da poco ho cominciato a lavorare come direttore sportivo all'Estudiantes, dove ho iniziato e finito come calciatore. Simone (Inzaghi), che ormai è andato via, mi piangeva sempre addosso per calciare i rigori, potevo diventare capocannoniere, mi ha tolto quella soddisfazione (ride). Voglio infine ricordare Morrone, il mister Lorenzo, argentini che sono rimasti nel cuore dei laziali».  

Vincitori del Premio personaggi eccellenti come il tifoso storico Alvaro Delle Vedove che sale sul palco in ricordo del famoso Goffredo "Er Tassinaro", il "gaucho" degli anni '60 Giancarlo Morrone e, premiato da Alessandro Vocalelli, Gigi Casiraghi: «Sono passati 15 anni, ma l'affetto che ho verso questi colori è grandissimi, non riesco a capire il perché del mio nomignolo (Tyson), in campo ero tranquillo (ride). Rivedere il mondo laziale è una grandissima emozione. Ci ho sperato, negli anni ho preso il vizio di essere laziale». Ancora tra i premiati l'elegante Ousmane Dabo (l'eroe del rigore della Coppa Italia) e gli immancabili Enrico Montesano, Pino Insegno e Francesco Pannofino.

Tra i giornalisti il Premio è andato a Mauro Mazza, Clemente Mimun, Filippo Anastasi, Furio Focolari e Gianluca La Penna, eccellenti professionisti di autentica Lazialità.

Tra i Presidenti che hanno reso felice la gente laziale con la vittoria di un trofeo anche i familiari di Sergio Cragnotti, Leonardo Salvatore Siliato e dell'avvocato Longo, oltre che del già citato Umberto Lenzini, e il Presidente Claudio Lotito.  

Per essersi innamorato della Lazio e della sua gente Cristian Ledesma - piuttosto emozionato - ha ricevuto il Premio Lazialità dalle mani di Paolo De Paola, direttore del Corriere dello Sport-Stadio. Accanto a lui c'era il Presidente Lotito che ne ha riconosciuto i meriti: «Ledesma è un punto di riferimento nello spogliatoio. Spesso ci confrontiamo, ora c'è un buon rapporto tra di noi, quella parentesi (i problemi di rinnovo contrattuale di qualche anno fa) appartiene al passato. La nostra squadra si fonda sul collettivo e Cristian riesce a cementarlo. È con noi da qualche anno, rappresenta la memoria storica di questa società. Questo dovrebbe dargli più responsabilità, sa che bisogna vincere anche con la testa. È introverso, almeno così appare, ma è uno tosto, e magari anche un po' permaloso (ride). Ha carattere e mentalità molto forti e sa trasmetterli alla squadra, non a caso quando non è in campo la sua assenza viene notata da tutti». E Cristian ha subito replicato con sincerità: «Sono di poche parole, ringrazio a tutti del premio. La gente laziale mi ha dato tanto, non posso fare altro che ringraziarla. Indossare la maglia della Lazio è un onore, bisogna farlo con sentimento, con una voglia che va al di là del desiderio di vittoria. Essere entrato nel cuore della gente laziale è motivo di grande orgoglio per me».

Quindi è stata la volta del Presidente Claudio Lotito, premiato dal grande artista Stefano Disegni che lo ha ringraziato personalmente per aver ricevuto una maglia della Lazio con il suo nome.

Lotito ha ribadito la propria indiscussa Lazialità: «Sono laziale da sempre, da quando avevo 6 anni, la Lazio è la mia prima e unica squadra. Qui accanto a me ne è testimone Stefano Disegni, spesso con suo padre - che era assessore ai trasporti della Regione Lazio - passeggiavamo lungo Viale dei Gladiatori per raggiungere lo stadio. Decisi di acquistare la Lazio perché è un patrimonio di migliaia persone e disperderlo avrebbe significato annullare tutti i sacrifici fatti dal 1900, tra momenti belli e meno belli. Vi erano forze contrarie a che io prendessi la Lazio. Ero consapevole che si trattata di una scelta difficilissima con tutti quei debiti e praticamente una squadra da ricostruire. Pochi sanno che dopo aver acquisito con 25 milioni il 31% della società La Lazio non era ancora iscritta al campionato e in un'ora ho dovuto fare un recupero incredibile per non vanificare l'acquisto appena compiuto. Abbiamo avuto una crescita esponenziale: siamo la sola squadra italiana ad avere una radio, un canale televisivo fatto con qualità, e una rivista ufficiale. Vorrei che questa grande famiglia potesse camminare unita, tutti insieme. Perché l'unione fa la forza e se in alcuni momenti ho assunto determinati atteggiamenti era nella convinzione di non essere compreso. Per fare certe cose ci vuole tempo». Guido De Angelis a questo punto ha ricordato l'importanza di Radio Sei, emittente radiofonica dedicata esclusivamente ai tifosi della Lazio e di Teleroma 56 con Lazialità in TV, esortando il Presidente Lotito a far crescere ancora la squadra per dare altre gioie ai tifosi.

«Noi vogliamo andare sempre più avanti e arrivare ai massimi traguardi»- risponde il Presidente - «Quando acquistiamo nuovi calciatori badiamo molto alla singola persona, alla sua capacità di migliorare l'organico già esistente e alle sue qualità morali».

«A proposito di morale» - incalza Stefano Disegni - «vorrei ringraziare pubblicamente Lotito approfittando di questa occasione per una cosa fatta recentemente proprio sotto la sua gestione e che vorrei ricordare: ho gioito davanti alla televisione quando ho visto i calciatori della Lazio scendere in campo con la scritta "no al razzismo" sulla maglietta perché sono stanco che a questa squadra e a questa società vengano affibbiate etichette che non appartengono a tutta la tifoseria laziale».

Tra gli applausi scroscianti della sala riprende la parola Lotito: «Esporre certi striscioni, cantare certi cori ci crea solo danni. Noi siamo per l'accoglienza, per il rispetto. Ci hanno etichettati in modo sbagliato. Nel nostro dna ci sono i colori olimpici, il rispetto dell'avversario, il superamento delle barriere sociali attraverso i valori dello sport».

Durante l'intervento del Presidente Lotito si è fatta sentire anche la voce della Curva Nord, presente con Fabrizio "Diabolik" e altri ragazzi, che - nel ribadire di voler ripartire da zero nel rapporto con la Società dopo la spaccatura del recente passato - ha chiesto chiaramente di rinforzare la squadra per far tornare la Lazio ai fasti che merita.

A concludere l'evento un grande momento di commozione per la premiazione - da parte di Antonio Candreva - di Giorgio e Cristiano Sandri in memoria dell'indimenticato Gabriele.

Una serata indimenticabile che ha ribadito un concetto caro ai tifosi della Lazio che hanno fatto della propria passione un vero stile di vita: la Lazialità è un tratto distintivo. La riconosci dall'eleganza dei gesti, dalla signorilità dei comportamenti, dalla nobiltà dei pensieri. 

 

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