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sabato 25 gennaio 2020

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CALCIO – Lazio a porte chiuse in Europa League

Lotito: provvedimento abnorme, vogliamo l’assoluzione

01.03.2013 - Alessandro Staiti



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Le punizioni esemplari, lo dice la parola stessa, non sono mai giuste. Come quella inflitta dalla Commissione Disciplinare e di Controllo UEFA con il suo comunicato del 27 febbraio 2013 nei confronti della Lazio dopo la partita di ritorno dei sedicesimi di Europa League contro il Borussia Mönchengladbach: "Lazio: Accensione e lancio razzi, comportamento razzista, organizzazione insufficiente. La Commissione Disciplinare e di Controllo UEFA ha deciso che la Lazio dovrà giocare le prossime due gare di competizioni UEFA a porte chiuse. La sanzione riguarderà le seguenti partite: Lazio-VfB Stuttgart del 14 marzo e la successiva gara di competizioni UEFA per club. la Lazio è stata anche multata per €40.000".
Due giornate a porte chiuse sono davvero un'enormità per le motivazioni espresse, tanto più che - fatto insolito - gli ispettori UEFA all'Olimpico quella sera non sedevano come sempre in tribuna ma erano sotto la curva nord con i taccuini pronti a registrare la pur minima infrazione al regolamento da parte della tifoseria biancoceleste. Voltavano evidentemente le spalle alla curva sud, dove diecimila tifosi tedeschi - che poco prima di entrare allo stadio completamente ubriachi avevano ridotto a bivacco Piazza di Spagna - accendevano botti e fuochi d'artificio come a Capodanno. Nel rapporto gli ispettori scrivono di saluti fascisti branditi da circa 200 tifosi dopo aver cantato l'inno nazionale. "Si tratta di un equivoco" - assicura il Presidente Lotito - "Non erano braccia tese per fare saluti fascisti, quando si intona un coro è abitudine dei tifosi agitare le braccia. Abbiamo filmati che lo dimostrano chiaramente e che produrremo nel nostro ricorso. Tra l'altro, se fosse davvero accaduto quanto refertato dai delegati UEFA, le forze dell'ordine presenti allo stadio lo avrebbero immediatamente segnalato, come sono tenute a fare. Le cose sono andate diversamente: al 13′ minuto alcuni tifosi, essendosi accorti della presenza dei controllori, hanno cantato cori poco rispettosi animando le parole con il braccio, come fanno nei miei confronti, con parole che tutti conoscete. Successivamente uno dei due delegati è stato scortato in tribuna per visionare il resto della gara e, al termine, vi è stato il solito briefing tra tutti gli addetti ai lavori. Da questa riunione non è emerso nessun problema e ci hanno addirittura elogiato per l'organizzazione della gara".


Questa storia dei saluti fascisti sta diventando l'argomento strumentale preferito di certa informazione manifestamente ostile Lazio, ingigantito e spesso falsato appena se ne presenta l'occasione. Basta ricordare il semplice saluto di Radu alla curva dopo la vittoria nel derby di ritorno dello scorso campionato, immortalato ingannevolmente in un solo fotogramma e poi lanciato da una nota agenzia di stampa con un solo intento: procurare danni alla società e continuare a infamare una tifoseria, perché Radu quel braccio non lo teneva fermo e teso, ma lo stava agitando normalmente in segno di saluto, come dimostrato poi inequivocabilmente dai filmati. Nonostante sia lontano ormai negli anni il triste episodio di Paolo Di Canio con il braccio teso in campo, non manca occasione per cercare di "incastrare" la Lazio e i suoi tifosi: "Abbiamo una nomea che ci portiamo dietro da anni, ma che non corrisponde più alla realtà" - ripete con fermezza il presidente Lotito dalle frequenze di Lazio Style Radio - "La tifoseria nel tempo ha vissuto una metamorfosi e ha cambiato atteggiamento. Vi è stata un'amplificazione mediatica impressionante, che ha posto in maniera troppo pressante l'attenzione sulla partita della Lazio e sul comportamento dei nostri tifosi. A differenza di quanto succede in altri paesi, dove i mezzi di informazione difendono sin troppo le proprie squadre, qui noi viviamo l'esatto opposto. Forse perché l'ambizioso progetto Lazio dà fastidio". Se a dirlo è un presidente che da anni va in giro con la scorta proprio per aver contrastato alcune situazioni relative al tifo organizzato c'è da credergli.


Ha ragione Lotito quando lamenta l'operato ostile di alcuni mezzi di informazione. Il giorno dopo la vittoria in casa contro il Borussia Mönchengladbach, avvenimento storico perché la Lazio è tornata agli ottavi di Europa League dopo ben 10 anni, un noto quotidiano nazionale nella pagina romana di sport non titolava sulla partita ,ma sull'accoltellamento di tre tifosi tedeschi. Episodio decisamente incivile, ma altrettanto decisamente ingigantito, considerato che i tre tifosi tedeschi hanno riportato fortunatamente lesioni superficiali e che interrogati dalla Digos hanno riferito di non ricordare nulla della dinamica dei fatti, non sporgendo neanche denuncia. Fatti di cui la Lazio non può e non deve essere ritenuta responsabile: "La società non può certamente avere il controllo su ciò che avviene fuori dallo stadio" - aggiunge Lotito - "dove ci sono stati degli accoltellati è vero, ma che erano ubriachi e che potrebbero aver provocato gli stessi cittadini, non necessariamente tifosi della Lazio".
Vero, perché chi scrive si è trovato nella medesima situazione descritta dal presidente biancoceleste: al momento di entrare allo stadio si è imbattuto casualmente nella marea dei diecimila tifosi tedeschi completamente ubriachi e si è messo da parte, accanto alle forze dell'ordine, aspettando che il fiume di persone liberasse via dei Gladiatori. Nell'attesa assisteva incredulo non solo a scene da latrina pubblica all'aperto da parte dei tifosi del Borussia, ma veniva anche provocato da un paio di persone che brandivano davanti al suo volto bottiglie di birra mentre le forze dell'ordine assistevano immobili allo spettacolo, probabilmente avendo ricevuto l'ordine di non inasprire gli animi. Durante la partita, infine, non si riesce a comprendere cosa sia successo per incriminare la Lazio di scarsa organizzazione. Petardi e bomboni vengono lanciati purtroppo a ogni gara da tutte le curve degli stadi, curioso che si vada a sottolineare la serata con il Borussia, tra l'altro particolarmente tranquilla.


Riesce difficile a un osservatore imparziale non definire persecutorio l'atteggiamento di alcuni mezzi di informazione nei confronti della Lazio e si comprende perché il presidente Lotito noti che il suo ambizioso progetto dia evidentemente fastidio: con precisione cronometrica, a ogni successo sportivo della squadra (che in questa stagione si sta distinguendo per essersi già qualificata alla finale di Coppa Italia, che nel suo cammino europeo è l'unica italiana finora imbattuta e che staziona stabilmente dall'inizio del campionato alla vetta della classifica) su alcune testate non si perde occasione per ricominciare a parlare di calcioscommesse e a invocare il deferimento di Stefano Mauri, sul quale finora non si ha uno straccio di prova che giustifichi il frettoloso arresto di alcuni mesi fa, arresto sulla cui legittimità il Tribunale del Riesame e la Cassazione non si sono mai espressi. Questa sembra una macabra farsa di stampo giustizialista più che l'esercizio del sacro diritto all'informazione.


Tornando alla pena spropositata comminata dalla UEFA alla Lazio, l'impressione è che al di là delle motivazioni espresse in occasione della partita contro il Borussia Mönchengladbach, l'organismo sportivo europeo - storicamente rigidissimo - voglia far pagare alla Lazio altri episodi. Perché è altrettanto vero che la società era stata già oggetto prima di diffide e di multe e poi di una condanna sospesa all'indomani delle partite contro il Tottenham. In quelle gare il comportamento di alcuni tifosi della Lazio fu grave e ingiustificabile: cori anti semiti sia a Londra che a Roma, amplificati dalla barbara aggressione in un pub romano ai tifosi del Tottenham. Aggressione ovviamente attribuita immediatamente dagli organi di informazione ai tifosi della Lazio, per scoprire dopo poche ore che gli inquirenti avevano arrestato due ultras della Roma. Fatti gravi, da condannare senza mezze misure e senza alcuna giustificazione, ma che riesce difficile attribuire a un'intera tifoseria e tantomeno a una società di calcio. Fatti gravi giustamente riportati dai mezzi di informazione, meno giustamente ignorati da quegli stessi organi di informazione quando la stessa aggressione ai tifosi del Tottenham è avvenuta in fotocopia a Lione in occasione della gara vinta poi in extremis dagli inglesi. Nella partita di ritorno contro il Tottenham, pur la UEFA non avendo refertato nulla, l'influente World Jewish Congress (l'organizzazione mondiale che rappresenta la comunità ebraica in cento paesi presso governi, parlamenti e organizzazioni internazionali) aveva tuonato per bocca del suo presidente Ronald S. Lauder: "Sembra che tutte le costose campagne contro il razzismo realizzate negli ultimi anni da UEFA, FIFA e dagli altri organi calcistici non abbiano avuto effetti durevoli o almeno non contro i trasgressori seriali come alcuni sostenitori della Lazio. L'unico modo per superare questo triste fenomeno è quello di minacciare con pene severissime i club che non prendono sul serio l'obbligo di allontanare dagli stadi i tifosi violenti e xenofobi. La piaga del razzismo non è una novità tra i sostenitori della Lazio e finora sono stati presi provvedimenti inefficaci perché le multe non bastano". Detto fatto. Ora, con tutto il rispetto per il presidente del World Jewish Congress, definire trasgressori seriali i sostenitori della Lazio sembra eccessivo, quasi che nella tifoseria biancoceleste si annidassero i più pericolosi ed efferati razzisti internazionali.


Una cosa va chiarita: quelle poche decine (e non centinaia) di tifosi laziali che si macchiano di tali deplorevoli comportamenti vanno assolutamente isolati. Ci piace definirli pseudo-tifosi, perché sembrano aver dimenticato che allo stadio si va per sostenere la propria squadra e non per manifestare idee politiche di qualsiasi genere e colore. Perché sembrano aver dimenticato che i padri fondatori della Lazio il 9 gennaio 1900 adottarono i colori della Grecia ispirandosi alle Olimpiadi come simbolo dei valori sportivi e del superamento di ogni steccato culturale, etnico e politico. La tifoseria organizzata della Lazio non può volere che la Lazio venga condannata per il comportamento di pochi esaltati e sicuramente provvederà ad auto-regolarsi al suo interno. Almeno questo è l'auspicio, perché la società non ha alcun mezzo per intervenire in questi casi, tantomeno quando non si dispone neanche di uno stadio di proprietà che permetterebbe ben altre misure preventive di sicurezza e di controllo. "È un provvedimento abnorme rispetto alla realtà - ha affermato il Presidente Lotito alla Rai durante la trasmissione Novanta Minuti - "La Lazio ha fatto tutto quello che poteva e doveva per impedire che ciò avvenisse. Subire una squalifica di due giornate a porte chiuse, che provocherà un grave danno economico alla società e che impedirà ai tifosi di partecipare a un evento come questo, mi sembra assurdo. Non possiamo come club essere penalizzati per l'errore di pochi. Come società abbiamo fatto tanto e altro ancora siamo pronti a fare. Abbiamo sensibilizzato la tifoseria su certi temi, abbiamo portato i giocatori nelle scuole, siamo scesi in campo con no racism scritto sulle maglie, e da sempre siamo al fianco delle forze dell'ordine per collaborare e combattere le forme di violenza. Siamo pronti a dimostrare che gli ispettori UEFA si sano sbagliati" - ribadisce Lotito in un'intervista a Stefano Cieri della Gazzetta dello Sport - "Non è possibile essere costretti a giocare due partite a porte chiuse senza avere commesso nulla. C'è un danno sportivo enorme perché giocare senza pubblico penalizza i giocatori. Ma c'è pure un danno d'immagine ed economico per la società (la partita con lo Stoccarda del 14 marzo avrebbe fruttato un incasso superiore al milione di euro, ndr). Noi però siamo fiduciosi che la verità venga a galla. E, attenzione, non puntiamo allo sconto di una giornata. Vogliamo l'assoluzione piena perché contro il Borussia non è accaduto nulla che giustifichi una sanzione".


La Lazio farà ricorso contro la decisione della UEFA, che a sua volta dovrebbe riflettere attentamente sulla questione delle squalifiche dei campi e del tifo organizzato. Non è così che si educano le tifoserie e che si riempiono gli stadi di tifosi. Anzi, si ottiene l'effetto contrario. La crisi economica, l'avvento delle pay tv nel calcio e dei siti su cui è possibile seguire gratuitamente in streaming le partite sta svuotando letteralmente gli stadi italiani. Grazie a un norma obsoleta e totalmente da ripensare come la responsabilità oggettiva i club sono sempre più ostaggio anche di piccole minoranze di pseudo tifosi senza scrupoli. Dieci, venti anni fa gli stessi gesti idioti che oggi hanno un'amplificazione assordante non avrebbero avuto alcun seguito. Oggi più che mai è ora che si torni allo stadio solo per tifare.

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