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lunedì 03 agosto 2020

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CALCIO – Tommaso Maestrelli e Giorgio Chinaglia per sempre insieme

Un tripudio di vessilli biancocelesti per l’ultimo saluto al grande bomber della Lazio

17.09.2013 - Alessandro Staiti



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Il feretro di Chinaglia

"Una storia meravigliosamente disgraziata", così l'ha definita Ivan Zazzaroni alla Domenica Sportiva del 15 settembre 2013: alle 7:10 del mattino, l'aereo con il feretro di Long John era atterrato all'aeroporto di Fiumicino, accompagnato dalla prima famiglia (quella di Connie Eruzione e i tre figli George, Stephanie e Cynthia) e accolto da una folla di tifosi bancocelesti. Ha ragione Zazzaroni, la parabola esistenziale di Giorgio Chinaglia rappresenta la Lazialità. Fatta di storie strane, tragiche, maledettamente complicate. Centotredici anni costellati di vicende capaci di suscitare al contempo emozioni profonde e diametralmente opposte: gioie immense e sofferenze lancinanti. La Lazio del primo scudetto, poi, quella di Tommaso Maestrelli, Giorgio Chinaglia, Pino Wilson, Felice Pulici, Giancarlo Oddi, Mario Frustalupi, Renzo Garlaschelli, Luigi Martini, Mario Facco, Franco Nanni, Luciano Re Cecconi, Vincenzo D'Amico, Sergio Petrelli, Luigi Polentes, Ferruccio Mazzola, Pierpaolo Manservisi, sicuramente ne è l'emblema. Chinaglia non solo il suo bomber: perché la sua personalità cambiò la storia del tifo calcistico nella Capitale, e non solo per i supporter della Lazio.

la chiesa

Lunedì 16 settembre 2013 fin dalle 11 del mattino alla camera ardente presso la Basilica del Sacro Cuore di Cristo Re di Roma un flusso continuo di tifosi, personaggi famosi e non, hanno reso omaggio all'idolo incontrastato di tanti laziali: non è stato facile riportare la salma di Chinaglia a Roma dopo la scomparsa avvenuta il primo aprile 2012 in Florida: dispute legali con la seconda famiglia, problemi burocratici fino all'ultimo minuto, superati con l'aiuto di tante persone che da sempre vivono la Lazio come una seconda pelle. Wilson ("La chiesa è colma e tanta gente è rimasta fuori: è giusto per quello che ci ha dato Chinaglia" - le parole del capitano del 1974, profondamente commosso, durante l'orazione funebre - "Ce l'abbiamo fatta, siamo stanchi ma gioiosi. Oggi averti qua ha restituito la sindrome di Peter Pan e la goliardia alla nostra banda") e Oddi (Giancarlo era l'amico del cuore di Chinaglia), i principali attori del ritorno di Long John a Roma assieme a uno dei figli di Maestrelli, Massimo, per portarlo nella cappella di famiglia a Prima Porta: "È un lieto fine di una storia molto triste. Loro si adoravano, - ricorda il figlio del Maestro - condividevano la passione per il calcio e per la Lazio. Quando papà non c'è stato più si è trasformato da fratello in padre più giovane. Era il minimo che potevo fare per tutti noi. Questo mi dà molto serenità. Aveva un cuore grande, ma era un po' ingenuo e l'ha pagato a caro prezzo".

Cristo Re

I suoi amici e compagni di squadra - mentre la folla scandiva il coro di sempre "Giorgio Chinaglia è il grido di battaglia" - hanno portato in spalla la bara fin dentro la chiesa dove alle 15:00 i funerali sono stati celebrati dal padre spirituale della Lazio, don Vittorio Trani. Tutt'intorno all'altare i vessilli delle tante sezioni della Polisportiva: a rappresentare la S.S. Lazio il capitano Cristian Ledesma e lo storico team manager Maurizio Manzini, poi tanti amici famosi e non, da Dino Zoff a Cristiano Bergodi, da Toni Malco (autore della splendida canzone "Quando Giorgio tornerà" le cui profetiche parole sono state recitate dal capitano Wilson durante l'orazione) a Bruno Giordano, da Franco Recanatesi (autore dello splendido libro Io Sono Giorgio Chinaglia!) a Giancarlo Governi, da Michelangelo Sulfaro a Guido De Angelis, da Pino Insegno all'autista della Lazio di Chinaglia, Alfredo Recchia.

La funzione per Chinaglia

Lacrime a fiumi e sorrisi di gioia, emozioni contrapposte: come la storia del popolo laziale, come la vicenda di Giorgio Chinaglia, capace di infiammare i cuori con i suoi gol e con la sua spavalderia e di rattristarli con la sua partenza per andare a giocare con i Cosmos negli Stati Uniti. Per poi tornare a Roma nel sogno di una sfortunata presidenza negli anni Ottanta. Per poi tornare ancora nella Capitale con il sogno di poter acquistare la Lazio, sogno che si è trasformato in un incubo giudiziario. Long John era tutto questo e molto altro: una persona buona e generosa per tutti quelli che lo hanno conosciuto intimamente, un ribelle, un grande goleador, un ingenuo, un idolo, un trascinatore di folle, uno che voleva sempre vincere, a tutti i costi. Alla fine pagando un prezzo che neanche lui, forse, avrebbe mai immaginato.

@Staits

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