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martedì 11 agosto 2020

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CALCIO – Lazio: stagione da Champions o anno di transizione?

Tra polemiche, infortuni eccellenti e continui cambi di modulo, quale futuro per la squadra biancoceleste

23.10.2013 - Francesco Di Cicco 1



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Vladimir Petkovic

Vladimir Petkovic, l'allenatore rivelazione della stagione passata, vincitore al primo tentativo di un trofeo nazionale divenuto di eccezionale valore per l'avversario sconfitto, è sulla graticola. La partita di Bergamo ha reso traballante la sua panchina e incerto il futuro, a pochi mesi dalla scadenza contrattuale.

Dopo appena 8 giornate intorno alla Lazio si respira un'aria pesante: 11 punti, frutto di 3 vittorie, 2 pareggi e tre sconfitte, 12 gol all'attivo e altrettanti subiti. Una partenza balbettante, frutto di mancanza di identità tattica e sfortuna, manifestatasi sottoforma di infortuni, abbastanza in anticipo rispetto alle stagioni appena trascorse. Prima la difesa, con le defezioni di Radu, Biava e Konko, poi di Klose, il terminale offensivo più efficiente in rosa, in un periodo condito da soste dedicate alle nazionali e impegni di coppa. A ciò si aggiunga qualche errore di valutazione del tecnico, alla ricerca continua di un nuovo modulo tattico che inverta la tendenza. Basterebbe questo dato per spiegare la partenza rallentata, ma Roma... è Roma. E la Lazio è la Lazio. Queste ultime constatazioni rappresentano gli elementi già in grado di spiegare le difficoltà attuali: la prima per la presenza dell'altra formazione della capitale, la Roma, autrice di una partenza bruciante in campionato con 8 vittorie in altrettante partite e un tecnico calato dalla Francia a insegnarci il calcio all'italiana.

La seconda constatazione interessa la comunicazione: non quella nazionale, in verità poco interessata alle vicende biancocelesti, ma quella cittadina, una sorta di lottizzazione nella quale ogni costruttore edifica la sua palazzina di consenso. E come al solito, nella Babele laziale si sovrappongono mille linguaggi che confondono l'ambiente e ne frenano le ambizioni: colpa di Lotito, di Tare, di Petkovic, di tutti e di nessuno.

Al presidente e al direttore sportivo si contesta una campagna acquisti estiva non all'altezza ma soprattutto un'errata comunicazione, infarcita di proclami, affermazioni incaute e qualche autogol derivante da assenza di coordinazione (stagione-Champions per Lotito, di transizione per Tare). Questa incertezza alimenta un fiume di polemiche e contagia il suo allenatore, dapprima aderente alla linea presidenziale, oggi pieno di dubbi. Forse qualche silenzio in più sarebbe stato opportuno.

La squadra non va, prende troppi gol e offre costantemente la sensazione di poterne prendere ancora. Non sembra questione di interpreti, ma di assetto. La manovra si sviluppa su un palleggio snervante e pretenzioso quanto poco produttivo e le punte alternatesi in campo vedono pochissimi palloni giocabili. Ogni azione sembra evidenziare un certo egoismo, a discapito dello spirito di squadra. In questo spazio, tuttavia, non si vogliono attribuire colpe ad ogni costo né individuare capri espiatori.

Tutti i tifosi laziali hanno a cuore le sorti biancocelesti e soffrono per i passi falsi dei ragazzi di Petkovic. È solo che lo esternano in modo diverso. Partiamo da considerazioni di fatto: la rosa non è quella del Barcellona, su questo siamo tutti concordi. Ma non è nemmeno quella che annaspa al centro della classifica in un campionato dai valori medi non eccelsi. La difesa prende troppi gol? La causa di ciò sta nella concomitante assenza di gran parte dei titolari? La si copra meglio allora, si arresti l'emorragia per restituire serenità all'ambiente, poi si potranno scovare le soluzioni idonee a far coesistere alcuni giocatori. Questo è il compito del tecnico, al quale la società è chiamata ad assicurare tranquillità e risorse, in modo da poterne valutare serenamente il rendimento.

I giocatori invece dimostrino di saper reagire da uomini ad un momento difficile, dimostrando di meritare la maglia che indossano. Questa squadra sembra avere un futuro, grazie a un gruppo di ragazzi che stanno sbocciando ma che necessitano di un ambiente sano. Da parte loro, i giovani devono integrarsi in squadra mettendo da parte numeri da playstation ma badando al sodo. I palleggi da foca, gli elastici e i doppi passi continuino a vederli da Messi e Ronaldo, la Lazio in questo momento ha bisogno di concretezza e impegno. Se proprio hanno voglia, prendano esempio da quella nidiata che conquistò un'insperata, inutile salvezza in quella primavera del 1980, quando un gruppo di ragazzi della primavera venne reclutato da mister Lovati per far fronte sia alle squalifiche del primo scandalo legato al calcioscommesse, sia agli infortuni. Solo che allora a prenderli per mano c'erano gente del calibro di Vincenzo D'Amico e Renzo Garlaschelli. Chi è oggi in grado di raccoglierne il testimone?

 

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