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giovedì 17 ottobre 2019

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CALCIO - Lazio, niente di nuovo sul fronte orientale. A Cipro, solito gioco e fiammate di Keita

Squadra disunita e contestata dai tifosi. Tra dubbi tattici e risultati che non arrivano, quale soluzione?

25.10.2013 - Francesco Di Cicco



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La Lazio stecca in terra cipriota, bloccata sul pari dall'Apollon. La squadra di Petkovic rientra dalla trasferta cipriota senza aver invertito la rotta, come auspicato alla vigilia dal d.s. Igli Tare. La vittoria non è arrivata e i turchi del Trabzonspor ora guidano la classifica a quota 7, con 2 punti di vantaggio sulla squadra di Petkovic. Contro l'Apollon la Lazio ha lievemente migliorato il trend di questo inizio di stagione, riuscendo a chiudere l'incontro senza incassare reti. Ma ancora non ci siamo. Troppi giocatori fuori condizione e mille dubbi tattici agitano i sogni dell'allenatore e inquinano l'intero ambiente. Ieri sera la squadra è stata contestata da un centinaio di tifosi presenti a Limassol e strigliata dal presidente Lotito, insoddisfatto dalle recenti prestazioni. In caso di insuccesso nella prossima partita di campionato, contro il Cagliari allo stadio Olimpico, la situazione rischia di degenerare. La tifoseria è spaccata, con la maggioranza schierata contro la società rea di non aver "irrobustito" una rosa terminata al settimo posto nell'ultimo campionato, mentre l'altra corrente di pensiero tiene conto dei quarti di finale raggiunti in Europa League e della brillante vittoria contro la Roma nella finale di Coppa Italia.

Con il calciomercato estivo la società era convinta di aver allungato la rosa in modo soddisfacente, avendo consegnato all'allenatore un gruppo di giocatori in grado di puntare in alto in classifica. Convinzione immediatamente sconfessata dai primi riscontri sul campo. Gli schiaffoni ricevuti dalla Juventus nella Supercoppa Italiana (e confermati dalla trasferta a Torino in campionato) hanno riportato l'intero ambiente con i piedi per terra e archiviato definitivamente la vittoria in Coppa Italia. La squadra, al netto dei soliti infortuni e un avvio di campionato non propriamente favorevole, ha perso fiducia e si è disunita, inanellando una serie di risultati non esaltanti. Tra i giocatori di punta Klose si è visto pochissimo mentre Hernanes sembra aver smarrito le doti balistiche che lo hanno reso uno dei centrocampisti più prolifici degli ultimi campionati. Il nuovo acquisto Felipe Anderson, complice una condizione fisica approssimativa, è stato impiegato col contagocce, lasciando peraltro intravedere promettenti capacità tecniche. Accanto a lui, per motivi vari, si sono ritagliati spazi importanti anche il centravanti Perea, il diciottenne Keita, il ripescato Cavanda e la conferma Onazi, un nucleo di giovani di prospettiva. Per crescere completamente, tuttavia, questi ragazzi avrebbero bisogno di tranquillità, una parola che nel vocabolario biancoceleste appare raramente. I deludenti risultati invece rafforzano la pattuglia dei detrattori, i quali sostengono che i comunicatori filo-societari hanno ormai individuato l'allenatore Petkovic come capro espiatorio della situazione attuale, pur di difendere le scelte del binomio Lotito-Tare. Forse è così, forse no.

Analizzando le prestazioni della Biancoceleste, invero quasi mai schierata in formazione tipo semmai ce ne fosse stata una nelle idee di società e allenatore, appare evidente che la squadra manca di sicurezza e voglia di vincere. Valutando gli undici schierati fino ad oggi, in partite come Sassuolo, Bergamo o quella di ieri sera, i valori in campo avrebbero comunque dovuto far pendere la bilancia dalla parte biancoceleste. Ma così non è stato. Petkovic continua a confermare i propri dubbi attraverso una girandola di moduli tattici, cercando di aggrapparsi a ogni idea: la piazza invoca Gonzalez? Il mister raccoglie ma i risultati non sono esaltanti. La società chiede di impiegare Anderson? Come sopra. Ieri sera Ederson è stato uno dei migliori, specialmente quando - spostato a destra - ha crossato pericolosamente in diverse occasioni, divorandosi persino un gol di testa. Perché allora se il giocatore stava bene è stato nascosto nelle ultime partite?

Intendiamoci, la rosa della Lazio, a parere di chi scrive, è sicuramente male assortita: in attacco Klose, Floccari e Perea, indipendentemente dal valore specifico, sembrano sufficienti perché il loro impiego, purché non contemporaneo, presenta pochi dubbi tattici. La difesa è invece insufficiente. Manca un sostituto mancino per il rientrante Radu e Lulic appare poco convinto di giocare in quella posizione ove l'unico adattabile, considerata l'idiosincrasia di Konko e Cavanda, è il portoghese Pereirinha, terzino per necessità, spesso infortunato. Sulla fascia opposta la cagionevolezza di Konko ha rivalutato la composizione della frattura tra Lotito e Cavanda, offrendo un'alternativa valida al mister. Tuttavia il ragazzo non può disputare tutte le partite e ogni tanto avrebbe bisogno di tirare il fiato, ma mancano le alternative. La situazione relativa ai centrali invece, metabolizzato definitivamente l'arretramento di Cana e trattenuto Ciani, risente della lunga degenza di Biava, del prepensionamento inspiegabile di Dias e delle prevedibili incertezze di Novaretti, catapultato dal campionato messicano a quello italiano. Questa situazione è stata evidenziata da più parti alla vigilia e poteva essere gestita meglio, se non sul profilo qualitativo almeno su quello numerico.

Il settore che sembra un vero rebus è il centrocampo, il punto di forza delle ultime stagioni: Hernanes, Candreva, Lulic, Ederson, Ledesma, Biglia, Gonzalez, Onazi e Keita oltre allo squalificato Mauri, costituiscono sicuramente nelle qualità e nei numeri un reparto affidabile, ma non riescono a combinarsi. Il primo a farne le spese è Hernanes, il cui appannamento si pensava attribuibile a problemi di tenuta. Ieri sera invece il centrocampista ha dato l'idea di star bene sotto il profilo fisico, pressando gli avversari e coprendo con disinvoltura la sua zona di campo. Cos'è dunque che impedisce al brasiliano di tornare il fromboliere apprezzato negli ultimi anni? Nella parte centrale le decisioni di Petkovic hanno penalizzato prima Biglia, poi Ledesma, finora evidenziando un errore di valutazione della società che, a bocce ferme, li ha forse immaginati affiancati, dietro al trio Candreva-Hernanes-Lulic. Nella realtà invece il centrocampo non funziona, pressa poco e viene spesso preso d'infilata, esponendo la difesa a uno contro uno letali. Eppure i giocatori di quantità non mancano? Allora qual è il problema?

Facendo un irriguardoso confronto con l'Inter di Mourinho, quella del triplete, la vittoria costituisce certo una grande gioia, che va consumata a volontà dai tifosi me a piccole dosi dalle società. In proporzione, la vittoria della Coppa Italia a spese della Roma ha rappresentato per l'ambiente biancoceleste un punto di arrivo, difficilmente emulabile viste le risorse attuali della società. Come alcuni suggerirono a Moratti dopo la triplice esultanza, l'Inter andava rinnovata con nuovi giocatori per restare competitiva. Il presidente nerazzurro invece, per riconoscenza o diversa valutazione, confermò la sua rosa composta da sazi generali pluridecorati, affondando con la sua truppa. L'esperienza interista avrebbe dovuto illuminare i ragionamenti della dirigenza laziale, portandoli a evitare proclami e lavorare in silenzio sulle criticità della rosa, consapevoli che una cornice prevenuta non avrebbe perdonato loro nessun errore. Così non è stato, si sono acquistati giocatori di prospettiva senza puntellare fondamenta ormai logore, innervosendo l'ambiente, ormai ostile a una dirigenza accusata di tutto e il contrario di tutto. In tale contesto, l'allenatore non è sereno e ormai sotto processo, mentre dietro la porta lo attendono un paio di impegni poco tranquillizzanti. La società ha sicuramente le sue responsabilità, ma i fattori rimangono questi e il bilancio non sembra permettere voli pindarici. Come se ne esce?

 

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