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sabato 18 gennaio 2020

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CALCIO – Lazio: Trapattoni? Inzaghi? Reja? Mihajlovic? No, ancora Petkovic

“Voglio una squadra di guerrieri!”, tuonava il tecnico alla vigilia. La squadra lo accontenta, ma sarà in grado di proseguire?

28.10.2013 - Francesco Di Cicco



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Petkovic

Trapattoni? Inzaghi? Reja? No, Petkovic. La vittoria con il Cagliari può trasformarsi in una svolta importante per il campionato biancoceleste, alla quale tuttavia occorrerà dare seguito già da mercoledì sera al cospetto del Milan, l'altra grande delusa del calcio italiano. Ieri sera la truppa biancoceleste ha disputato un primo tempo da tregenda, lenta e lunga, quasi mai in grado di trovare il pertugio giusto per far male ai sardi. I quali non è che facessero molto di più, ma davano un'impressione di solidità maggiore, pronti a ripartire coi velocissimi Sau e Ibarbo, e solo un miracolo difensivo di Novaretti al 27' ha consentito a Marchetti di evitare la capitolazione. Partita bloccata dunque e Cagliari fin troppo guardingo di fronte alle titubanze laziali. Poi il ciclone Klose si è abbattuto sul match indirizzandone il risultato. Le statistiche finali raccontano un equilibrio sostanziale, con la Lazio che ha esercitato il possesso del pallone per il 51.3% a fronte del 48.7% dei sardi. Le conclusioni in porta respinte sono state 3 a testa, 4 i calci d'angolo tirati dalla Lazio contro i 5 del Cagliari. Il dato più rilevante sottolinea la maggiore predisposizione della squadra di Petkovic ad andare al contrasto (25-19), sintomo di una determinazione notata raramente in stagione.

Certo, osservare la panchina della Lazio all'inizio del match era impressionante: accanto all'accigliato Ledesma sedevano un nazionale brasiliano, uno tedesco e uno uruguaiano, non proprio rappresentative di secondo piano. Gli sguardi di Hernanes, Klose e Gonzalez si perdevano nel vuoto, causando non pochi brividi sulla schiena dei tifosi. L'urlo di sostegno della Curva Nord saliva comunque alto nel cielo, trasformandosi in cori di aperta disapprovazione nei confronti del presidente Lotito, di fronte alle incertezze dei giocatori in campo. Nella ripresa, la Lazio saliva di tono e il Cagliari si spegneva progressivamente, suscitando qualche riflessione. Possibile che una formazione composta da Astori, Ibarbo, Pinilla e Nainggolan, giocatori per le cui cessioni Cellino chiede cifre superiori ai 10 milioni a ogni sessione di calciomercato, arricchita da gente del calibro di Conti, Agazzi e Cossu, si cimenti ogni anno con l'obiettivo di ottenere una salvezza tranquilla, senza proporsi per traguardi più importanti? Non sarà forse che la valutazione attribuita ai gioielli del Cagliari sia un tantino esagerata? Purtroppo, fino a che qualcuno di loro non cambierà casacca, non potremo averne la controprova. Questa riflessione vuole essere solamente un giochino con coloro che giudicano esagerate le cifre chieste da Lotito per la cessione dei calciatori in forza alla Lazio. Ma, si sa, l'erba del vicino è sempre più verde.

Tornando alla partita, ieri sera i media hanno giustamente esaltato Miroslav Klose come il fattore del successo biancoceleste, ma è possibile supporre anche che esso possa essere giunto con l'adozione di un elastico 4-4-2, modulo ben più razionale, nel quale Biglia e Onazi dirigevano le operazioni con Candreva e Felipe Anderson (di cui ci riserviamo un'analisi a parte) sulle fasce. Nel settore offensivo, Klose forniva adeguato sostegno a Perea, fino a quel momento spesso abbandonato in mezzo ai ruvidi difensori rossoblu. A destra Candreva riusciva a ritagliarsi spazi maggiori mentre sulla fascia opposta le pause di Anderson venivano compensate dalle sortite offensive di Radu, una certezza nonostante la lunga assenza dal campo. Dunque, certamente Klose ha indirizzato la partita, ma l'atteggiamento tattico assunto nella ripresa, meno lambiccato, è elemento da valutare con attenzione. La squadra si è disposta meglio grazie al gran pressing, anche se spesso confusionario, di Onazi e a Biglia, più propositivo rispetto alle recenti uscite. E lo stesso modulo potrebbe essere riproposto già mercoledì a Milano, dove sarebbe stato utilissimo Lulic, purtroppo fermo ai box.

La Roma corre, trascinando nella sua impetuosa scia Juventus, Napoli, Inter e Fiorentina, aggrappate ai giallorossi per non perdere terreno. Tra esse e le delusioni di stagione (Lazio e Milan), si è inserito l'ottimo Verona di Mandorlini, che ha mantenuto l'intelaiatura della serie cadetta innestandoci giocatori di sicuro affidamento. La società scaligera testimonia che non occorre genio particolare nel presentare una squadra competitiva in serie A. Non serve obbligatoriamente rincorrere il sogno esotico quando un onesto faticatore può essere ben più utile alla causa. Come fece Dino Zoff nel 1997, quando subentrato all'esonerato Zeman, non stravolse una squadra in crisi ma vi inserì il centrocampista Venturin per garantire maggiore equilibrio. Grazie al pragmatismo del tecnico friulano, la Lazio risalì la classifica fino al 4° posto, qualificandosi per la coppa Uefa. A volte basta lavorare con umiltà e in silenzio, evitando controproducenti proclami e battibecchi televisivi.

 

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