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martedì 10 dicembre 2019

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CALCIO - Lazio: sogni europei e “prostituzione intellettuale”. Chi difende l’aquila?

Prima il G14, poi la Superlega di De Laurentiis. I Top Club europei la sognano da anni, la Lazio oggi ne sarebbe fuori. A vantaggio di chi?

06.11.2013 - Francesco Di Cicco



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De Lauentiis e Lotito

G14 - È il mese di settembre del 2000. Appena qualche tempo prima la Lazio ha festeggiato la prestigiosa accoppiata Scudetto - Coppa Italia. La società di Cragnotti è all'apice della sua forza, ignara del terremoto finanziario che di lì a poco la travolgerà. Tra le fila biancocelesti militano fior di campioni, l'ambiente è elettrico e nella Roma biancoceleste c'è la convinzione che Cragnotti abbia ormai invertito il destino della società, passata da un mesto anonimato a rappresentare una delle realtà continentali più affascinanti. Questa condizione si rafforza il 27 agosto 1999 con la vittoria della Supercoppa europea a spese del Manchester United. Nemmeno il tempo di esultare ed un nuovo successo arriva ad arricchire la bacheca laziale: l'8 settembre 2000 la Lazio conquista all'Olimpico la Supercoppa italiana battendo l'Inter, già sconfitta nella finale di Coppa Italia. I tifosi cantano l'ingresso a vele spiegate nel nuovo millennio, consapevoli che le gerarchie del calcio possono essere sovvertite. Ma l'elite continentale ha altri obiettivi: mentre la Lazio si aggiudica l'ennesimo trofeo, nello stesso mese viene fondato il G14, composto inizialmente dalle quattordici squadre più importanti e influenti d'Europa, con lo scopo di difenderne gli interessi nei confronti di UEFA e FIFA. Ne fanno parte Ajax, PSV Eindhoven, Barcellona, Real Madrid, Bayern Monaco, Borussia Dortmund, Milan, Juventus, Inter, Liverpool, Manchester United, Olympique Marsiglia, Paris Saint-Germain, Porto. A queste si aggiungeranno, nell'agosto del 2002, l'Arsenal, il Bayer Leverkusen, l'Olympique Lione e il Valencia. Questi club rappresentano realmente l'aristocrazia del calcio continentale nella quale, per la Lazio del rampante Sergio Cragnotti non c'è posto. Ciò nonostante il presidente biancoceleste condivida molte delle iniziative avviate, come quella relativa all'indennizzo da corrispondere ai club in caso di infortunio dei calciatori impiegati nelle gare delle nazionali. L'organizzazione viene successivamente sciolta il 15 gennaio 2008, con la rinuncia da parte dei club alle azioni legali contro FIFA e UEFA in cambio di contributi finanziari per la partecipazione dei calciatori a impegni di grande rilevanza quali campionati europei e mondiali. Nel frattempo, la Lazio di Cragnotti non esiste più. Le sue macerie sono state rilevate nel 2004 da Claudio Lotito, grazie a una laboriosa transazione con il fisco italiano. I sogni di gloria sono finiti, sostituiti una gestione parsimoniosa, tesa al risanamento societario.

DE LAURENTIIS - Nel 2009 tuttavia, un articolo pubblicato sul periodico transalpino France Football rimette tutto in discussione. I grandi club europei, per fronteggiare la grave crisi finanziaria globale, sono pronti a rilanciare l'antico progetto varando, stavolta con la benedizione dell'UEFA, la costituzione di una superlega multilivello. Questo torneo accorperebbe Champions ed Europa League, prevedendo un sistema di promozioni e retrocessioni, con la partecipazione di quattro squadre inglesi, quattro italiane e quattro spagnole; francesi e tedeschi potrebbero contare su tre formazioni a testa, con le altre nazioni a completare il tabellone. Del progetto farebbero parte, oltre alle solite Real Madrid, Manchester United, Lione e Porto, le italiane Milan e Inter. Tra le grandi, lo scetticismo di Karl Heinz Rummenigge frena l'adesione del Bayern Monaco e lo stesso Platini si mostra piuttosto scettico. Il progetto viene accantonato ma la crisi globale che non risparmia neppure le società di calcio, lo ripropone alla ribalta. Tuttavia oggi le gerarchie sono cambiate: l'Italia ha perso progressivamente terreno in termini di competitività in favore dei campionati inglese e spagnolo. Tra le maggiori realtà nazionali, da qualche tempo c'è il Napoli del presidente De Laurentiis, il quale ha dichiarato in diverse occasioni il proprio gradimento alla costituzione di un campionato a 16 squadre e di un nuovo torneo europeo, al quale parteciperebbero le prime 5 squadre italiane: le tre del G14, in grado di intercettare il gradimento di circa il 57% del tifo nazionale, il suo Napoli con circa il 10% e la recuperata Roma, forte del 7,53% (dati Lega Calcio di aprile 2013). Per effetto di tale delimitazione, la Lazio, con il suo 3,90%, sarebbe la prima delle escluse, precedendo la Fiorentina (2,87%). Non contento, De Laurentiis ha condito la sua proposta con la minaccia di creare un organismo parallelo all'UEFA. Ovviamente, l'idea del presidente del Napoli ha uno scopo semplice: reperire denaro fresco attraverso la moltiplicazione degli introiti provenienti dai diritti televisivi e dalla commercializzazione delle partite su internet. Secondo il presidente partenopeo "una settimana verrebbe dedicata al campionato nazionale, l'altra al campionato europeo con squadre come Manchester United, Real Madrid, Paris Saint-Germain, Bayern, Milan.... Sarebbe una follia, la fine del mondo! Questa competizione potrebbe generare 5 miliardi di euro, una rivoluzione. E tutti i club avrebbero il dovere di chiudere i propri bilanci in positivo".

SCISSIONE - In uno scenario del genere, secondo i criteri prospettati dal presidente del Napoli, la Lazio non parteciperebbe alla nuova Superlega, con conseguenti, pesanti riflessi sulla situazione finanziaria del club. Infatti, nonostante l'Europa League sia considerata la sorella povera della Champions League, nella scorsa edizione ha assegnato ai club partecipanti 209 milioni di euro, di cui 9,5 per la Lazio. Una boccata di ossigeno per le casse del club, oggi ancora impegnato nella manifestazione grazie alla vittoria in Coppa Italia del 26 maggio 2013 a spese della Roma. Ma una campagna estiva di rafforzamento poco comprensibile e alcuni proclami incauti da parte della Società hanno generato un clima di instabilità notevole. La Società è attraversata dal vento della contestazione e la squadra non sembra avere le risorse per risollevarsi da un avvio in campionato avaro di gioco, di gol e di punti in classifica. Nella lunga storia biancoceleste, spesso i tifosi hanno preso per mano le formazioni che balbettavano, accompagnandole verso l'obiettivo di turno grazie a una passione incrollabile. Oggi no. La figura del Presidente catalizza l'attenzione e gli insulti, allontanando la squadra dai propri traguardi. Eppure, dati alla mano, la Lazio è il sesto bacino nazionale in termini di utenza generale, ha il sesto monte ingaggi della serie A e un bilancio sostanzialmente in ordine. La società biancoceleste avrebbe dunque le carte in regola per partecipare alla Superlega europea, con la benedizione di le Roi Platini, molto attento ai conti dei club. Ma i suoi tifosi si impegnano quotidianamente e in forma sovente autolesionistica alla sua demolizione, ispirati da media che esaltano i teatrini presidenziali o l'esposizione di qualche striscione poco felice, sminuendo le cose positive, anche se poche. Questa è la famosa "prostituzione intellettuale" raccontata da Josè Mourinho qualche anno fa, realizzata attraverso un caleidoscopio di interviste, opinioni e contributi aventi tutti lo stesso scopo. Sulla Lazio è possibile dire e scrivere tutto e il contrario di tutto, sempre in forma sottilmente canzonatoria, perché tanto ormai non la difende che una "sparuta minoranza", accusata peraltro di difenderne solo l'azionista di riferimento. No, non è accettabile. La società è una, non c'è presidente senza calciatori o direttore sportivo o allenatore, ma solo la Lazio. È condivisibile contestare scelte errate o uno spettacolo non all'altezza, ma mirando a migliorare, non a distruggere. Il presidente è questo, può avere mille difetti, essere testardo o troppo ciarliero, ma è questo. Dividersi tra gli insulti alla sua persona, le critiche all'allenatore o ai giocatori è deleterio per tutto l'ambiente, così come accumulare malus di penalizzazione grazie a espressioni razziste, politiche o finanche atti di violenza. Questo contribuisce solo a facilitare il compito di chi mira a oscurare la Lazio e precipitarla nell'oblio. Un tifoso non può desiderare questo per la sua squadra, Lotito o non Lotito.

 

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