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sabato 16 nov 2019

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CALCIO – IL PUNTO SUL CAMPIONATO - In testa vince solo la Juve; primo posto per i bianconeri in attesa di Roma-Cagliari

Crisi nera per Milan e Lazio, Napoli e Fiorentina perdono contro Parma e Udinese. Il Bologna ferma l’Inter

25.11.2013 - jacopo fontanelli



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Serie A

Per almeno ventiquattr'ore il campionato ha una nuova capolista. Juventus 34 punti e Roma 32.
I giallorossi però devono ancora giocare nel posticipo del lunedì in casa col Cagliari e devono rispondere al ruggito della Vecchia Signora che espugna l'Ardenza. Juve padrona assoluta del campo con Buffon mai impegnato dai suoi avversari. Pur con tantissime assenze (Vidal-Caceres l'inedita coppia di difesa), i bianconeri risolvono la pratica con due gol dei nuovi attaccanti: prima Llorente e poi Tevez firmano lo 0-2 che vale il momentaneo primo posto in solitaria.

La Roma dovrà superare tre ostacoli per tornare in vetta: l'avversario che giocherà non solo per Cagliari ma per tutta la Sardegna intera, devastata dal nubifragio; la pressione di dover vincere a tutti i costi e le polemiche tra le due ali della società: Unicredit che cerca soci cinesi e Pallotta che smentisce ogni possibile futura entrata di nuovi investitori stranieri.

In testa vince solo la squadra di Conte: la partita al rientro dalla sosta è sempre un'incognita, ma mai si poteva pensare a tanti risultati sorprendenti nella stessa giornata. Cominciamo dal Napoli che, forse con la testa a Dortmund (basta un pari per la matematica qualificazione), gioca spento e poco lucido contro un Parma al contrario molto ordinato e diligente. Cassano a dieci dalla fine trova la zampata vincente e firma lo 0-1 finale: per gli azzurri anche la beffa dell'infortunio di Hamsik entrato da soli dieci minuti e costretto a saltare anche la trasferta Champions in Germania.

Perde anche la Fiorentina a Udine: rimandata la convocazione di Gomez alla prossima giornata, i viola giocano un buon primo tempo mettendo per tre volte Rossi, Cuadrado e Aquilani davanti a Brkic, ma il portierone bianconero risponde sempre presente. Come nel più classico dei proverbi calcistici, gol sbagliato gol subito: Herteaux firma l'1-0 su punizione di Di Natale. Ci si aspetta una Fiorentina arrembante ma nella ripresa sono i bianconeri a sfiorare più volte il 2-0, trovando sempre un grande Neto a negare il raddoppio (due volte su Di Natale e altrettante su Muriel).

L'Inter gioca bene a Bologna su un campo tradizionalmente ostico ma non va oltre l'1-1. Kone (che a Mazzarri segna sempre) porta in vantaggio i suoi, poi è monologo neroazzurro; Palacio ne sbaglia due che un mese fa avrebbe segnato a occhi chiusi, Guarin prende una traversa che sta ancora tremando, Jonathan pareggia sul suo solito tiro che un difensore devia nella propria porta, e poi Juan Jesus all'ultimo secondo colpisce anche la traversa della porta opposta per non farla sentire sola.

Crisi nera, nerissima per il Milan: gli anni d'oro del grande Milan, gli anni di Zapata e di Constant, non era proprio questo il testo della canzone di Max Pezzali, bensì di uno striscione che ha esposto la curva sud dopo l'1-1 interno col Genoa (in dieci per quasi un'ora). Partite che si chiude in 10 minuti: al 4' Kaká e all'8' Gilardino. Due le notizie della serata: al Milan danno un rigore che c'è, e Balotelli sbaglia il secondo rigore in stagione calciando addosso a Perin.

Hanno perso tutte le squadre di testa, e tra queste cade anche il Verona: torna il derby scaligero dopo 11 anni e lo vince meritatamente il Chievo grazie a un gol di Lazarevic al 92'.

La Lazio rovina se stessa e l'esordio in panchina dell'ex Mihajlović; partita brutta al Marassi tra due squadre che non stanno vivendo il loro miglior momento. La Samp resta in dieci a pochi secondi dalla ripresa (espulsione di Krstičić per fallo su Ledesma, secondo giallo), ma la Lazio è talmente in balia della propria ignavia che i padroni di casa riescono a trovare ugualmente vantaggio con Soriano che spinge di testa in rete a venti dalla fine un pallone pasticciato con atteggiamento dilettantistico tra Konko e Marchetti. Quando tutto lascia presagire all'esordio con vittoria per il tecnico serbo, Cana fa 1-1 al minuto 93 e 50 secondi. Molto male la Lazio: senza identità e senza gioco, Petkovic che in totale confusione alterna moduli tattici senza alcun costrutto (anzi confondendo ancor più le idee ai suoi, lo ammette lui stesso in conferenza stampa post-gara), calciatori di livello con ottime prestazioni nelle rispettive nazionali che nella Lazio appaiono spenti e senza motivazione, ma soprattutto ignari di cosa dover fare in campo. Un pareggio, raggiunto da Lorik Cuor di Leone con un gesto tecnico da consumato centravanti, che brucia più di una sconfitta per quanto visto in campo. Ora Petkovic e i suoi sono chiamati a vincere a Varsavia per qualificarsi in Europa League.

Molto bene invece il Sassuolo che fa 7 punti nelle ultime tre (dopo vittoria con Sampdoria e pareggio con Roma) battendo 2-0 l'Atalanta: Zaza e Berardi firmano il successo nero verde. Una citazione per Berardi: calabrese, 19 anni e 7 gol per lui (come Tevez e Palacio tanto per citarne due), va a trovare il fratello che studia all'Università di Bologna e come tutti i ragazzi di 17/18 anni organizza una partita di calcetto; il destino vuole che quel giorno lo veda un osservatore del Sassuolo che lo porta in prima squadra. La fortuna aiuta gli audaci.

Spettacolo all'Olimpico di Torino dove i granata annientano il Catania: Immobile ruba palla a Legrottaglie al settimo minuto e segna. Sette come il comandamento non rubare che Legrottaglie avrà sicuramente ricordato al suo avversario. Poi doppietta di El Kaddouri e gol di Moretti per i padroni di casa, inframezzati dal gol carambolesco di Leto per gli ospiti.

Non sarà facile ma tre delle quattro squadre italiane impegnate in Europa hanno la possibilità di passare il turno già questa settimana. La speranza, soprattutto per il ranking, e che possano farlo e arrivare fino in fondo. La Fiorentina è la quinta, ma è già matematicamente al secondo turno.

 

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