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martedì 21 gennaio 2020

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CALCIO - Scommesse choc! Dove rotola questo pallone che piace sempre meno?

Tra mostri sbattuti in prima pagina e grandi abbagli, l'immagine di un campo di calcio che diventa sempre più paludoso

20.12.2013 - Francesco Di Cicco



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Pallone

Dopo Conte, Mauri e Signori è il turno di Gattuso e Brocchi, sbattuti in prima pagina nell'inchiesta sul calcioscommesse. I magistrati raccontano un'organizzazione internazionale che mira al controllo del mondo del calcio. Si può ancora credere a un pallone pulito?

ANCORA SCOMMESSE - Il 18 dicembre 2013 il Corriere dello Sport titolava "Scommesse: un nuovo ciclone sul calcio, non se ne può più!". Il deflagrante titolo, corredato dall'editoriale firmato da Stefano Barigelli con oggetto: "Tradire la passione della gente non è un reato: è un delitto" raccontava l'ennesimo filone dell'inchiesta partita dalla procura di Cremona sul calcio scommesse, cancro ormai ricorrente del mondo della pedata. Nel pezzo l'autore associava a fattor comune il nuovo capitolo sul calcio scommesse, la chiusura delle curve di Inter e Roma per razzismo e la condanna in appello di Luciano Moggi, considerando l'inchiesta cremonese in pole position poiché più spettacolare. In prima pagina i volti di Brocchi e Gattuso, ultimi indagati illustri, con a margine una dichiarazione minacciosa e disperata dell'ex campione del mondo: "Piuttosto m'ammazzo". Dopo appena 24 ore e qualche ulteriore sviluppo, lo stesso quotidiano è riapparso nelle edicole titolando a mezza pagina "Gattuso non c'entra", stesso punto esclamativo del giorno precedente ma contenuto differente, anche se il ruolo di Ringhio viene definito marginale: il vero obiettivo degli inquirenti sarebbe un amico di Gattuso. Un grande abbaglio quindi? Può darsi. Ma da parte di chi?

VEGGENTI - Il 19 dicembre 2013 invece il Corriere della Sera ipotizzava facoltà divinatorie da parte di Salvatore Spadaro e Cosimo Rinci, due degli ultimi arrestati dal pool di Cremona, sottolineando le non comuni capacità dimostrate dai due nell'azzeccare con sospetta precisione i risultati di alcune gare. L'abilità dei due spicca dall'ordinanza del gip Salvini e fa riferimento a una comunicazione telefonica intercorsa tra loro da una cabina telefonica il 13 aprile scorso, nella quale Spadaro chiede a Rinci qualche dritta, ricevendo, con illuminata precisione, cinque pronostici su sette, tra cui quello di Palermo-Bologna (1-1). Nel pezzo si descrive un'umanità varia orbitante attorno al sistema calcio: da Rinci, team manager del Riccione, a Pieroni, presidente dell'Ancona, passando per il cinese Qyu Wan Yi, detto Massimo, di professione lavandaio e nella cui abitazione è stata rinvenuta un'agenda con un lungo elenco di partite in italiano e varie scritte in cinese. Secondo l'ipotesi accusatoria di Salvini, Pieroni era l'interlocutore dei vertici societari, a detta della vecchia conoscenza Erodiani, addirittura l'uomo di fiducia del presidente Lotito. Riscontri? Vedremo.

PERCHÉ? - Insomma, ce n'è per tutti. Tutti i nominati si professano estranei alle accuse, ognuno si ritiene vittima di chissà quali giochi di potere e, con l'occhio rivolto principalmente al proprio orticello, invoca prove e giudizi obiettivi. Film già visto, ma la gente comune cosa pensa dell'ennesima bomba esplosa in un mondo dorato? In un periodo storico preludio, come sperano in tanti, di un cambiamento radicale negli stili di vita, le vicende del mondo calcistico interessano relativamente. Il calcio italiano corre verso un punto di non ritorno, travolto da problemi finanziari e scandali vari. Le società raschiano il barile e non sono più competitive in ambito internazionale, come testimoniato dalla prima fase della Champions League 2013/2014 con l'eliminazione di Napoli e Juventus, scivolate nell'Europa che conta meno. Delle tre qualificate, solo il Milan è rimasto a rappresentare l'Italia nella maggiore competizione. Il pessimo rendimento continentale fa il paio con l'emorragia crescente di spettatori. Gli stadi si svuotano, le competizioni si riducono, ma le compagini nostrane si sono dotate di rose di calciatori enormi: con riferimento alla stagione in corso basti pensare che, se il Napoli, la Juventus e le milanesi sono le più virtuose rispettivamente con 25 elementi per i partenopei e 26 per Juve, Milan e Inter, la Roma senza coppe totalizza 27 giocatori, seguita dai 30 della Fiorentina e i 32 della Lazio. Persino il Catania, ultimo in serie A, annovera tra le sue fila ben 29 calciatori, uno in più del Bayern Monaco campione d'Europa e due rispetto ai vicecampioni del Borussia Dortmund. Un'armata di giovani privilegiati che, in controtendenza con l'enorme tasso di disoccupazione giovanile che si registra in Italia, è lautamente remunerata per sgambettare su un terreno che diventa sempre più paludoso.

POPULISMO? - Forse. Ma la gente comune si chiede: perché dei giovincelli bene in salute, belli e ricchi, contornati da donne da sogno e al volante di automobili di lusso, dovrebbero sentire il bisogno di arrotondare i già cospicui guadagni con attività illecite, rischiando di perdere ogni cosa? Sono giovani e forse per questo maggiormente inclini all'errore, è vero, ma i rispettivi procuratori o semplici consulenti sono sicuramente svezzati e alcuni presentano anche una folta peluria sullo stomaco. La verità è che in questo paese si è perso il senso della misura: politici impuniti che si appropriano di abbondanti porzioni di denaro pubblico cascando dal pero una volta scoperti: "Lo facevano tutti - si difendono - bastava accludere una ricevuta per ottenere il rimborso". Poi ci sono quelli che asportano somme e una volta svelato il giochino si affrettano a restituire il maltolto, vantandosene pure. E se questi rappresentano la classe dirigente del paese, perché degli imberbi atleti, dagli studi perlopiù non ultimati, dovrebbero essere moralmente più integri? Dal loro punto di vista, il discorso funzionerebbe pure, ma ad un'analisi più attenta il mal comune, mezzo gaudio nell'occasione non funziona: la politica, diciamoci la verità, appassiona gli italiani solo nel talk show, dove vince chi urla di più. Il calcio no.

ANIMA - Il calcio rappresenta la vera anima dell'Italia, con le sue storiche divisioni ma anche per quella straordinaria capacità di riunirsi sotto un'unica bandiera quando la situazione lo richiede. Per coloro che hanno qualche anno in più, il calcio rappresenta il punto d'incontro tra la gioventù e l'età matura, legate tra loro da una passione spesso ereditata da bambini. I colori delle maglie, i protagonisti, i discorsi da bar hanno attraversato il tempo, srotolando - dalle figurine attaccate sull'album con la coccoina ai tablet elettronici tuttofare odierni - un lungo filo di passione. Una rassicurante certezza attraverso epoche mutevoli. Questo è il messaggio che bisogna inculcare a tutti gli addetti ai lavori: coloro che hanno conservato la propria integrità morale, che si divertono ancora con ardore a rincorrere un pallone, diventano immortali agli occhi di schiere di tifosi; gli altri scompariranno nell'oblio della storia. Forse più ricchi, certamente non rimpianti. Di fronte a questo, di fronte al declino di un gioco capace di esportare all'estero l'immagine di un'Italia vincente, non c'è campanile che tenga, mettiamocelo bene in testa. Nel calcio, per ora, di forconi non si parla, ma a tirar troppo la corda... I colpevoli vanno scovati e radiati, senza se e senza ma, indipendentemente dal colore della maglia. E per stanare i colpevoli servono indagini accurate, condotte da inquirenti competenti che lavorino nel massimo riserbo piuttosto che cercare le prime pagine di quotidiani e telegiornali. In un mondo che diviene sempre più oscuro, almeno quel prato rimanga verde.

 

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