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mercoledì 26 febbraio 2020

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RECENSIONE - Concerto dei Solisti della Mahler Chamber Orchestra

Al Teatro Olimpico una performance di alto spessore

14.03.2014 - Simone Di Tommaso



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Come ampiamente prevedibile, i solisti della Mahler Chamber Orchestra hanno incantato il pubblico del Teatro Olimpico nella serata del 13 marzo. Ospiti dell'Accademia Filarmonica Romana, all'interno della programmazione relativa alla stagione da camera, i cinque componenti dell'orchestra sostenuta con vigore dal compianto direttore Claudio Abbado hanno proposto un programma d'eccezione, a tratti insolito e trascinante.

La prima parte. - Jan Bossier al clarinetto, Anna Puig Torneé alla viola e Simon Crawford-Phillips al pianoforte hanno magistralmente eseguito due pezzi scritti da Wolfgang Amadeus Mozart e da Max Bruch.

Il delizioso 'Kegelstatt-Trio' K 498, è conosciuto, più che altro, per l'aneddoto secondo cui Mozart lo avrebbe pensato e successivamente trascritto durante una partita a birilli, uno dei giochi popolari più apprezzati nella Vienna imperiale. Da qui il nome di 'Trio dei birilli'. La formazione era piuttosto insolita per l'epoca. Il clarinetto entra, quasi per la prima volta, all'interno di un ensemble da camera, fino ad allora costituito tradizionalmente da uno strumento di melodia, come il violino, il flauto e l'oboe, da uno strumento a tastiera, come il clavicembalo, e da uno strumento di basso, come il violoncello e il fagotto. E' proprio l'originalità della formazione a conferire all'opera il favore del pubblico. I movimenti sono tre. Il primo è un Andante in cui predomina il connubio tra la viola e il pianoforte con un tema che viene ripreso più volte dallo strumento a fiato. Il secondo movimento è un Minuetto, che tramette un senso di serenità quasi solenne. Il movimento finale è un Rondò di pregevole fattura, che combina insieme dolcezza e soavità. Il risultato è un pezzo di virtuosimo assoluto.

Gli 'Otto pezzi per clarinetto, viola e pianoforte op. 83' di Max Bruch prendono, sicuramente, ispirazione dal Trio dei birilli di mozartiana memoria. Qui la viola e il clarinetto, con il loro timbro morbido e caldo, si armonizzano in un modo meraviglioso e danno vita, insieme con il pianoforte, ad un lirismo di insuperabile vigore. Tutti i pezzi, ad eccezione del settimo, sono scritti in tonalità minore e ricordano i tradizionali brani della musica popolare balcanica e rumena. L'opera è, difatti, dedicata all'amabilissima principessa zu Wied, Regina di Romania.

La seconda parte. - I 'Tre pezzi per clarinetto solo' di Igor Stravinskij aprono la seconda parte del concerto. Jaan Bossier è straordinario nell'uso dello strumento a fiato, a cui dà sonorità piacevoli all'ascolto. Il primo brano è ispirato al canto popolare russo ed è eseguito in modo cupo e pensoso. La velocità è, invece, la caratteristica del secondo brano. Il terzo pezzo è ritmico ed umoristico.

La parte finale del concerto è dedicata interamente alla musica klezmer. Il termine nasce dalla fusione delle parole kley e zemer, e significa 'cantare con uno strumento'. Questo tipo di musica, suonata in occasione delle tradizionali feste ebraiche, alterna entusiasmo, felicità e gioia a tristezza e melanconia. Gli strumenti diventano quattro. Alla viola, al contrabbasso e al clarinetto si affianca il bayan, una variante della fisarmonica con tastiera a bottoni che affonda le sue origini nella musica folkloristica russa. Il risultato è meraviglioso. Il ritmo è incessante e melodico.

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