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giovedì 23 gennaio 2020

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CALCIO - Tracollo Lazio. Mala tempora currunt!

Lotito coperto in tribuna al Marassi come la formazione schierata da Reja contro il Genoa. Frattura insanabile con la tifoseria

28.03.2014 - Francesco Di Cicco



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Lotito

SINISTRI LIGURI - Sono passati poco meno di cinque mesi dalla partita di andata ma il risultato non è cambiato. Nel catino di Marassi, opposta a una formazione curiosamente imbottita di mancini, la Lazio è stata nuovamente regolata dal Genoa con il più classico dei punteggi e ricacciata indietro nella corsa all'Europa. Come nell'ultimo precedente è andato in gol il greco Fetfatzidis, al quale la Lazio porta decisamente bene: fino a oggi l'ellenico ha realizzato due sole reti in serie A, entrambe ai biancocelesti! A questo punto assume grande importanza l'impegno di domenica 30 marzo 2014 contro il Parma, in uno stadio Olimpico che si preannuncia ancora semivuoto per la protesta dei tifosi contro la società. Già pesantemente rimaneggiata, la formazione di Reja affronterà gli emiliani in un clima di indifferenza, con le speranze europee ridotte al lumicino. Mala tempora currunt.

TRACOLLO - Dicevamo del tempo trascorso dalla partita di andata: nel mezzo, le due squadre, partite con obiettivi assai diversi alla vigilia del torneo, hanno visto mutare le proprie prospettive e hanno affrontato il mercato invernale in maniera diametralmente opposta: il Genoa ha operato una decisa operazione di snellimento cedendo, tra gli altri, Lodi (Catania), mai ambientatosi in Liguria, Said (Monza), Zé Eduardo (Coritiba), Manfredini e Biondini (Sassuolo), Santana (Olhanense), irrobustendo la rosa con De Ceglie (Juventus), Burdisso (Roma) e Motta (Juventus). Dal canto suo, la Lazio ha opposto un mercato criptico, intascando un discreto gruzzolo per la cessione all'Inter di Hernanes, rinunciando in via definitiva a Floccari (Sassuolo) e alla "scoperta" Vinicius, finito al Padova, dove finoora non ha certo incantato. Per sopperire alle cessioni, la società biancoceleste ha acquisito (si fa per dire) i diritti alle prestazioni di Postiga (Valencia, mai visto se non per una manciata di minuti contro il Genoa) e Kakuta (Chelsea) un nome che presenta una certa assonanza con Saha, ammirato in qualche occasione con la maglia biancoceleste nella parte finale della scorsa stagione e ritiratosi dal calcio giocato al termine dell'esperienza. Provando a ragionare a mente fredda su tali operazioni, può essere condivisibile la scelta di cedere Hernanes attesa l'imminenza della scadenza contrattuale, evitando in tal modo dello stress supplementare all'avvocato Gentile. Può trovare giustificazione anche la cessione di un imborghesito Floccari ma i sostituti, in un momento in cui la Lazio aveva l'impegno europeo, dovevano essere di altro spessore per riassestare la situazione. Invece niente. Anche il passaggio di panchina tra Petkovic e Reja sembra aver esaurito lo slancio e la stagione, a meno che l'esperto allenatore goriziano non si conceda una botta di vita immettendo stabilmente in formazione qualche giovane, tipo Felipe Anderson, rischia di trascinarsi stancamente fino alla fine, senza sussulti.

ACCERCHIATO - Per tale situazione (e non solo) ovviamente la piazza è in subbuglio. I tifosi hanno individuato da tempo il presidente Lotito come responsabile dell'attuale disastro sportivo, protagonista di una serie di errori di valutazione che hanno progressivamente cancellato quanto di buono fatto in precedenza. L'azionista di riferimento, il gestore come viene definito Lotito da tempo, in verità talvolta ha manifestato una vera e propria sindrome da accerchiamento, ma oggi, di fronte agli ultimi rovesci, si può tranquillamente affermare che accerchiato lo è di sicuro. Gran parte della tifoseria lo vede come un demone salito dall'inferno, attribuendogli ogni sorta di errore, finanche tecnico. I tifosi, alcuni anche eccellenti, hanno preso le distanze non riconoscendolo più come rappresentante della Lazio e invitandolo, in maniera ininterrotta e colorita, a mettere in vendita la società. A chi al momento non è dato saperlo, ma come recita un coro della curva "se ne deve andare" comunque. Lui non si fa impressionare lanciando accuse e minacciando l'instaurazione di una sua dinastia alla guida della società biancoceleste. I detrattori insistono spulciando i bilanci societari e riscontrando spese finanziarie giudicate poco comprensibili. Lui risponde per le rime, alzando ancora di più il muro che lo separa dal popolo laziale, ormai decisamente proiettato verso eventi dal sapore nostalgico che desideroso di seguire la realtà della propria squadra del cuore. Una frangia moderata della tifoseria cerca di uscire dall'impasse cercando un dialogo con la società, per trovare risposte e individuare soluzioni. La stragrande maggioranza è invece stufa del personaggio Lotito, della sua arroganza, pari almeno all'incompetenza calcistica o pallonara, che dir si voglia. Questa moltitudine non cerca di dialogare con il presidente e non lo desidera nemmeno, stanca ormai di ascoltare proclami e scuse che, a parere unanime, sono solo una facciata per mantenere un mediocre status quo, la Lazio in coma farmacologico coi parametri vitali in ordine ma senza possibilità di risveglio, al solo fine di alimentare le altre attività presidenziali. Insomma, non si intravede nessuna luce in fondo al tunnel e la Lazio scivola mestamente verso l'anonimato, perfettamente inquadrata nel ruolo di comprimaria che diversi attori nazional popolari le stanno disegnato attorno. E accade che, mentre dall'altra parte del Tevere sbandierano progetti di stadi monumentali e sinergie internazionali per un progetto di grandezza, al di qua del vallo la barbarie imperversa, i vessilli si ammainano, gli inni si spengono e un popolo intero si corrode nell'attesa di un messia senza profeti ad annunciarlo. Mala tempora currunt.

 

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