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sabato 25 gennaio 2020

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CALCIO - Lazio, scenari di guerra. Reja il nuovo bersaglio

All'indomani della vittoria contro il Parma l'allenatore viene accusato per essersi lamentato dell'assenza dei tifosi

31.03.2014 - Francesco Di Cicco



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Lavezzi e Reja scherzano

REJA - La vittoria contro il Parma, giunta in extremis al termine di una gara inguardabile per lunghi tratti, ha consentito alla Lazio di rilanciarsi nel cammino verso l'obiettivo Europa League. La condizione del gruppo non pare eccelsa e la strada è irta di ostacoli ma, visto il carattere di Edy Reja, ieri sgolatosi nel caricare la propria squadra, siamo certi che la truppa biancoceleste ci proverà. Tutto bene quindi? Neanche per sogno! Dopo la contenuta ma stizzita esultanza di Claudio Lotito alla fine di una gara che ha registrato un'affluenza minima di tifosi allo stadio Olimpico e il difficoltoso abbraccio consolatorio, a causa della rispettiva stazza, tra i presidenti di Lazio e Parma, ora sul banco degli imputati sale l'allenatore biancoceleste, che, nel tentativo di isolare la squadra dalla polemica strisciante, nella conferenza stampa di sabato 29 marzo 2014 ha osato esclamare "ora basta!".
Nell'occasione, il tecnico di Lucinico è stato attento a non nominare i tifosi della Lazio, ma le sue parole hanno lasciato poco spazio all'immaginazione: "La forza di una squadra - ha detto il mister - è la compattezza dell'ambiente, qui c'è qualcosa di anomalo rispetto a un discorso calcistico. Le pressioni sono costanti e continue, se raggiungi l'Europa League ti chiedono la Champions, se vai in Champions vogliono lo scudetto (questo non è del tutto esatto n.d.r.). È una squadra che durante l'era Lotito ha vinto tre coppe. Io ho fatto quarto e quinto posto. Delio Rossi ha centrato la Champions League. Solo quest'anno c'è stato un minor rendimento ma solo perché stiamo attraversando un ricambio generazionale ma non abbiamo la bacchetta magica. Qui non basta mai quello che si fa. Non si può essere sempre scontenti di tutto. Negli anni è stato fatto un certo tipo di lavoro ma magari si è commesso qualche errore, perché è normale, ma non facciamo mica apposta. Ci dovrebbe essere un minimo in più di considerazione per questi ragazzi. Non contestano loro? Ma secondo voi come si devono sentire ascoltando le critiche che chiedono altri giocatori rispetto a loro? Le mie scelte future? Non penso che il clima mi induca ad andare via. Neanche il risultato del campo potrà farmi cambiare idea. La società vuole fare bene e questo conta. Quanto conta il fattore ambientale? È meglio che non esprima opinioni altrimenti vengo travisato. Pentito di essere venuto alla Lazio? No, perché se parlo di lavoro ho trovato una squadra quasi a pezzi. Non c'era un filo logico e non c'era niente. C'era un gruppo di ragazzi senza sicurezze. Con Bollini abbiamo visto progressi e sono soddisfatto dei risultati poi ci sono mancati un paio di risultati che hanno complicato tutto. Se centreremo l'Europa potremmo dire di aver fatto un mezzo miracolo."

TREND - Come si vede, Reja ha sottolineato implicitamente gli errori commessi dalla società in fase di costruzione della rosa, della gestione tecnica precedente e il cambio di rotta determinato dopo il suo arrivo, grazie a 7 vittorie, 4 pareggi e 3 sconfitte. Numeri non certamente eccelsi ma comunque sufficienti ad invertire il pericoloso trend di Petkovic, sostituito dopo la débâcle di Verona con la Lazio ottava in graduatoria in coabitazione con Parma, Genoa, Udinese e Cagliari, a 11 punti dal quinto posto e 6 sulla zona retrocessione. Oggi, seppure sempre ottava, la squadra biancoceleste ha accorciato le distanze, raccogliendo 25 punti su 42 disponibili (1,8 a partita) e issandosi a sole 3 lunghezze dal traguardo europeo. Niente miracoli ma un contributo comunque positivo, sporcato dalla preventivabile esclusione dalla Coppa Italia per mano del Napoli di Rafa Benitez e dalla meno preventivabile eliminazione dall'Europa League da parte del Ludogorets.

MARCIUME - A margine della partita contro il Parma, Reja ha rincarato la dose affermando: "Tifosi allo stadio? Erano pochi ma buoni". Il tecnico ha ringraziato i pochi sostenitori presenti all'Olimpico che hanno sostenuto i biancazzurri fino alla fine. "Non erano tanti - ha precisato il mister - ma li abbiamo sentiti vicini e ci hanno sostenuto. Hanno tifato e li devo ringraziare". Nulla di eclatante, come si vede, ma abbastanza per scatenare un veemente attacco nei suoi confronti da parte di comunicatori dichiaratamente ostili all'attuale società. Il mister, tra gli altri epiteti, è stato definito addirittura il "marcio della cornice", riproponendo una vecchia affermazione di Reja sull'ambiente, definito, generalizzando con un termine infelice, un quadro buono con una cornice marcia. Salvo rettificare subito escludendo dal mucchio i tifosi e utilizzando il termine tarlata in luogo del marcio. Con estremo livore, il tecnico viene definito illetterato e tacciato di "stupidità" per avere espresso un'opinione, magari non condivisibile ma comunque rispettabile, sul momento ambientale. Reja ha evidentemente toccato un argomento tabù per scatenare questa dura reazione nei suoi confronti. I tifosi presenti ieri sugli spalti a incitare la propria squadra sono stati descritti come dei "drogati" che non possono fare a meno della dose settimanale di calcio; oggi è la volta del tecnico, accusato, come il suo "padrone" datore di lavoro, di scaricare a terzi le proprie responsabilità al fine di mascherare evidenti lacune professionali, rimanendo aggrappato alla panchina solo per "rubacchiare" un altro ingaggio. "Servo", "pavido", munito di "paraocchi" e "privo di orgoglio", sono solo alcuni termini adoperati per descrivere un signore di quasi 70 anni, che, ovunque ha allenato, ha lasciato un ottimo ricordo personale, come testimoniato dai vari siparietti di cui è stato protagonista con i suoi ex giocatori incontrati da avversari, da Lavezzi a Pazienza a Gasperini, fino a Sculli appena qualche giorno fa.

DISINTERESSE - Questa è la situazione nel mondo-Lazio: un odio livido nei confronti di una persona e verso tutti coloro che dissentono da tale idea nella consapevolezza che, in fondo, di sport si tratta. Lo sport dovrebbe trasmettere altri valori e accendere passioni. La gestione-Lotito non accende sicuramente la fiamma della passione - anzi! - ma sappiamo bene cosa ha rischiato la società per affrancarsene. Una cosa è certa: il prodotto è sempre meno appetibile tanto da rendere inimmaginabile come un attore esterno possa interessarsene. Tuttavia, mediocrità a parte, risulta forte il disagio nei confronti di una critica a priori, che calpesta finanche la dignità delle persone e non ammette repliche. Lotito è il male assoluto, Tare il suo delfino, De Martino idem, di Reja abbiamo detto. I tifosi che vanno allo stadio sono additati come la vergogna della Lazio in una spirale discriminatoria inscenata da chi, evidentemente pretende di indirizzare i comportamenti di un'intera tifoseria. La società ha fatto numerosi errori, nessuno dice il contrario, strategici, tecnici e di rapporto con i tifosi, ma insultare un professionista come Reja, che non avrà il fascino di Mourinho, ma è persona educata, non trova alcuna giustificazione. E ingenera qualche sospetto. A pensar male, si sa, si commette peccato, e allora prendiamoci la licenza di pensar male anche noi per una volta: non è che un integralismo tanto pervicace nasconde qualcos'altro?

 

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