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mercoledì 27 maggio 2020

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RECENSIONE - Zuffanti: "La quarta vittima"

Torna il prolifico e poliedrico artista genovese con il prog-rock gotico ispirato dall'opera di Michael Ende

27.04.2014 - Alessandro Staiti



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Zuffanti

Torna Fabio Zuffanti, prolifico artista genovese che - dopo aver dato vita a numerose e poliedriche formazioni italiane (Finisterre, La Maschera Di Cera, Höstsonaten, Rohmer, laZona, Aries, Quadraphonic e R.u.g.h.e) - esordisce a proprio nome nel 2007 con l'ermetico e visionario EP Pioggia e luce. Torna e taglia il traguardo dei vent'anni di attività con La quarta vittima, eccellente concept album ispirato al libro di racconti gotico-surreali Lo specchio nello specchio di Michael Ende.

TALENTI - Percorso affascinante quello tracciato da Zuffanti (voce, samples, archi, loops, casio, clavicembalo, bass pedals) - musicista tra i più rappresentativi del prog italiano a livello internazionale - nel nuovo album. Quasi un'ora di musica, sette lunghi brani interpretati in modo impeccabile da un nutrito gruppo di ottimi strumentisti, scelti sulla base di un indiscusso talento: Saverio Malaspina dei Meganoidi (batteria, loops, percussioni), Paolo "Paolo" Tixi de Il Tempio delle Clessidre (batteria), Enzo Zirilli (batteria), Riccardo Barbera (basso elettrico, basso fretless, contrabbasso), Emanuele Tarasconi degli Unreal City (piano, Fender Rhodes, Hammond, Minimoog), Laura Marsano (chitarra elettrica e acustica), Alberto Tafuri (piano, Fender Rhodes, Hammond, synth), Gian Marco "Pantera" Pietrasanta dei Blindosbarra (sax e flauto), Fabio Biale de I Liguriani (violino), Luca Scherani di Höstsonaten e La Coscienza di Zeno (vibrafono e glockenspiel), Agostino Macor de La Maschera Di Cera e Blunepal (theremin), Carlo Carnevali (cori, urlo) e Simona Angioloni (cori). Un vero e proprio esercito di musicisti con un vasto retroterra che va dal funk al prog, dal jazz al metal e al folk.

Il disco

LA QUARTA VITTIMA - Il prog-rock, chiave stilistica che sottende l'intero progetto, assume movenze e contaminazioni moderne e di respiro internazionale. Emblematico il brano d'apertura, il cupo, epico e denso "Non posso parlare più forte" richiama da vicino il miglior Steven Wilson, con le aperture jazz-rock, i crescendo sinfonici, i cori, i crescendo ricchi di pathos, il tutto amalgamato da potenti entrate di mellotron. Splendida la chitarra della Marsano nella successiva "La certezza impossibile": apre delicata, con un flauto sognante e il canto di Zuffanti, per poi lanciarsi in un coinvolgente e denso assolo, sostenuto dal mellotron, che lascia senza fiato. L'atmosfera si fa più oscura e greve con "L'interno di un volto" che attinge alle ispirazioni di matrice Van Der Graaf Generator e King Crimson come magnificamente sincretizzate dall'ultimo Wilson di The Raven That Refused To Sing: cori di alta intensità lirica, sax, mellotron, tastiere e una chitarra graffiante completano l'affresco. Cambia registro il brano che dà titolo all'opera: parentesi che riporta ai Camel e agli anni di Canterbury, sostenuta da un vivace dialogo rock-funk della base ritmica, ma che cita nelle sonorità delle tastiere il miglior Nocenzi nostrano. In "Sotto un cielo nero" i timori gotici vengono stemperati da più colorate digressioni rock-jazz, preludio alla piena immersione nell'oscurità di "Il circo brucia", forse uno dei pezzi più intensi, sottolineato dal serrato dialogo tra il basso di Barbera e i tamburi di Tixi: stacchi e ritmi ossessivi alla VDGG, echi dei più moderni Crimson che deflagrano nell'impressionante urlo di Carnevali. Così come nel libro di Hende, anche l'album di Zuffanti si chiude con la struggente e coinvolgente "Una sera d'inverno".
Album di grande maturità, splendidamente suonato, arrangiato e registrato con la preziosa complicità artistica di Rossano "Rox" Villa (mellotron, clavinet, synth, space echo, clavicembalo, Fender Rhodes, trombone) nel suo ormai celebre Hilary Studio. Un album che farà parlare a lungo di Zuffanti e non solo in Italia.

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