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venerdì 15 nov 2019

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CALCIO - IL PUNTO SUL CAMPIONATO - La Roma crolla a Catania: scudetto alla Juve

Derby al Milan. Lotta serrata per l'Europa League. Ma il weekend del calcio ha registrato ben altro che risultati

07.05.2014 - jacopo fontanelli



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Impossibile parlare solo di calcio questo weekend, pieno di notizie e bacchettate.

FATTI - Partiamo dai fatti: la Juventus vince matematicamente lo scudetto numero 30. Non metteranno la stella per protesta ma poco importa; non si può pretendere e chiedere il rispetto delle regole ed essere i primi a non accettare le sentenze. La Juve vince seduta comodamente sul divano di casa; la Roma infatti perde 4-1 a Catania (nella sua storia ha vinto a Catania solo una volta, quarant'anni fa, perché nel 2007 si è giocato sul neutro di Lecce). Un appunto alla Roma: non si può denunciare la mancanza di impegno degli avversari della Juventus, accusati di non dare il cosiddetto fritto sul campo falsando di fatto alcune partite, e poi fare lo stesso quando l'obiettivo è svanito. Si fa una brutta figura, perché adesso se il Bologna dovesse retrocedere chi glielo spiega che i due punti, o il punto per cui andrà in Serie B è solo frutto della sfortuna di aver incontrato la Roma quando ancora vincere contava qualcosa?.

IL CROLLO DI GARCIA - Ne abbiamo fatti tanti, tantissimi, di complimenti alla Roma; per il gioco, per il non aver mollato mai nemmeno quando le speranze erano minime. Oggi è il turno delle critiche: resta un campionato stratosferico della squadra di Garcia, ma perdere 4-1 contro l'ultima in classifica è stata una brutta figura.
Giusto segnalare il gol numero 235 di Totti in Serie A; Totti che, dopo l'addio di Zanetti, l'anno prossimo sarà l'ultima grande bandiera rimasta.

I CONTI DI CONTE - Ma un appunto lo abbiamo anche per la Juve, e per lo stesso motivo. Lunedì Conte, definisce Garcia e la Roma provinciali, per aver più volte fatto intendere che la Juve, pur meritando lo scudetto, ha fruito nei momenti critici di qualche aiutino. Conte, definisce chiacchiere da bar i discorsi sull'arbitro, e che torti e favori a fine anno si compensano. Perfetto, tutto vero. A patto che non passi il giovedì sera post Juve-Benfica a parlare di partita condizionata dall'arbitro, di arbitro che non ha permesso alla Juventus di fare il suo gioco e che ha negato un rigore evidente ai padroni di casa (rigore che, per altro, non sembrava esserci).
O si parla o non si parla di arbitri, non lo si può fare solo quando fa comodo: il movimento calcio, la cultura sportiva, l'educazione sportiva non cresceranno mai con questi atteggiamenti.

BELLE E BRUTTE - Prima del clou, piccolo accenno a due tipi di partite del weekend: partite belle e partite brutte. Non c'è stata via di mezzo. Partite brutte: Chievo-Torino (0-1 autogol di Sardo); Parma-Sampdoria (2-0), e soprattutto l'attesissimo derby di Milano. Raramente se ne è visto uno più noioso e soporifero. Lo vince il Milan grazie a De Jong. Immancabile un Genoa-Bologna finito a reti bianche. 4 partite 3 gol.
Passiamo alle partite belle: Udinese-Livorno; serve il pallottoliere per contare i gol: 5-3 e Di Natale che arriva a 189 reti in Serie A. Totò, te ne mancano 11 per arrivare a 200, sei davvero sicuro che vuoi fermarti proprio ora?

VENTIQUATTRO GOL - Lazio-Verona 3-3: pari che non serve a nessuno in chiave Europa. Sei gol due pali e due espulsi. Come col Torino: 1-0, 1-1, 2-1, 2-2, 2-3 (a poco dal termine) 3-3 oltre il recupero, questa volta con un generoso rigore per i biancocelesti che fa comodo soltanto al Milan e penalizza il Verona. Secondo 3-3 di fila in casa per i biancocelesti. Mancare l'appuntamento è diventata un'abitudine.
Fiorentina-Sassuolo 3-4. Da segnalare la tripletta di Berardi, ma soprattutto il ritorno in campionato di Rossi e il suo ritorno al gol, importantissimo in chiave mondiale.
Napoli Cagliari 3-0. Pandev, Insigne e Džemaili festeggiano la Coppa Italia. Quattro partite, ventiquattro gol.
Hamsik non segna nemmeno su rigore (traversa) forse perché Genny 'a carogna gli ha detto di sbagliarlo.

CLOU - E veniamo al clou. Non è campionato, ok, ma quello che è successo sabato sera non è commentabile.
Spari tra tifosi fuori dallo stadio, vari feriti tra i quali uno in condizioni molto critiche, partita cominciata con 45 minuti di ritardo. Petardi fumogeni e bombe carta lanciate contro la polizia e ancora una volta ultras in campo a decidere e a parlare coi giocatori per capire cosa bisognasse fare, anche se le istituzioni lo negano.
Ora, non ci interessa sapere se hanno deciso gli ultras, se Genny 'a carogna abbia avuto un ruolo di attore principale o solo la sfortuna di essere il primo della fila. Quello che interessa è che fumogeni, petardi, spranghe, spari, feriti e tutto il resto guardando gli altri campionati non li vediamo mai. Ma non mai, proprio MAI. In Spagna hanno tirato una banana, gesto deprecabilissimo per carità, ma non pericoloso. Il Tifoso rischia tre anni di carcere, ha perso il lavoro e il Villareal (società per cui faceva il tifo) lo ha allontanato a vita dallo stadio, perché persona non gradita.
Qui invece, ci indigniamo tutti, ma poi il giorno dopo si passa il tempo a giustificare e a difendere i propri colori: i tifosi del Napoli accusano quelli della Roma di averli assaliti, quelli della Roma si dissociano dicendo che era uno squilibrato che ha sparato all'impazzata. A noi non ce ne importa nulla di chi sia la colpa, di chi abbia iniziato, di chi sia il meno colpevole o il più giustificabile, a noi interessa solo che queste scene non si vedano più. Ma per farlo dobbiamo uscire dal campanilismo per cui la nostra squadra o i nostri tifosi hanno sempre una scusante. Forse, ma proprio forse, dopo potremmo migliorare il mondo del calcio.

 

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