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venerdì 25 settembre 2020

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EVENTI - Di Padre in Figlio: la Lazio promessa - Fotogallery

Allo Stadio Olimpico di Roma il 12 maggio 2014 sessantacinquemila cuori biancocelesti per una serata d'amore

16.05.2014 - Alessandro Staiti



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La Curva Nord

Per ricordare uno stadio Olimpico così colmo di passione biancoceleste bisogna andare forse molto indietro nel tempo: e quand'anche si ritrovassero numeri simili per una partita, si dovrebbero escludere dal conteggio i tifosi ospiti. Delio Rossi vinse il suo scudetto personale nella finale di Coppa Italia contro la Sampdoria il 13 maggio 2009: l'Olimpico per l'occasione raggiunse i 68 mila spettatori, ma i laziali erano più o meno 50 mila. In ogni caso si trattava di una partita di calcio, non di una festa.

FESTA - Organizzata prendendo spunto dal quarantennale del primo scudetto della Lazio, quello del 12 maggio 1974 vinto da Tommaso Maestrelli e dalla sua incredibile banda. Festa organizzata da Giancarlo Oddi e Pino Wilson e il supporto di tanti amici, alla quale sono stati invitati gli eroi del -9 e i protagonisti dello scudetto del 2000, quello vinto da Cragnotti con "la squadra più forte del mondo" in quel momento, stando alle parole di Ferguson. Tre generazioni di calciatori per un triangolare del tutto speciale. Della Lazio attuale presenti, non sul campo e rigorosamente in borghese, Ledema, Radu, Keita e Tounkara.

ISTANTANEE - La splendida parata di tutte le sezioni della Polisportiva. I paracadutisti che atterrano sul prato dellOlimpico. Il rigore di Chinaglia contro il Foggia, reinterpretato dal figlio George con Peruzzi in porta: così si apre la serata sul campo, mentre sui maxi schermi vanno in onda immagini in bianco e nero. Il volto di Maestrelli accompagnato dalle dolci note della nuova canzone di Toni Malco "Quanta strada Tom". Si passa al colore: il tacco di Mancini contro il Parma, poi di nuovo al bianco e nero con Re Cecconi che si allena a Tor di Quinto. Quante emozioni: Beppe Signori, il Mancio, Bernardo Corradi, standing ovation pacificatrice per Alessandro Nesta. Sulla panchina brillano gli occhi a Delio Rossi, mentre Fascetti rimane, come sempre, serio e quasi imbronciato, ma è solo apparenza. E Facco, D'Amico, Pulici, Wilson, Oddi, Martini, Petrelli, Nanni, Manservisi si mescolano a Ruben Sosa, Piscedda, Giordano, Gregucci, Conceição, Dabo, Stankovic, Couto, Marcolin, Rambaudi, Casiraghi, Gottardi, Oddo, Negro, Pinzi, Bergodi, Corino, Marchegiani e Mihajlovic. A sostituire i padri esausti ci sono i figli: di Chinaglia e Re Cecconi (li immaginiamo sudati e felici lassù), di Wilson e Oddi, di Pulici e Giordano. L'arbitro Longhi decreta i vincitori del torneo: sono i gialli, quelli del 2000, gol di Stankovic contro quelli del 1974, imbattuti gli eroi del -9.

Le squadre in campo

SPALTI - È solo gioia quella che si respira all'Olimpico. Non un incidente, non uno striscione fuori posto. Solo un paio di cori (i soliti degli ultimi tempi) all'indirizzo di Lotito, ma durano il lampo di un attimo perché non è il luogo né il momento per contestare. Tornano gli Eagles Supporters in Curva Maestrelli. Spicca dal lato opposto la scritta "Curva Nord Gabriele Sandri", il papà e Cristiano sono lì sul prato verde. La Tevere spicca per gli striscioni con tutti i vecchi club, i distinti accanto alla Monte Mario sono tutti colorati con bandierine bianche e celesti. Uno spettacolo incredibile, indimenticabile, forse irripetibile. Sergio Cragnotti, ma non solo lui, chiede a Wilson: "ma come avete fatto a portare tutta questa gente all'Olimpico?". Incredibile, appunto.

La Curva Maestrelli e Chinaglia

PADRI E FIGLI - "Una gioia del genere non puoi esprimerla a parole" - dice Pino Wilson al Corriere dello Sport - "Festeggiare uno scudetto lontano 40 anni in un Olimpico così pieno è stato fantastico. L'entusiasmo di lunedì è stato pari a quello vissuto il 12 maggio 1974. (...) È stata premiata l'appartenenza ai nostri colori, la voglia di tutte le famiglie laziali di partecipare a eventi di questo tipo, è stata la loro festa. All'Olimpico ho visto neonati, carrozzine con dentro piccoli tifosi. Padri, figli e nipoti di qualsiasi età. (...) È stata una festa vissuta all'insegna dell'appartenenza. (...) Non a caso abbiamo fatto giocare tutti i nostri figli, hanno preso il nostro posto in campo, la Lazialità si tramanda da sempre"

ESEMPIO - L'ambiente Lazio vive negli ultimi tempi una profonda e apparentemente insanabile frattura. I cartelli con Libera la Lazio nella gara contro il Sassuolo, poi il deserto contro l'Atalanta, e poche decine di migliaia nelle ultime gare di campionato stridono fortemente con la partecipazione di massa a un "non evento sportivo" come Di padre in figlio. I tifosi laziali non sono scomparsi, sono tutti presenti e indossano come una seconda pelle la maglia biancoceleste in attesa del rispetto e dell'amore che sentono di meritare, ma che non trovano nell'attuale gestione. Contano i fatti, non le parole. Chi può fare qualcosa, faccia il primo passo. Con i mezzi che ha. Con umiltà e sincerità, senza alcun tentativo di captatio benevolentiae a buon mercato.
"Che cosa bisognerebbe usare? Si usino due ciotole di riso per il sacrificio" recita l'esagramma 41 - la Diminuzione dell'I-Ching, l'antico libro del mutamento consultato dagli imperatori cinesi. Ovvero, si usino mezzi semplici, come la sincerità e il rispetto.
Se si ha coraggio, si faccia quel che è necessario fare per dare continuità alla storia ultracentenaria della Lazio, fatta di passione e non certo di numeri e trofei. Fatta di lacrime e sorrisi, di gioie e dolori, non di numeri e atteggiamenti di sfida. Si faccia qualcosa affinché i padri di oggi possano tramandarla ai propri figli, con la stessa passione e lo stesso amore.

 




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