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RECENSIONE - Stéphane Denève dirige un Poulenc mistico

Due grandi capolavori per il pubblico di Santa Cecilia

16.05.2014 - Simone Di Tommaso



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Sarà stato un caso o, forse, un evento voluto. Nel giorno in cui la Chiesa Cattolica celebra la festa della Madonna di Fatima e delle apparizioni ai tre pastorelli portoghesi, l'Accademia Nazionale di Santa Cecilia presenta un concerto di fattura mistico-religiosa sulle musiche di Poulanc. Stéphane Denève, alla sua seconda apparizione sul podio ceciliano, dirige, difatti, con grande partecipazione ed emotività, due lavori sacri del compositore francese, lo Stabat Mater e Les dialogues des Carmélites.

Il concerto si rivela semplicemente straordinario, tanta è la qualità dell'orchestra e del coro di Santa Cecilia e dei singoli interpreti. Ascoltando esecuzioni come queste si può solo meditare sull'alto livello raggiunto dall'intero complesso negli ultimi anni sotto la direzione musicale di Sir Antonio Pappano e del Maestro Ciro Visco. Da sottolineare che stiamo parlando di due opere che non vengono mai eseguite a Roma. Basti pensare che lo Stabat, eseguito solo per due volte in più di cento anni, manca nella programmazione ceciliana dal 1999; gli estratti dei Dialoghi sono, invece, eseguiti per la prima volta. Il risultato è eccezionale. Il coro di Santa Cecilia sta raggiungendo una qualità degna di grandi formazioni internazionali, come il Monteverdi Choir. La potenza espressa in talune circostanze è tale da far accapponare la pelle.

Prima parte. - Lo Stabat Mater, su testo latino attribuito a Jacopone da Todi, è un canto della tradizione cattolica che si incentra sulle sofferenze di Maria, madre di Gesù, durante la passione e la crocifissione, in cui si invoca la partecipazione al dolore provato in tali tragici eventi. Poulanc, che dedica il brano all'amico scomparso Christian Bérard, divide la composizione in dodici brevi sezioni. Il coro è l'assoluto protagonista del pezzo. Il soprano solista, per l'occasione Hélène Guilmette, interviene in tre sezioni, ciascuna di formidabile bellezza. Gli archi introducono la prima sezione. Il coro subito intona "Stabat mater dolorosa juxta Crucem lacrimosa, dum pendebat Filius". L'attacco è poesia e raccoglimento insieme. Il Cujus animam gementem e il Quam tristis sono meditativamente drammatici. La sesta sezione, con il romantico Vidis suum, segna l'ingresso della voce del soprano. L'impatto è eccezionale. L'emozione della sala sale vertiginosamente ad ogni sezione. Inflammatus et accensus è la parte che più evidenzia la potenza del complesso orchestrale. La dodicesima sezione, sicuramente la più toccante, segna la fine del brano: il soprano e il coro intonano insieme "Quam corpus morietur, fac ut animae donetur Paradisi gloria. Amen". La devozione è massima. Notevole la prova di Guilmette come solista, così come di ogni componente del coro.

Seconda parte. - Les dialogues des Carmélites è un'opera che Poulenc ha scritto nei primi anni '50 del secolo scorso su commissione di Guido Valcarenghi, amministratore delegato di Casa Ricordi, e che è stata eseguita per la prima volta sul prestigioso palco milanese del Teatro alla Scala. Il testo è di Georges Bernanos. L'esecuzione romana in forma di concerto prevede il primo e il quarto quadro dell'atto primo, l'interludio e il terzo quadro dell'atto secondo, l'interludio e il quarto quadro dell'atto terzo. La storia narra di sedici suore carmelitane del convento di Compiégne, tra cui Bianca, figlia del Marchese de la Force, che vengono arrestate, incarcerate a Parigi e condannate a morte sulla ghigliottina per scritti liberticidi. Il periodo è quello del cosiddetto Terrore, sotto il dominio di Robespierre, negli anni immediatamente successivi alla Rivoluzione Francese. I dialoghi tra i vari personaggi che si succedono sul palco sono profondamente toccanti. Gli influssi di Stravinskij sulla musica di Poulenc sono evidenti. Nel primo quadro, la scena è occupata tutta da Bianca che comunica al padre la sua intenzione di ritirarsi dal mondo e diventare suora, rinunciando ad un mondo che non sopporta. Il quarto quadro è l'incontro dei temi centrali dell'opera, la paura e la morte. Narra dell'agonia della priora, Madame de Croissy, e della sua paura per l'imminente morte: "Ho meditato sulla morte ogni ora della mia vita, e ora tutto questo non mi serve a niente!". Anche per una santa donna, la paura per la fine dell'esistenza terrena prende il sopravvento. Il terzo quadro dell'atto secondo è di una delicatezza estrema e racconta dell'incontro tra Bianca e il Cavaliere, suo fratello. La sensualità prende quasi il sopravvento. La suora sembra quasi confessarsi: "Sono una figlia del Carmelo che soffrirà per voi e a cui vorrei chiedervi di pensare come a un compagno di lotta, perché andiamo a combattere ognuno alla sua maniera, e la mia ha i suoi rischi e i suoi pericoli come la vostra." Il quarto quadro finale del terzo atto è il momento culminante della storia. Le suore vengono portate in piazza della Rivoluzione, l'attuale Place de la Concorde, per essere ghigliottinate una ad una. Sul palco ceciliano, una vicina all'altra, sfilano le sedici suore in abito nero. Le carmelitane intonano il Salve Regina. La dolcezza, in un momento tanto drammatico, è presente in ogni singola parola. Il canto diminuisce via via di intensità, non appena le donne cadono, una dopo l'altra, sotto lo stridente suono del patibolo. L'effetto lascia di stucco. Anche Bianca sale sul supplizio. Sue le ultime parole, un verso del Veni Creator Spiritus: "Deo Patri sit gloria et Filio qui a mortuis surrexit ac Paraclito in saecolurum saecula". Il pizzicato finale degli archi e gli attimi di silenzio assordanti mettono la parola fine ad un'esecuzione magnifica.

Gli interpreti si sono dimostrati di assoluto livello. Il soprano Karen Vourc'h, nel ruolo di Bianca, e il contralto Sylvie Brunet-Grupposo, nel ruolo della Priora, offrono momenti di grande spessore, tanta è la potenza vocale e l'espressività dimostrata. Il baritono Laurent Naori ha dato voce al Marchese con un'interpretazione toccante e ferma, dal tratto giovanile.

La direzione di Denève data ai due capolavori di Poulenc è straordinaria. Il direttore francese conosce bene il grande compositore e lo ha dimostrato con una conduzione attenta e precisa. Al termine della seconda parte del concerto l'ovazione del pubblico, peraltro, duole sottolinearlo, non numeroso, ha tributato un riconoscimento caloroso al direttore e ai suoi collaboratori.

 

Martedì 13 maggio 2014, ore 19.30

Auditorium Parco della Musica di Roma - Sala Santa Cecilia

Orchestra e Coro dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia

Direttore: Stéphane Denève

Maestro del Coro: Ciro Visco

Soprano - Stabat Mater e Suor Costanza Hélène Guilmette

Soprano - Bianca Karen Vourc'h

Mezzosoprano - Madre Maria Monica Bacelli

Contralto - La Priora Sylvie Brunet-Grupposo

Tenore - Il Cavaliere Jean François Borras

Baritono - Il Marchese Laurent Naouri

Mezzosoprano - Una Carmelitana Michela Malagoli

Contralto - Suor Matilde Simonetta Pelacchi

Contralto - Madre Giovanna Tiziana Pizzi

Tenore - Il Cappellano Carlo Napoletani  

 

Programma:

Francis Poulenc - Stabat Mater per soprano, coro e orchestra

Francis Poulenc - Dialogues des Carmélites, libretto dalla pièce di Georges Bernanos

 



Cultura

SANTA CECILIA - Incontro con Stephane Denève

12.05.2014 / Simone Di Tommaso
Per il direttore, Poulenc è il Mozart francese
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