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domenica 20 ottobre 2019

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CALCIO - IL PUNTO SUL CAMPIONATO - La stagione dei record va in archivio

Ora Mondiali e mercato. Cerci butta via l'Europa; vi spieghiamo perché il nostro calcio è così in basso

19.05.2014 - jacopo fontanelli



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RECORD - Vanno in archivio nove mesi intensi e appassionanti. Vanno in archivio fantacalcio, scommesse e record. A colpi di record si sono affrontate Juventus e Roma.
Dei campionati principali nessuno aveva rotto il muro dei 100 punti. A 100 erano arrivati Real, Barcellona e Benfica. La Juventus di Conte ha fatto meglio: col 3-0 al Cagliari arriva a 102. Tre scudetti in tre anni dopo due settimi posti. Miglior attacco, miglior difesa, minor numero di sconfitte, minor numero di pareggi ci mancava solo il capocannoniere (Tevez terzo dietro a Immobile e a Toni) e sarebbe stato en plein. Impossibile fare di più. Forse si poteva fare meglio in Europa. Forse. Perché il calcio non è gioco di figurine. Sì, in Champions si sarebbe dovuto, non potuto, passare il turno visto il girone, ma se poi si doveva uscire agli ottavi (il Galatasaray ha trovato il Chelsea semifinalista) tanto meglio aver fatto una buona Europa League. Chi pretende vittorie in Europa per il solo fatto di chiamarsi Juve non conosce il calcio. Il Real (che è il Real) sono dodici anni che non fa una finale; il Benfica ne ha fatte due negli ultimi due anni, e il Siviglia l'ha vinta tre volte negli ultimi otto, arrivando a Torino dopo aver eliminato il Betis ai rigori e il Valencia con un gol al 94'. Segno che ci vuole anche una dose di fortuna.
Senza parlare che dei giocatori in campo solo Buffon, Pirlo e Tevez hanno disputato più di 25 partite in Europa. Se la Juve ha fatto 102 punti il merito è anche della Roma che le è stata col fiato sul collo fino a tre giornate dalla fine. È vero i giallorossi ne hanno perse due in 35, e tre nelle ultime tre (brutta figura) ma da questa squadra non si poteva davvero pretendere di più. L'anno prossimo con tre competizioni sarà l'anno della maturità.

TROPPO POCO - Benino il Napoli: porta a casa un trofeo che non fa mai male, gioca una Champions pazzesca (uscire con 12 punti non succederà mai più a nessuno) ma in Campionato non lotta mai per il vertice, anzi deve guardarsi per lunghi tratti dalla Fiorentina pronta a sfruttare eventuali scivoloni.
Male le milanesi. Si salva l'Inter, che dopo un anno di transizione ritrova l'Europa, ma un'Europa centrata alla penultima giornata per una squadra che tre anni fa era sul tetto del mondo è troppo poco. Malissimo il Milan che non ci va nemmeno, consacrando l'anno prossimo a settimane di cinema e teatro. Probabilmente l'ultima di Seedorf, che comunque male non ha fatto perdendone solo tre (due con Juve e Roma) da quando è arrivato.

PAZZESCO - Quello che è successo per l'ultimo posto tra Torino e Parma. Donandoni deve vincere (e lo fa, 2-0 sul già retrocesso Livorno) e sperare che Ventura non faccia altrettanto. Toro avrebbe dovuto vincere a Firenze e all'85' perdeva 2-1. Pareggia Kurtic e regala al campionato gli ultimi dieci minuti pieni di pathos. La Fiorentina non è concentratissima: cambi, stanchezza e infortuni e il Toro ogni volta che attacca sembra poter fare il gol della qualificazione. Al 93' viene dato un rigore (dubbio) e Cerci, un ex, si presenta sul dischetto. Se segna manda i suoi in Europa dopo vent'anni.
Alle 22:40 il Tardini esplode di gioia: non per il 3-0 (che sarebbe ininfluente) ma per la notizia che Rosati ha respinto il rigore di Cerci, regalando ai gialloblu l'obiettivo più insperato. Cerci finirà il suo campionato in mezzo al prato del Franchi in lacrime, consolato da compagni e avversari.

TOTÒ - Di Natale fa 193, grazie alla tripletta alla Sampdoria e si convince, molto probabilmente a giocare un altro anno. Sperando di fare almeno 13 gol, quanti bastano per mettersi dietro nella classifica cannonieri di tutti i tempi un certo Roberto Baggio.

COMPETITIVITÀ - Si passa tutta l'estate e gran parte dell'inverno a invocare i famosi 40 punti che portano alla salvezza, quest'anno ne sono bastati 34. Segno di una scarsa competitività. Non è un problema di numero di squadre (molti invocano il ritorno a 18) perché in Spagna e Inghilterra ne hanno venti come noi e lo scudetto si è deciso all'ultima giornata, da thriller in Spagna con una vera e proprio finale tra Barcellona e Atletico (complimenti a Simeone che lì va a vincere scudetto, due coppe Uefa, Supercoppa Europea ed è finalista di Champions, mentre da noi ha allenato il Catania lottando per la salvezza, e nessuna squadra italiana - a partire dalla Lazio - ha creduto minimamente in lui).

MODELLI - Perché il nostro movimento non cresce? Vent'anni fa il nostro calcio fatto di tattica e schemi rigidi era il più imitato. Ma ora ci chiediamo: sarà che la mentalità utilitaristica di questo sport (e per certi versi insita proprio in noi italiani) sia più un danno che un beneficio? Spieghiamo: meglio vincere 1-0 tutte le partite e creare un instant team giocando male, o meglio lavorare al di là del risultato puntando anche sui giovani, creando un modello che possa riciclarsi negli anni e non dipendere solo dai campioni di turno? Modello Barcellona (che non ha vinto proprio gli anni in cui ha comprato stelle), modello Borussia, modello Atletico. Da noi l'unica squadra è l'Udinese. Da noi i giornalisti e l'ambiente esaltano vittorie fatte di zero gioco e magari di episodi favorevoli anziché premiare e dare risalto a chi cerca di imporre un modo che vada oltre il tutto e subito. Perché partite inutili, ai fini della classifica vengono giocate come se fossero finali di Champions, col timore di perdere con mille schemi e tanta rigidità. Perché partite come Genoa-Roma o Lazio-Bologna (le uniche due che non avevano proprio niente in palio) non sono finite 3-3, o 4-2 o 2-4?. Sono davvero più contenti i tifosi di aver vinto 1-0 guardando una partita lenta e noiosa o sarebbero stati più contenti di perdere magari vedendo quattro cinque o sei gol?. Ai posteri l'ardua sentenza.

 

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