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lunedì 27 gennaio 2020

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CALCIO - Lazio, la fine del Rejalismo. Edy saluta i tifosi

"Già a fine campionato avevo l'impressione che si fosse chiuso un ciclo, è giusto che la Lazio cambi anche allenatore"

12.06.2014 - Alessandro Staiti



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Reja saluta i tifosi

Finisce così, con una chiacchierata sui 100,7 di Lazio Style Radio assieme a Stefano De Martino, direttore della comunicazione della società biancoceleste. Ora è ufficiale: a un mese dalla fine del campionato il mister di Lucinico lascia la panchina.

FATALE FU L'EUROPA - Chiamato a gennaio per risollevare le sorti del dopo Petkovic, licenziato per giusta causa dopo l'ufficialità dell'ingaggio da parte della nazionale elvetica da giugno 2014, Reja ha fatto il suo: circa il doppio della media punti del suo predecessore, mancando tuttavia con grande rammarico l'Europa. "Nell'ultimo periodo abbiamo fatto buoni risultati, ma non aver centrato l'Europa League mi ha portato una forte delusione, è stata una vera e propria mazzata. Centrando l'obiettivo forse le mie posizioni sarebbero state essere diverse" - ha detto il tecnico friulano all'emittente biancoceleste - "e rivedendo a freddo il tutto la delusione resta, perché bastava vincere la partita decisiva, quella con il Torino, per centrare l'obiettivo. Sicuramente ci sarebbe stato un altro scenario, con l'Europa i giocatori hanno più interesse a trasferirsi; non dico che questo non possa avvenire anche adesso, tant'è che leggo diversi nomi importanti. Avevo indicato precedentemente cosa serviva e sotto questo punto di vista mi sembra che la società stia operando. Sono convinto che il presidente Lotito voglia fare non bene, ma benissimo. Questo è l'unico modo per ritornare ad avere entusiasmo".

CAMBIAMENTO - "È giusto che la Lazio cambi non solo la squadra, ma anche l'allenatore, per dare nuovi stimoli e nuovo entusiasmo. La situazione ambientale è abbastanza critica e non si può continuare così. Devo ringraziare il Presidente Lotito e Igli Tare, ho avuto molto dalla Lazio. Le critiche ci sono state, ed è giusto così. Il presidente mi aveva rinnovato la stima ma gli ho comunicato che era finita. Si è chiuso un ciclo, è giusto che la Lazio cambi. Deve cambiare la situazione ambientale. Per far tornare entusiasmo serve anche il mio addio. Credo così di fare il bene della Lazio, senza di me magari tanti giocatori si sentiranno messi nuovamente in discussione".

STADIO VUOTO - "Vedere lo stadio così vuoto nell'ultimo periodo fa male al cuore, a maggior ragione conoscendo la passione dei laziali. C'è gente che ha scelto malvolentieri di non venire più allo stadio, e le mie riflessioni sono state legate anche a questa situazione. Servono nuova linfa e nuovi stimoli, sia per la squadra che per l'allenatore. I calciatori hanno bisogno del sostegno dei tifosi, anche se poi l'impegno c'era, perché sono dei professionisti. Una situazione che si avvertiva anche durante la settimana, qualcosa è venuto a mancare. Ma chiudiamo questa parentesi, perché sono stato anche criticato per aver preso delle posizioni, nonostante non abbia mai detto qualcosa contro chi non veniva allo stadio. Dicevo solo che con un po' più di vicinanza sarebbe andata meglio. Bisogna ricreare lo spirito e l'entusiasmo giusto. Così non si può continuare: bisogna trovare il sistema giusto per riacquistare entusiasmo, per questo serve che il club operi nel modo più opportuno".

AFFETTO - "Rimarrà sempre l'affetto nei confronti della società e del presidente" - confessa Reja - "come mi disse nel 2010 il mio amico Fabio Capello, se non alleni a Roma non puoi dire di essere un allenatore. Da questa esperienza esco più temprato, è stata più probante rispetto a quella di Napoli. Ho sempre guardato con simpatia alla Lazio, anche quando c'era Petkovic. Mi piacerebbe che nell'ambiente biancoceleste ritornasse l'entusiasmo tipico dei derby: ricordo in particolare quando ne abbiamo vinti due di seguito, fu il picco più alto. Il mio primo anno alla Lazio è stato difficile; l'anno successivo è stato bello, una cavalcata fermata solo dalla differenza reti con l'Udinese. Arrivare in Champions è sempre stata la mia più grande ambizione, rimarrà la delusione più grande. Mi dispiace per chi non ha avuto molta riconoscenza nei miei confronti, mentre ringrazio chi mi ha dimostrato sostegno. Tutte le cose, anche quelle belle, sono destinate a finire prima o poi".

PIOLI - Il Presidente Lotito nutre forte stima per Stefano Pioli, già contattato e fermato nelle scorse settimane. Resta lui il favorito a sedere sulla panchina della Lazio per la prossima stagione. Archiviata definitivamente la pratica Donadoni, prima di prendere una decisione definitiva potrebbe esserci un ulteriore tentativo con Massimiliano Allegri, che già per due volte ha rifiutato l'offerta del patron biancoceleste, intenzionato a rilanciarsi magari all'estero e su palcoscenici importanti.

 

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