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sabato 18 gennaio 2020

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CALCIO - Mondiali, un fallimento annunciato

Niente alibi: non il clima, non il girone, non l'arbitraggio, l'Italia indietro rispetto ad altre nazioni. Nazionale senza identità

25.06.2014 - jacopo fontanelli



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Tante, tante, tantissime le cose da dire. Riordinare le idee non è mai facile; si ragiona a caldo, si è presi da delusione e sconforto e dalla voglia di criticare tutto e tutti senza freni. L'analisi che facciamo di questa spedizione mondiale cercherà di essere quanto più lucida possibile e di concentrarsi su alcuni punti specifici.

ALIBI - Non ne abbiamo. Il caldo, l'orario, il girone difficile, l'arbitro. No. Non abbiamo alibi. Alle 18 (europee, le 13 brasiliane) è vero che è l'orario peggiore, ma non è vero che siamo l'unica squadra ad averci giocato e ad avere sofferto. L'Olanda ci ha giocato due volte, vincendole entrambe, e la Colombia pure. Quindi non è una questione né di clima né di umidità ma solo di tecnica, voglia, e capacità di non barricarsi sempre dietro a scuse che fanno troppo parte del nostro DNA per permetterci di assumerci le responsabilità di quanto siamo indietro rispetto ad altre nazioni. Né si può dire che l'Uruguay fosse più abituato a certe temperature, dato che quasi tutti i giocatori della Celeste giocano in Europa, da tanti anni, esattamente come i nostri.

GIRONE - Né si può dare la colpa al girone, complicato è vero (l'unico dove c'erano tre vincitrici mondiali), per due motivi: a) l'essere finiti in questo girone è frutto di due situazioni: per alcuni il "magheggio" francese ai sorteggi, ma per chi non vuole trovare scuse, la colpa è solo ed esclusivamente nostra che non siamo riusciti a entrare nel novero delle teste di serie (sarebbe bastato battere l'Armenia, non il Brasile di Didì, Vavà e Pelè); b) girone complicato, dicevamo, è vero, ma a conti fatti, c'era la Costa Rica (ok, che al momento è la sorpresa dei mondiali, ma parliamo sempre di una squadra che è alla seconda partecipazione a una Coppa del Mondo), la peggiore Inghilterra dal '96 a oggi, e l'Uruguay che nel girone sudamericano si è qualificato per il rotto della cuffia.

ARBITRO - Nemmeno l'arbitro è un alibi: quel fallo ok, forse non è da rosso diretto, in Italia. In Europa sono più fiscali, ed entrare del genere che da noi sono permesse appena ci si affaccia oltre le alpi vengono punite. Possibile che nel 2002 e nel 2004 ci lamentiamo dell'espulsione di Totti, nel 2006 di quella di Materazzi e nel 2014 di quella di Marchisio? Ma sarà che forse da noi si permettono cose che non si possono fare? All'estero il nostro cartellino "arancione" (come a tanti telecronisti piace definirlo) non esiste. O è giallo o è rosso. Ultima annotazione, in tutto il Mondiale, siamo l'unica squadra che ha protestato per situazioni in cui l'uomo è a terra e gli avversari non si sono fermati: dovremmo anche imparare a capire che quell'uomo con la maglia gialla non è un passante che ha sbagliato strada, ma è lui e solo lui a decidere quando il gioco va fermato. Altrimenti si continua. Cominciamo a cambiare anche queste piccole abitudini.

CONVOCAZIONI E MODULO - Le convocazioni sono sembrate da subito azzardate. Cassano non giocava in Nazionale dal 2012, cioè vuol dire che non ha fatto parte del gruppo che ha conquistato i mondiali in questi due anni. Se si esclude Rossi sulla base dei test fisici, non si capisce che risultati avessero i test fisici di Cassano, visto che in due mezzi tempi non si è mai percepita una brillantezza o uno spunto degno di un giocatore in forma. Cambiare modulo non è un merito; cambiare quattro moduli in tre partite vuol dire essere in confusione. Vuol dire non avere un'identità, vuol dire non essere arrivati preparati alla competizione più importante. Non si convoca Rossi perché si pensa ad un modulo con una punta centrale e due ali, salvo poi giocare con la seconda punta (ruolo in cui Rossi sarebbe stato perfetto) nella partita più importante. Si pensa alla difesa a quattro, salvo poi schierare il 352 ed aver lasciato a casa Pasqual e Maggio che sarebbero stati interpreti perfetti per questo sistema di gioco. Ciò dimostra approssimazione. Balotelli ha dimostrato di avere i colpi del campione (gol con l'Inghilterra, e pallonetto salvato sulla linea) ma di non essere un campione. Un campione è decisivo quando serve, cioè sempre, o almeno spesso. Non quando gli va, e affidare a lui (che non è e non è mai stato una prima punta che fa reparto da solo) il peso dell'attacco è stato un errore irreparabile. I vari Cerci, Immobile, Insigne e Parolo hanno dimostrato che un conto è giocare bene nel Torino, nel Parma o nel Napoli, un conto è giocare un Mondiale in cui di partite ne hai tre e se ne sbagli una sei fuori. Due tiri in due partite con Costa Rica e Uruguay denotano limiti tecnici e strutturali di questa squadra, in cui forse si sono salvati solo Darmian, Verratti, Pirlo e De Rossi.

PRANDELLI - Ha sbagliato i cambi. Sempre. Con la Costa Rica l'Italia è finita 12 volte in fuorigioco, segno che gli avversari tatticamente sono stati superiori. Con l'Uruguay rinuncia ad attaccare (togliendo Balotelli, con motivazioni anche giuste) mettendo un centrocampista per un attaccante, di fatto consegnandosi agli avversari. In dieci poi, inserisce Cassano, che è un accentratore di gioco, gli piace tenere palla e non va mai in profondità, anziché mettere un giocatore che avesse 40/50 metri nelle gambe e che potesse sfruttare gli spazi in contropiede che ci lasciava l'Uruguay. Ha sbagliato tutto quel che si poteva. Non ha saputo leggere le partite e non ha dato un gioco e un'identità alla squadra. Dire che la partita è stata giocata bene vuol dire capire poco del proprio lavoro: l'Italia non ha mai tirato in porta, Buffon ha fatto tre miracoli, e l'Uruguay ha sbagliato un gol da metri tre solo davanti al nostro numero uno. Dare la colpa a Balotelli (lui come qualche senatore) non è coerente e non è giusto. Chi lo ha scelto Balotelli? Chi ha incentrato l'attacco su un giocatore che nelle gambe aveva 14 gol, e nemmeno tutti su azione? Dimettersi era il minimo che potesse fare, anche se il problema con le dimissioni sue e di Abete non sarà ovviamente risolto e di lavoro da fare ce n'è davvero tanto.

 

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