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mercoledì 26 febbraio 2020

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TEATRO - INTERVISTA A VALENTINA BONCI

Intervista all'attrice protagonista nel ruolo di Solange ne "LE SERVE. Un caso che non esiste"

10.10.2014 - Luca d'Alessandro



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Valentina Bonci


Dopo aver fatto due chiacchiere col regista dello spettacolo "LE SERVE" approfittiamo della gentilezza di una delle attrici del cast, Valentina Bonci, che, tra un esercizio di concentrazione il cambio d'abito per entrare nel personaggio ci concede l'intervista.

Valentina, tu interpreti Solange, come nasce questo personaggio?
"Ci (col regista Marco d'Amelio ndr) siamo orientati verso una linea in cui siamo tra l'umano e l'inumano. La speranza è scomparsa e Solange vede l'unica via di fuga nel commettere l'omicidio della padrona. Ma ha un'incapacità di fondo di commettere un atto definitivo poiché non ha più la forza interiore".

A cosa ti sei ispirata per dar vita a questo ruolo?
"Le fonti sono state molteplici, si fonti cinematografiche, sia un lavoro approfondito sul corpo: quello di Solange è un corpo accartocciato su se stesso. Il plesso, la sede dell'emotività, è risucchiata come in un buco nero. Tutto è schiacciato dal peso dovuto alla sofferenza interiore".

C'è però nello spettacolo un momento di speranza da parte del personaggio.
"Sì, un punto in cui Solange appare aperta verso l'esterno, sembra trovare una luce che è un'illusione. C'è sia una repulsione verso madame dove lei riconosce di avere una condizione di potere, ma è condannata a una vita che non ha sbocchi futuri".

Com'è è stato il rapporto tra gli attori e il regista durante la preparazione de "LE SERVE. Un caso non esiste"?

"Quello che è interessante a livello recitativo con il regista è la grande ricchezza d'immagini che lui dà per guidare l'interpretazione. Non è mai qualcosa di sterile, non sono mai direttive fine a se stesse. Tutto fa parte di un'idea chiara e ognuna di noi lavora al servizio di una composizione, di un messaggio".

Soddisfatta del risultato finale?
"Direi di sì, vogliamo lanciare con "LE SERVE" un messaggio alla contemporaneità, si mette in scena un male moderno, che però non è altro che la dilatazione grottesca di un tema che da sempre ci appartiene, ingannare sé stessi per ingannare gli altri, questa menzogna profonda e radicata diventa la mia verità. L'unica possibile."

 

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