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sabato 19 settembre 2020

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TEATRO - "SCHIFO"

Un monologo sulla vita di Sad, uno studente nel cui nome è racchiuso il suo destino

14.11.2014 - Luca d'Alessandro



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Schifo

Al Teatro Lo Spazio di Roma, è andato in scena lo scorso ottobre 2014, "Schifo", una performance in un unico atto di Robert Schneider. Questo monologo teatrale è stato scritto nel 1993 e rappresentato per la prima volta in Italia al Festival Internazionale dell'Attore di Parma dallo stesso cast dell'attuale messinscena romana: Graziano Piazza, con la regia di Cesare Lievi.

IN SCENA PRIMA DI ENTRARE A TEATRO - Il momento d'incontro inizia già da prima l'acquisto del biglietto, immergendoci inconsapevolmente nella storia di Sad. Non c'è una disposizione tradizionale del pubblico, in quanto gli spettatori dopo aver preso posto, possono interagire con la scenografia, che mette a disposizione vino e rose. L'inizio è già una sorpresa di riconoscimento.

NOMEN OMEN - Siamo quindi ospiti in un teatro divenuto la casa di Sad, uno studente di filosofia iracheno che per sfuggire alla Prima Guerra del Golfo, si rifugia in una città della Germania a vendere rose. "In principio era il nome". Sad (in inglese significa triste), questa frase darà luogo, in maniera ciclica, allo sviluppo dello spettacolo. Ogni volta che Sad presenta il proprio nome racconta un episodio della sua vita, che lo ha cambiato, sradicato dalle sue radici, deluso rafforzato e svelato a sé stesso, in un'identità che non lo rappresenta.

SAD BUT TRUE -
Ogni episodio in sé si svela umoristico, filosofico, tragicomico, stimolando emozionalmente, socialmente ed empaticamente chi lo guarda. Negli argomenti affrontati durante il flusso di coscienza di Sad prende forma il concetto di razzismo non come denuncia politica, di cui anzi si prende gioco con riferimenti nazisti di natura musicale, ma come sentimento racchiuso in ognuno di noi. Accusandosi lui stesso di tale sentimento. Descrive la discriminazione con aneddoti quotidiani che fanno insorgere un istinto primordiale di disuguaglianza. Il suo essere e rappresentare lo "Schifo" ci fa sentire schifati della realtà, e forse anche di noi stessi. Quindi ci chiamiamo per nome o siamo il nome con cui veniamo chiamati?

di Federico Balzarini

 

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