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mercoledì 22 gennaio 2020

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CALCIO - C'era una volta il merito sportivo

"Se me porti su il Carpi, chi li compra i diritti?". Claudio Lotito e il calcio che vive solo grazie alla televisione

14.02.2015 - Francesco Di Cicco



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Lotito e Tavecchio

"SE ME PORTI SU IL CARPI" - «Ho detto ad Abodi: se me porti su il Carpi... se me porti squadre che non valgono un c... noi tra due o tre anni non c'abbiamo più una lira. Se c'abbiamo Frosinone, Latina, chi li compra i diritti?». È questo uno dei passaggi della telefonata tra Claudio Lotito, presidente della Lazio, e Pino Iodice, dirigente dell'Ischia, registrata da quest'ultimo e pubblicata da Repubblica, che ne ha diffuso l'audio sul suo sito internet. Iodice spiega al quotidiano di aver reso nota la conversazione privata perché «Lotito fa pressioni: l'Ischia deve sostenere il suo programma o non avremo contributi». Grave quanto denunciato da Iodice, ma in cosa consiste il programma-Lotito? Nella stessa chiamata, il presidente della Lazio illustra la volontà di rimettere in sesto in sei mesi la Lega Pro, superando le contrapposizioni tra club; Lotito sottolinea che Beretta in Lega di A e Macalli in Lega Pro contano "poco", critica il presidente degli arbitri Nicchi e propone un "anticipo" dalla Lega di serie A alla terza serie, "ma se non troviamo un accordo in Lega Pro non si farà mai"; nel corso della telefonata, il presidente biancoceleste guasconeggia, vantandosi di essere supportato da "17-18 voti" su 20 club della massima serie, celebrando la propria bravura nell'aver portato i diritti televisivi sul calcio 1.2 miliardi di euro: "se ci portano Latina, Frosinone, chi li compra i diritti? Non sanno manco che esiste, il Frosinone, il Carpi... e questi non se lo pongono il problema".

AMULETI - Questi i fatti, nelle more delle nuove rivelazioni annunciate da Iodice. Da tutto il trambusto sollevato in merito alla telefonata rubata dal dirigente dell'Ischia a Lotito, emergono un paio di considerazioni: la prima è il rumoroso silenzio da parte dei rappresentanti dei 17-18 club che dovrebbero comporre il "cartello" lotitiano, i voti a sua disposizione; l'altra è che il Carpi e il Frosinone possono già cominciare a brindare per la prossima promozione in serie A. Non si vede infatti come il "cartello" possa impedire la salita delle due società dopo le frasi rubate al presidente della Lazio. D'ora in avanti, qualsiasi azione "di campo" a danno di biancorossi e canarini avrà il sapore di un dispetto operato dal potere costituito, riverberando ulteriore negatività su un sistema calcio già alla canna del gas. E d'altro canto, anche i tifosi laziali, ovviamente non quelli schierati tout court contro la società, molti dei quali baratterebbero persino una retrocessione in serie B pur di liberarsi dell'odiato Moloch, bensì quelli che per fede sportiva sostengono a spada tratta ogni sfaccettatura del pianeta Lazio, staranno facendo la fila per acquistare amuleti di vario genere per allontanare le prevedibili iatture che pioveranno sulla loro società, specialmente dopo il dossier sui torti arbitrali subiti, presentato in settimana.

SORPRESE CON MERITO - In questa sede non si analizzerà la figura di Pino Iodice, uno che evidentemente ha talmente poca memoria da registrare le telefonate che riceve e che si gode il momento di celebrità annunciando ulteriori comunicazioni che stuzzicano già l'appetito dei redattori di Repubblica. Ma chi sono il Carpi e il Frosinone, le due realtà sportive che affosserebbero l'appeal del massimo campionato di calcio? Poco da dire sugli emiliani, il cui cammino in serie cadetta è, fino ad oggi (facciano gli scongiuri i tifosi carpigiani), da rullo compressore: 50 punti, squadra campione d'inverno a suon di record: +4 sulla seconda (quel Bologna che tremare il mondo faceva), +10 rispetto al saliscendi Livorno del presidente Spinelli, squadra plurivittoriosa in assoluto (14 volte), attacco boom (43 reti segnate, al pari degli amaranto labronici), nella quale spicca Jerry Mbakogu, osservato speciale del Borussia Dortmund e di altri club europei. Più complesso il cammino del Frosinone: i canarini occupano la quinta piazza della classifica con 38 punti, piazzamento che, se confermato alla fine della regular season, consentirebbe ai ciociari di giocarsi i play-off per la promozione.

DISGRAZIA - Ovviamente, dal punto di vista di Claudio Lotito, trovarsi in serie A il Carpi (stadio da poco più di 4mila posti, bacino d'utenza potenzialmente discreto) o il Frosinone (stadio più capiente di oltre il doppio ma bacino d'utenza meno "sostanzioso"), sarebbe - nell'ottica della corresponsione dei diritti televisivi - un impoverimento del prodotto calcio, una mezza disgrazia. Specie nell'ottica di una proposta riduzione delle squadre di serie A da 20 a 18. Ma lo sport non tiene conto di bilanci e bacini d'utenza: può benissimo accadere che un manipolo di ragazzi in calzoncini disputi una stagione eccezionale, tanto da sovvertire i pronostici. E allora, che si fa? In serie A vincere costa tanto. Negli anni se ne sono accorti i tifosi di Verona, Napoli, Sampdoria, Lazio e Roma, le cui società sono in parte fallite o hanno rischiato seriamente di farlo. Il Parma attende la messa in mora, il Brescia non sembra avere migliore destino e nelle serie minori è un massacro. È comprensibile quindi la preoccupazione di Lotito, arroccato a difesa dei suoi giochi di potere in cima ad una rupe che frana. Egli (ma prevedibilmente non solo lui) gradirebbe un sistema calcistico di stampo nord-americano, privo di retrocessioni in serie minori e di promozioni in serie maggiori. Sempre le stesse squadre, stagione dopo stagione, con le serie inferiori utili solo per far crescere giocatori. Ovviamente le società possono fallire o trasferirsi in altre città; se una squadra si sposta da una città a un'altra porta con sé tutta la sua storia sottoforma di titoli vinti, nome e quant'altro.

COESIONE E DIRITTO - Oggi il presidente della Lazio, a causa delle sue frasi gravi e inopportune, è riuscito nel rendere coeso (contro di lui) un movimento da sempre molto chiacchierato. Agnelli, Pallotta, Abodi (sì, proprio il grande elettore di Tavecchio, colui che sperava che Tavecchio con Lotito dessero un'immagine diversa del calcio. Ma li conosceva?), Malagò, Nicchi, Ulivieri, Allegri, insomma proprio tutte le componenti del pianeta calcio oltre ai rappresentanti locali delle realtà citate, oggi insorgono contro la sua figura, accostandolo a una sorta di califfo di tipo moggiano. Ma se Lotito ha scalato in pochi anni le vette federali, divenendo questo giubilato califfo, chi glielo ha permesso? Soprattutto, chi si avvantaggerebbe da una sua uscita di scena? La prepotenza e la prevaricazione dei forti a spese dei deboli segnalate dal presidente del Frosinone Stirpe, svanirebbero dal mondo del calcio se anche Lotito svanisse? Di sicuro, visto lo stato in cui versano i nostri club di spicco, con Berlusconi che pensa di vendere, Roma e Inter impegnate a rifinanziare i propri debiti per avere liquidità di cassa, il Parma alla deriva e le serie minori messe anche peggio, forse occorrerebbe pensare un sistema calcio meno dipendente dalle televisioni, popolato da società gestite in maniera più corretta. Troppe volte l'impresa calcio ha usufruito di agevolazioni negate ad altre realtà produttive, altrettante volte abbiamo assistito a prevaricazioni sportive nei confronti del più debole. Nulla è mai cambiato e sempre evidente è sembrata la volontà di non cambiare nei protagonisti. Giusto quindi allontanare Lotito, ma a quel punto si sterzi anche nella direzione a lui invisa: vengano distribuite le risorse televisive assegnate per torneo in parti uguali tra ogni società, senza vincoli di palmares, utenza o altro, si adotti il sorteggio arbitrale integrale in ogni serie, si promuova la tecnologia sui campi e poi vediamo chi vince. Solo allora potremo tifare Carpi e Frosinone convinti che una sana passione non potrà essere nuovamente scippata...

 

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