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sabato 25 gennaio 2020

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CALCIO - Lazio, la parola d'ordine è entusiasmo

Quinta vittoria consecutiva. Squadra dal gioco vivace, ricca di giovani, pronta a inserirne di nuovi. Il futuro è qui

20.03.2015 - Francesco Di Cicco



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La Lazio

REJA E LA CORNICE - Siamo nell'autunno del 2011. Edy Reja, dopo la sconfitta casalinga con il Genoa è amareggiato e sfoga la propria delusione con un durissimo atto d'accusa: «Vado avanti - disse l'anziano mister, pochi giorni prima pronto a rassegnare le dimissioni - ma la cornice è marcia. Qui si critica sempre, sono stufo». In casa biancoceleste si respira una pessima aria, la tifoseria è in subbuglio per risultati che non arrivano, sullo sfondo la solita protesta contro la società, ritenuta colpevole, con errori od omissioni, del malcontento generale. Le parole del tecnico goriziano generano un clima infuocato: «Sapete il disagio che ho a lavorare in un ambiente come questo - ripete il tecnico laziale - Il quadro è buono, ma la cornice è marcia. Io non devo soltanto vincere, ma devo stravincere. Ho avuto il conforto del presidente e una valutazione positiva della squadra: continuiamo questa strada possibilmente sino alla fine del campionato se arrivano i risultati».

PADRI E FIGLI - I risultati non arriveranno. Nel periodo successivo la Lazio non ha mai centrato la qualificazione in Champions League con sommo rammarico societario per l'importante gruzzolo che questa avrebbe comportato. La squadra biancoceleste, centrando l'obiettivo minimo dichiarato dell'Europa League, dove peraltro non ha mai brillato, ha spesso deluso i propri sostenitori mancando gli appuntamenti decisivi, quei crocevia che possono indirizzare una stagione. Dopo la sbornia post-26 maggio 2013 e la vittoria della Coppa Italia a spese della Roma, la Lazio è incappata in una stagione difficile, le cui avvisaglie si sono presto manifestate con la sonora batosta per 0 a 4 contro la Juventus nella supercoppa italiana. Nel corso della stagione, la società ha mandato via il tecnico Petkovic, sostituendolo con l'affezionato Reja. La stagione è nata male e si è conclusa peggio, con l'esclusione dalle coppe europee e un anonimo 9° posto in campionato. In gennaio, la cessione del brasiliano Hernanes a fronte degli ingaggi di Postiga e Kakuta scatenano la vibrante protesta del "Libera la Lazio" nei confronti della società durante la partita casalinga contro il Sassuolo e culminata nei festeggiamenti del 12 maggio 2014, quando oltre 65mila tifosi affollano gli spalti dello stadio Olimpico in occasione dei 40 anni dal primo scudetto biancoceleste. In quel momento si registra il distacco maggiore tra la società e la tifoseria.

CONSAPEVOLEZZA - Il presidente Lotito e il ds Tare, pur partendo col piede sbagliato per il tentato acquisto del cagliaritano Astori, poi finito addirittura alla Roma per pochi spiccioli in più, sanno di non poter sbagliare: ingaggiati gli olandesi De Vrij e Braafheid, riscattato Candreva dall'Udinese, da cui arriva anche Basta, la società mette a segno gli acquisti di Parolo, Djordjevic (svincolato, già Roma) e Gentiletti. Nella stessa sessione di calciomercato, saluta Roma l'anziana coppia centrale difensiva composta da Biava e Dias, l'inespresso Alfaro e i rattoppi della precedente stagione, Postiga e Kakuta più un manipolo di giovani. Ma la scelta più provvida la Lazio la compie, tra la perplessità generale, ingaggiando Stefano Pioli, 49enne allenatore non molto apprezzato dalla piazza. I primi risultati, in realtà, non incoraggiano sogni di gloria. Nella prima giornata di campionato, la Lazio perde a Milano, batte il Cesena e inanella due sconfitte consecutive con Genoa ed Udinese (in casa). Nella trasferta ligure, la squadra biancoceleste perde inoltre per un grave infortunio Santiago Gentiletti, difensore prelevato in extremis dagli argentini del San Lorenzo, squadra nel cuore del nuovo Papa Francesco.

MASTRO PIOLI - Questi risultati, nonostante il promettente sistema di gioco messo in mostra dalla Lazio, fa nuovamente tremare la cornice descritta da Reja (non riferita ai tifosi, come ammesso dallo stesso tecnico), soprattutto osservando l'eccellente torneo iniziale della Roma, arrestato alla sesta giornata dalla Juventus. La squadra di Pioli esprime un gioco veloce, aggressivo e divertente ma in difesa la lunga assenza del titolare Gentiletti si fa sentire. Bene il quadro, quindi, ma la cornice traballa. E come si ripara una cornice traballante? Con alcuni interventi di restauro come un rinforzo nella struttura e un riassemblaggio. Detto fatto: nel mese di gennaio la società ingaggia il brasiliano Mauricio dai portoghesi dello Sporting Lisbona con lo scopo di consegnare a Pioli un puntello difensivo affidabile. Una volta rinforzato il telaio, tuttavia occorre riassemblare la struttura, operazione che a Pioli riesce magistralmente, nonostante le lunghe assenze per infortunio prima di Cataldi, poi di Lulic e Djordjevic. Serve un centravanti, ripete il tam tam biancoceleste. Il mercato è fortunatamente ancora aperto e il nome individuato dal club è quello del sampdoriano Bergessio, ritenuto un profilo interessante per rinforzare ulteriormente la rosa laziale. L'affare tuttavia si incaglia a poche ore dalla chiusura del mercato a causa di un presunto diniego di Ederson a trasferirsi nella Genova blucerchiata. A quel punto Lotito e Tare corrono ai ripari facendo tornare il giovane Perea da Perugia. La cornice, a detta degli osservatori, presenta ancora pezzetti mancanti, specialmente nel reparto offensivo, analizzando la carta di identità di Klose e Perea. Pioli sopperisce all'osservazione preparando un impasto omogeneo, un composto nel quale i centrocampisti vanno spesso in buca, arricchito dalla doratura offerta da un giovane giocatore spesso trascurato: Felipe Anderson.

DISCO SAMBA - Il brasiliano dagli occhi tristi approfitta di qualche defezione e si prende la Lazio grazie a un incredibile samba, una compilation di magie sciorinate con la semplicità dei grandi. In occasione del derby pareggiato, il ragazzo incanta tutti con un assist e un gol, abbandonando il campo per le ruvidezze dei difensori della Roma. Ma il solco è tracciato e col rientro di Felipe la Lazio non si ferma più, fino al successo contro il Torino. Cinque vittorie consecutive, come la Lazio di Reja nel 2010, un punto dalla Roma, sconfitta in casa dalla Sampdoria degli ex laziali Mihajlovic e De Sivestri, più tre sul Napoli e più quattro sulla Fiorentina. Sul campo dei granata, inzuppato dalla pioggia, la Lazio viene imbrigliata dall'atteggiamento tattico del Torino, nel quale Ventura opera un massiccio turnover in vista del complicato impegno europeo che l'attende. Quando il pari sembra l'ovvio epilogo del match, sale in cattedra Felipe Anderson con una doppietta irresistibile. Il Toro, colpito quando non se l'aspetta più, schiuma rabbia ma la sua reazione è fiacca e non impedisce alla banda Pioli di rientrare a Roma con tre punti di platino, visti i risultati delle avversarie, cui si aggiunge la sconfitta della Roma maturata in serata.

Forse è presto per parlare di Champions League. Forse è presto per definire Felipe Anderson un fenomeno. Forse è presto per celebrare Pioli come uno dei migliori tecnici italiani così come forse è presto per elogiare una società troppo spesso criticata. Bisognerà attendere la fine della stagione per analizzare le scelte effettuate, i risultati conseguiti ed il rendimento offerto dai protagonisti. Ma, nel frattempo, quanto diverte questa Lazio!

 

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