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lunedì 25 maggio 2020

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CALCIO - Lazio, contro il Verona il sesto sigillo

Terzo posto sempre più saldo, Felipe Anderson e Candreva ancora a segno. Lotito: "Avanti senza paura"

23.03.2015 - Cristiano Di Silvio



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Candreva, Klose e Felipe Anderson

SEI - Con la vittoria contro l'Hellas, la striscia di vittorie consecutive sale a sei. Solito show del brasiliano, gol della sicurezza dell'esterno romano. Preso un punto alla squadra di Benitez, ora la nuova rivale è la Sampdoria di Mihajlovic, dietro di quattro lunghezze. Immutate le distanze dal secondo posto. Ora la sosta per le nazionali: si riprende il 4 Aprile a Cagliari, con i sardi di Zeman in piena bagarre.

DESTINO- Serviva la conferma? È arrivata. C'era bisogno di un segnale? È stato dato. Eccola, la Lazio, un libro aperto, con chiare parole scritte sulle pagine di questo campionato. E le parole sono quelle in bocca agli stessi tifosi ormai da settimane: Champions, rimonta, Felipe Anderson, terzo posto; mischiate tutte insieme danno la Lazio di Stefano Pioli, che anche contro gli scorbutici veneti si sforza di applicare al meglio ("troppe occasioni ancora sprecate, oggi serviva più cattiveria per chiudere la partita. Non so se la sosta sarà un bene, poi avremo una trasferta difficilissima contro il Cagliari", sottolinea con la giusta umiltà Pioli nel dopo partita) i dettami del suo tecnico. Incisività, pressing, velocità, capitalizzazione delle occasioni: non è un caso che dopo cinque minuti, i biancocelesti fossero già avanti. Ora la Lazio ha nelle proprie mani le sorti del suo campionato: conosce i propri rivali, ne valuta limiti e valore; deve ancora vedersela con Napoli e Roma (che si affronteranno dopo la pausa). L'occasione è troppo grande per lasciarsela scappare: Pioli l'ha capito e lo sta dimostrando.

LE FORMAZIONI - Serviva vincere, mantenere le distanze inalterate in alto e, se possibile, allungare su partenopei e ulteriori nuove minacce. Missione compiuta, si dirà alla fine dei novanta contro la truppa di Mandorlini. Che a dispetto di quanto sentito in settimana, scende all'Olimpico non proprio sbarazzino e pronto a giocarsela. La solitudine del numero nove, quella sofferenza che Toni avrà provato nel rimanere puntualmente chiuso tra De Vrij e Mauricio, dura ben cinquantotto minuti, tra primo e secondo tempo. Tanto passa prima che il tecnico dei veneti si decida ad affiancare al gigante gialloblù gli spunti di una seconda punta come Nico Lopez: non va come dovrebbe, ma stasera non era aria. Per il resto il Verona da esportazione per la prima serata di primavera, ricorda solo in qualche sprazzo la compagine gagliarda che, nell'ultimo turno, aveva inchiodato il Napoli. Troppo compassati, troppo surclassati, né i difensori, tantomeno i centrocampisti veneti hanno saputo arginare i laziali e ripartire. Pioli, dal canto suo, risponde con la migliore Lazio a disposizione: rientra Candreva, esce Cataldi, ma nessuno se ne accorge.

FELIPE E CANDREVA - Dopo solo 4' la Lazio già passa in vantaggio: Basta dalla destra pennella un cross con i giri contati; t'aspetti svettare Klose, e invece a impattare la palla e a spedirla dietro le spalle di Benussi (che in verità il suo prova a farlo deviando la sfera sul palo) c'è lui, l'uomo del momento, fresco di prolungamento del contratto, Felipe Anderson. Stacco di testa da vero cecchino, minimo sforzo per il massimo risultato possibile. Lazio in vantaggio, Verona già alle corde. Mandorlini urla e impreca, prova a svegliare i suoi. Pare dargli ascolto il greco Moras che al 12' devia uno spiovente in area laziale: la sua incornata, però, finisce prima sul palo, con il pallone che rimane lì, sospeso, giusto il tempo che Marchetti lo allontani e lo renda innocuo all'idea di un comodo tap-in. Resterà l'unico tentativo degno di nota dell'Hellas in tutto l'incontro. Già due minuti più tardi è Parolo a tentare la via del gol con un destro da fuori area, mentre sessanta secondi dopo, una combinazione veloce e tutta di prima fra Felipe, Biglia e Klose, porta l'ariete tedesco al tiro, troppo molle e quasi incredulo della bellezza della manovra. Tant'è, questa è la Lazio di oggi: velocità e ripartenze. Il Verona va giù duro, si sa che è squadra fisica e scorbutica, ma non produce nulla di accostabile al concetto di pericolo. Il "Luca nazionale" prova a sgomitare contro i due centrali biancazzurri, ma non riesce a toccare il pallone mai in anticipo, mai pulito: lontanissimo parente di quello ammirato contro Britos e compagni. Al 27' è Biglia a centrare l'incrocio dei pali con un destro a giro dai sedici metri, mentre al 33' è Klose a girare alta una rimessa della difesa veneta. Il raddoppio è nell'aria e la sensazione che si respira è che sia solo questione di tempo. In pieno recupero, al 47' Candreva accende il turbo a metà campo, involandosi verso Benussi. Lo stende appena prima che entri in area di rigore Rodriguez, ammonito. Della punizione se ne incarica lo stesso Candreva che lascia partire un missile terra-aria (forse leggermente deviato da Mauri), a stento trattenuto dalla rete della porta di Benussi. Corre, pazzo di gioia, Candreva, e stavolta non ci sono né infortuni né magliette svestite.

PIENO CONTROLLO - La squadra di Pioli ritorna in campo con la determinazione di continuare da dove aveva lasciato, senza però scoprirsi, senza correre rischi. Con due reti di vantaggio è tutto più semplice, soprattutto se si dispone del miglior velocista al momento in circolazione. Basta vedere quanto accade al 18': Felipe Anderson, sotto la Tevere, cattura un pallone mal gestito da Christodoulopoulos e si invola, caracollando come a Torino verso la porta ospite. Tutto uguale al primo gol dell'Olimpico granata, solo il finale diverge: stavolta la botta è più forte e il pallone si alza quanto basta per piegare le mani a Benussi (che serataccia) e finire stampato sulla traversa. Il boato è simile a quello di un gol. Il Verona prova la carta della seconda punta, ma nulla cambia. Anche Pioli concede la solita ribalta a Keita che, come a Torino, arriva vicino al bersaglio grosso, perdendosi sul più bello ma raccogliendo comunque applausi. Chi di applausi invece ne fa incetta, anche se la forma va recuperata pian piano, è Senad Lulic che, dopo quaranta giorni dal suo infortunio, rileva, un esausto Mauri a venti minuti dal termine. Poi non succede più nulla, ma alla Lazio va bene così. Tre punti in più nella propria classifica, un allungo sulle sue inseguitrici, una pausa che riporterà altri effettivi in rosa (Gentiletti). Ecco perché il sorriso di Pioli a fine gara è destinato a durare.

 

IL TABELLINO
LAZIO-HELLAS VERONA 2-0
Marcatori
: 5' Felipe Anderson (L), 47' Candreva (L)

LAZIO (4-2-3-1): Marchetti; Basta, De Vrij, Mauricio, Radu; Biglia, Parolo; Candreva, Mauri (73' Lulic), Anderson (85' Perea); Klose (79' Keita). All.: Stefano Pioli. A disp.: Strakosha, Novaretti, Cana, Cavanda, Braafheid, Ledesma, Onazi, Cataldi, Ederson.

VERONA (4-3-3): Benussi; Martic (53' Brivio), Moras, Rodriguez, Pisano; Ionita (85' Campanharo), Obbadi, Tachtsidis (58' Nico Lopez); Christodoulopoulos, Toni, Hallfredsson. All.: Andrea Mandorlini. A disp.: Rafael, Gollini, Marques, Agostini, Sorensen, Greco, Valoti, Saviola, Fernandinho.

ARBITRO: Davide Massa (sez. Imperia).
ASS.: Di Liberatore e De Pinto. IV: Musolino. ADD.: Rizzoli e Abbattista.
Ammoniti: Rodriguez (V). Recupero: 2' pt; 4' st. Spettatori Presenti: 40.134.

 

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