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lunedì 25 maggio 2020

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CALCIO - TIM CUP - La Juventus vince la sua decima Coppa Italia

Una grande Lazio sconfitta ai supplementari dalla rete di Matri al 97'. Nel primo tempo botta e risposta di Radu e Chiellini

21.05.2015 - Cristiano Di Silvio



CALCIO - TIM CUP - Juventus-Lazio 2-1. Le pagelle biancocelesti

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CALCIO - Doppio Pogba e Tevez, la Lazio affonda

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Il gol della Lazio

L'hanno voluta, l'hanno inseguita, l'hanno ottenuta: la finale. Per essere qui, una, la Lazio, ha cominciato a giocare che gli ombrelloni erano ancora belli aperti: era il 24 Agosto 2014, la formazione di Pioli calò il settebello per avere ragione del Bassano Virtus, sceso a Roma quasi in gita premio. La Juventus invece la strada per questo incontro se l'era cominciata a guadagnare un po' più in là, parecchio più in là lo scorso gennaio contro l'Hellas, direttamente dagli ottavi, perché la regina non la scomodi prima. I gol corsari di Biglia a Milano e di Keita a Torino, la zampata di Morata a Parma proprio all'ultimo giro, le prodezze di Pereyra, Matri e Bonucci che sulle rive dell'Arno strappano dalle mani di Montella & Co l'accesso all'ultimo atto. Tutto per arrivare in finale, tutto per arrivare a Roma. Ed eccolo, il bello del calcio: finale più ingombrante, paradossalmente, non poteva esserci. I romani in piena corsa Champions, lunedì prossimo chiamati al derby verità con la Roma, hanno un'agenda degli impegni piena; i bianconeri hanno da poco staccato il biglietto per la finale delle finali, "Ce ne andiamo a Berlino!" canta orgoglioso il suo popolo e, preoccupati di concludere la stagione senza patemi, calcano il prato dell'Olimpico con qualche timore. Ma c'è una finale da giocare, che non si pensi il contrario. Sullo sfondo, la bellezza di una serata di maggio che solo Roma sa rendere straordinaria, e uno stadio Olimpico bianco-nero-celeste, magari ruvido, perché vincere piace a tutti, ma fortunatamente ordinato e pacifico, fuori e dentro: la guerriglia di un anno fa è solo un ricordo. Vince la Juventus, alla quale servono centoventi minuti per piegare, ma non spezzare, la compagine di Pioli. Vince la squadra di Allegri che realizza il suo double e sogna il triplete. Per la Lazio, che si abbraccia a fine gara in un cerchio che include anche i massaggiatori, non c'è tempo per perdersi nei rimpianti: è già stracittadina; in palio il passaporto per l'Europa che conta.

TUTTO IN DIECI MINUTI - Allegri era stato chiaro: scendiamo a Roma per vincere, prima di Berlino c'è la Lazio. Non si faticava a crederlo, vista la formazione schierata se ne è avuta la certezza. Ribadito in conferenza stampa il concetto che Pirlo avrebbe giocato, è presto fatta la formazione torinese, costruita intorno ai ritmi e a i tempi del regista bianconero: in altre parole, il tecnico livornese schiera la migliore compagine a sua disposizione. Unici assenti forzati Marchisio e Morata, ammoniti nella semifinale di ritorno a Firenze e per questo appiedati. La Juve che conta c'è tutta: c' Vidal, c'è Pogba, c'è Carlitos Tevez. E la Lazio? Spronata dalla sua curva con l'ennesima corografia mozzafiato, sospinta da uno striscione che recitava: "Senti il richiamo della tua gente, senti il richiamo della tua storia: avanti Lazio, conquista la vittoria!", anche Pioli non fa sconti, inserendo i disponibili più in forma: per questo non c'è Biglia che i medici hanno fermato ancora per questo confronto e contano di recuperare nel derby. Al suo posto, con grinta, Danilo Cataldi. Gioca il portiere di coppa, Berisha, che offrirà però una prestazione poco sicura. La difesa si completa con la coppia (originaria) Gentiletti -De Vrij riadattata a tre insieme a Radu, Basta sale a destra nel centrocampo a quattro accanto a Parolo, Cataldi e Lulic. Pioli cambia schema tattico, adotta il 3-4-3, vuole provare a bloccare gli attacchi centrali della Juve che tanto hanno fatto male nelle partite di campionato. Davanti (piuttosto appannato in questa occasione), Miro Klose. Pronti, via, e la Lazio già festeggia: è solo il quarto minuto, quando Cataldi scodella in area un calcio di punizione con i giri contati: con fare da navigato centravanti, è Radu a impattarla di testa, bucando Chiellini e Bonucci (non due di passaggio) e a battere Storari sul palo alla sua sinistra. Tripudio nella metà laziale dello stadio, sudore freddo in quella juventina; diversamente non poteva andare. Sfortunatamente per Pioli e soci, la Juve targata Allegri ha il grande merito di non disunirsi mai e di provare, subito, a rispondere se offesa. E così, non passano neanche sei minuti che la Juve risponde a tono. Grosso modo la dinamica è la stessa del vantaggio laziale: punizione calciata in area (da Pirlo), sponda aerea di Evra bravo a pescare Chiellini, rapido a ribadire di sinistro in gol. Sul quale appaiono evidenti le incertezze dell'estremo albanese, indeciso nell'azzardare l'uscita o meno: Chiellini ne approfitta e lo fulmina al volo. Poi, come tutte le partite, o meglio le finali che vivono un inizio pirotecnico, subentra la fase della calma e dello studio tattico. Gentiletti ringhia su Tevez, Parolo finisce sul taccuino dell'arbitro, Candreva impazza da una fascia all'altra. Insomma, la Lazio ci prova; di fronte trova però un solido muro fatto di organizzazione e geometria pressoché perfette: passare diventa complicato. La cronaca non racconta altro, la partita è un misto di strategie, tattiche, errori più o meno grossolani. L'intervallo è una manna per i due tecnici.


DJORDJEVIC NO, MATRI SI - Sta tutto qui il succo della seconda frazione, dell'amarezza biancoazzurra e della gioia juventina. Anche nel secondo tempo, occasioni limpide, specchiate, non è che ce ne siano poi molte. Allegri e Pioli cominciano a fare i conti con gli altri impegni e con i primi acciacchi che la partita porta con sé, con le due panchine che mandano a scaldarsi tutti i rispettivi componenti: passano i minuti, lo spettro dei supplementari si allunga sull'incontro. Pogba da una parte (al 60' spaventa Berisha con un colpo di testa di poco alto) e Felipe Anderson dall'altra (è da manuale una sua serpentina al 66'), sembrano essere quelli più disposti a finirla nei novanta. Non sarà così, però. Intanto Pioli avvicenda l'ariete serbo con Klose (peccato, impalpabile davvero la sua prova da centravanti) e verrà ripagato, almeno in quanto alla volontà da Djordjevic. E proprio la punta laziale, a tre minuti dal 90', ha l'occasione per il colpo grosso: il filtrante che Parolo gli regala, andava semplicemente spinto in porta, lui lo cicca maldestramente. Allegri capisce che ora di allungare la squadra: fuori LLorente, anche lui appannato, dentro Matri, già eroe di coppa. Minuti finali. Le ginocchia tremano, i supplementari si avvicinano. Unico sussulto finale: il gol in fuorigioco di Matri, che Orsato e Faverani bloccano sul nascere. Sarebbe stato troppo però. È nel primo dei due extra-time, però, che la partita scivola via, così come la coppa, dalle mani di Pioli e compagni, assumendo anche i contorni della beffa. Diversamente non si può commentare quanto accade tra il 95' ed il 97': cinque minuti dopo il novantesimo, innescato ancora da Parolo, l'ariete serbo sfodera un sinistro potentissimo che cozza sul primo palo di Storari per poi sbattere contro l'altro montante, senza finire dentro. L'Olimpico laziale impreca, quello juventino ringrazia e forse ci legge un segno del destino. Che sarà infatti benevolo, due minuti più tardi: Pirlo imbecca Matri che appoggia a Tevez, il cui tiro è stoppato da Mauricio, ma la ribattuta, catturata dall'ex centravanti Milan, si trasforma in un comodo appoggio in rete, su cui Berisha appare troppo distratto. Sorpasso e pallino delle operazioni in mano: di più e di meglio, Allegri non chiedeva. Non succede più nulla. Alla fine è festa grande per la Juve, con la fame di successi che davvero non si sazia. Per la Lazio, invece, è tempo di sgombrare la mente. C'è un derby da giocare e, se si vuole sognare, da vincere. Commoventi gli abbracci del gruppo biancoceleste: calciatori, allenatori, massaggiatori, medici e magazzinieri sono tutti nella stessa barca: emblematica l'istantanea in cui Ledesma abbraccia e consola uno sconsolato Cataldi. Il passato e il futuro della Lazio.

IN MIXED ZONE - Arriva Radu, un po' dolorante per una sospetta lesione: "Volevamo fare bene, ci tenevamo a vincere ma soprattutto a regalare una prestazione di livello ai nostri tifosi. Siamo riusciti, purtroppo, solo nel secondo intento. Felice per il gol, lo sarei stato di più se avesse coinciso con una nostra affermazione. L'abbraccio a fine gara? Siamo una grande famiglia, siamo un gran gruppo, per noi è normale stare tutti insieme".
È il momento dei vincitori, ma soprattutto dei goleador; ecco Chiellini: "Partita dura, ci aspettavamo una Lazio forte, lo è stata ancora di più giocando una partita davvero intensa. Correvano molto, non davano punti di riferimento, ci hanno messo in difficoltà. Noi bravi a non mollare una volta in svantaggio e altrettanto bravi a cercare subito di rimediare le cose. Non ho ancora rivisto il mio gol; so solo che ho provato una gioia immensa, anche perché da quando so che a luglio diventerò padre di una femminuccia non avevo ancora segnato. Ecco, questo gol ha la sua dedica".
Passa Matri: "Siamo una squadra consapevole, capace di gestire al meglio le partite, come oggi: potevamo demoralizzarci perché la Lazio stava giocando un buon calcio e invece no, abbiamo tenuto e siamo arrivati in fondo. Il triplete? Tutti sanno quanti sia dura la partita del 6 giugno prossimo, ma noi ci alleniamo, ci prepariamo senza assilli. Vedremo come andrà a finire; nel calcio non c'è nulla di scontato".


IL TABELLINO
JUVENTUS-LAZIO 2-1
Marcatori
: 4' Radu (L), 10' Chiellini (J), 97' Matri (J)

JUVENTUS (3-5-2): Storari; Barzagli, Bonucci, Chiellini; Lichtsteiner (115'Padoin),Pogba (77' Pereyra), Pirlo, Vidal, Evra; Tevez, Llorente (84' Matri).
A disp. Buffon, Moedim, Rubinho, De Ceglie, Marrone, Ogbonna, Asamoah, Sturaro, Pepe, Coman. All. Allegri.

LAZIO (3-4-3): Berisha; de Vrij (105' Keita), Gentiletti, Radu (70'Mauricio); Basta,Parolo, Cataldi, Lulic; Candreva, Klose (82' Djordjevic), Felipe Anderson.
A disp. Marchetti, Strakosha, Braafheid, Ciani, Cavanda, Novaretti, Ledesma, Onazi, Mauri. All. Pioli.

ARBITRO: Orsato (sez. Schio). ASS.: Stefani -Faverani. IV: Tagliavento. ADD.: Mazzoleni -Banti.
NOTE. Ammoniti: 18' Parolo (L), 60' Evra (J), 64' Bonucci (J), 109' Candreva (L)
Recupero: 3' st, 1'sts.

 

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