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venerdì 25 settembre 2020


Gli italiani sono pronti per Internet?

Indagine sul commercio on-line: quanto abbiamo metabolizzato le nuove tecnologie? E perché non le abbiamo metabolizzate di più?

29.06.2008 - Alessandro Pangallo



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Negli ultimi cinque-sei anni, la banda larga per la navigazione in internet, da fenomeno circoscritto agli uffici o alle fasce più abbienti della società, è divenuto uno strumento accessibile praticamente a tutti gli italiani. Tuttavia, nonostante internet sia entrato nelle case di molti italiani, qui nel Bel Paese la "rivoluzione informatica" che ha già preso piede in molti altri Paesi occidentali non è avvenuta se non parzialmente. Perché se da un lato è vero che utilizzare un programma di chat o scaricare l'ultima suoneria per il cellulare dalla rete vuol dire "utilizzare internet", dall'altro lato possiamo dire con certezza che questo utilizzo è assai superficiale e poco sfrutta le vere potenzialità del mezzo informatico.


Tramite una semplice inchiesta (fonte: archivio privato) abbiamo somministrato a cento persone scelte in modo casuale (leggasi, fermandoli per strada) una semplice intervista riguardante il commercio on-line. L'intervista seguiva la metodologia della cosiddetta "analisi congiunta", in cui l'intervistato prima forniva alcuni dati anagrafici, dopodichè esprimeva le proprie preferenze riguardo al mondo dell'e-commerce e infine rispondeva alla domanda "preferirebbe acquistare questo oggetto su internet o recandosi direttamente a comprarlo da un rivenditore tradizionale?". Gli oggetti presi in esame erano catalogati in quattro categorie (abbigliamento, hi tech, prodotti per l'informatica e articoli di collezionismo) e, solitamente, comprare su internet voleva dire avere un risparmio di denaro sull'acquisto del prodotto.
Ciò che è stato possibile notare attraverso le interviste svolte nell'ambito della ricerca è stata una generale diffidenza nei confronti dell'informatica e dei computer in generale, dovuta più che altro all'ignoranza (molti intervistati dichiaravano candidamente di non sapere utilizzare il computer neanche nelle sue funzioni più basilari) o alla diffidenza.
Il campione di intervistati tendeva a accogliere subito con un certo grado di riluttanza il mondo dell'e-commerce. Non a caso, molti di loro si presentavano da subito con la frase "guarda che io su Internet non compro niente", per poi andare a preferire, messi di fronte agli esercizi di scelta, in taluni casi le risposte che prevedevano l'utilizzo dell'commercio on-line. E' stato molto utile svolgere direttamente le interviste perché i commenti che gli intervistati facevano nel corso del sondaggio erano significativi delle loro convinzioni a priori: di tutti i commenti, il più frequente è stato "ma questi prezzi, sono veri o ve li siete inventati?".
Quando veniva risposto loro che tutte le aste e tutti i prezzi erano reali, essi tendevano parzialmente a cambiare idea sull'e-commerce, e c'è da credere che almeno qualcuno degli intervistati sia stato preso dalla curiosità di andare a conoscere quel mondo di cui al massimo aveva sentito parlare o aveva letto sul giornale.


Il problema vero del commercio on-line in Italia si trova infatti nel grado di propensione all'uso del mezzo informatico degli italiani e nella loro cronica diffidenza verso il prossimo, dati questi che vengono solitamente presi in considerazione anche dagli osservatori elettorali come l'ITANES.
Di fatto, gli italiani nel computer vedono ancora una macchina da scrivere, uno strumento ludico-ricreativo o al massimo una potente biblioteca a domicilio, ma non sono ancora riusciti a fare un passo avanti: Internet ha aperto opportunità economiche enormi, possibilità comunicative che nessuna generazione precedente aveva mai avuto, occasioni di conoscere in tempo reale notizie provenienti dall'altro capo del mondo.


A questo punto, si può arrivare alla conclusione che gli italiani sono già dei compratori on-line? No, ancora preferiscono comprare di persona, dato che non possiedono la confidenza necessaria con il mezzo informatico o comunque diffidano dal commercio on-line. Nell'ipotesi in cui la rivoluzione informatica che è già in atto nella maggior parte degli altri Paesi occidentali si realizzi anche in Italia, gli italiani sarebbero buoni compratori on-line? Dipende, dato che sicuramente il volume degli scambi aumenterebbe, ma c'è da credere che esso non assumerebbe la portata che già ha in altre zone del mondo.
D'altronde, non possiamo prescindere dalle caratteristiche storiche e culturali degli italiani, né dal fatto che in un Paese cosiddetto sviluppato il sistema postale goda di una sfiducia così marcata e che d'estate il carico di corrente generato dai condizionatori provoca blackout in tutte le grandi città.
Ma, come si suole dire in questi casi, questa è un'altra storia…

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