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venerdì 25 settembre 2020


Recensione film: L'Italia del nostro scontento

Un film che mantiene le promesse: aumenta lo scontento per l'Italia

09.10.2009 - Alessandro Pangallo



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Titolo: L'Italia del nostro scontento
Regia:

Elisa Fuksas, Francesca Muci, Lucrezia Le Moli

Cast: --
IMDB: --
Voto: 1/100

I festival del cinema sono l'occasione per tanti giovani cineasti di esibire le loro opere, magari al fine di trovare qualcuno per distribuire questi prodotti nelle sale cinematografiche. L'Italia del nostro scontento è un documentario che sarà presente alla prossima Festa del Cinema di Roma, il cui intento è quello di ritrarre la realtà italiana attraverso le tre tonalità della bandiera tricolore: il verde (l'ambiente), il bianco (i giovani), il rosso (la politica). Il documentario raccoglie una serie di interviste e testimonianze di ragazzi e personaggi della cultura italiana, che si interrogano sui problemi dell'Italia e che provano a suggerire delle cure per far ripartire il Bel Paese.

Una delle prime cose che un regista dovrebbe decidere è il target di spettatori ai quali vorrebbe rivolgersi. Questo film, invece, non si rivolge a nessuno. Se siete già abbastanza disgustati dalla situazione italiana è probabile che la reazione all'imponente dose di luogocomunismo inserito dalle tre giovani registe sia una sensazione di fastidio e irritazione, se invece siete poco interessati in proposito non sarà di certo questo film a farvi cambiare idea sull'argomento. C'è sicuramente l'intenzione di "scattare una fotografia" dell'Italia di oggi, ma il cavalletto è stato posto in un punto decisamente poco appropriato: manca un qualsivoglia filo logico in grado di giustificare un film che si basa sulle considerazioni di una serie di uomini della strada, alcuni dei quali, però, di fronte alla telecamera, tendono a diventare caricature di loro stessi, esasperando il proprio dialetto o dicendo frasi di un'ovvietà imbarazzante.

Oltre tutto, uno dei punti che viene fuori dall'analisi dei giovani sulla società italiana è che "il mondo è più facile se si nasce con un certo cognome", lasciando sottintendere una critica al sistema di raccomandazioni e nepotismo. Simpatico notare, però, che tra le registe vi sia Elisa Fuksas, figlia d'arte del noto architetto Massimiliano Fuksas, la quale ha dichiarato in sede di conferenza stampa di essere stata scelta dall'ideatore del soggetto per dare il proprio punto di vista sui giovani. Forse saremo eccessivamente malfidati, ma visto il cognome della ragazza e il risultato finale della pellicola, qualche dubbio su tale scelta sembrerebbe più che legittimo, anche perché in questo modo pare confermarsi proprio l'assioma che il film sembra criticare: nascendo con un certo cognome la vita è più facile. Peccato che tale riuscita dimostrazione sia stata fatta impiegando soldi pubblici…

 

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