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sabato 26 settembre 2020


L'altra faccia di Batman

Il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan

23.02.2009 - Valentina Ariete



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Cinema e fumetto hanno molto in comune: nati agli inizi del ‘900, al principio considerati semplice intrattenimento per masse poco colte ed esplosi negli anni ’30 dimostrandosi forme d’arte complete in grado di cogliere gli umori e il senso del proprio tempo.
Inevitabile quindi una loro più complessa unione.
A partire dagli anni ’60 molti supereroi della carta stampata hanno trovato una seconda vita nel piccolo schermo: Superman, Batman, Hulk tutti sono entrati nelle case della gente, ma sempre nell’ottica del divertimento puro, a volte anche parodistico.
Nei ’70 arriva la prima trasposizione cinematografica di Superman: il film di Richard Donner ottiene un grande riscontro e segna l’inizio del successo dei “cinefumetti”.

Il Batman di Frank Miller


Al cinefumetto però manca ancora quel quid che possa elevarlo dal suo stato di divertimento scacciapensieri un po’ superficiale, pieno di effetti speciali e povero di sostanza.
Negli anni ’80 a sconvolgere il genere ci pensa il genio di Tim Burton: accantonando lo stile scanzonato e ironico dei suoi predecessori e la costruzione bidimensionale dei personaggi, Burton crea un mondo molto più cupo, in cui il supereroe è una figura al di fuori della società, tormentata e complessa, un “freak” che non riesce a trovare il suo posto nel mondo e che è gettato in mezzo all’infinito scontro tra bene e male.
Per costruire il suo mondo fantastico che ha i toni della favola dark, Burton pesca a piene mani dal Batman di Frank Miller, colui che ha dato nuova linfa vitale e un fascino molto più prepotente all’uomo pipistrello.
Dopo i due capitoli di Batman firmati da Burton, il cinefumetto è diventato una costante del cinema americano che ha portato sullo schermo moltissimi personaggi: dall’imbranato Peter Parker in arte Spiderman, ai mutanti di X-man, passando per Hulk e 300, il fumetto sembra diventato il bacino più semplice da cui attingere in mancanza di idee.
Tra tutti i supereroi però l’uomo pipistrello è quello che più ha affascinato i cineasti.

Jack Nicholson è Joker nel film di Tim Burton


Ma perché proprio Batman?
Al contrario di Superman che è nato supereroe e che rappresenta il bene senza incertezze e Spiderman che ottiene i suoi superpoteri per caso, Batman è un semplice uomo: Bruce Wayne non ha superpoteri, ma sceglie comunque di combattere il male.
Bruce Wayne è ricco, giovane, famoso ma ha anche un passato tormentato: di giorno è un playboy e di notte combatte il crimine. Nel combatterlo però è sempre in preda al dubbio: il confine che separa bene e male è labile e questo suo lato oscuro lo rende più umano rispetto agli altri colleghi in calzamaglia e decisamente più affascinante.

Heath Ledger è Joker in Il Cavaliere Oscuro


Questo aspetto, in parte emerso nei film di Burton, è espresso all’ennesima potenza nei film di Christopher Nolan e in particolare in “Il Cavaliere Oscuro”.
Il Batman di Nolan non solo mette in discussione il concetto di bene e male ma si interroga sulla figura stessa del supereroe. I supereroi rappresentano tutto ciò che di giusto e buono ha l’umanità: sono coraggiosi, difendono i più deboli e non perseguono il male.
Ma quando di fronte a Batman si presenta il Joker tutto cambia: il Joker di Nolan – grazie all’interpretazione straripante e indimenticabile di Heat Ledger - non è il buffone folle di Burton, ma il male personificato. Non un criminale, non uno psicopatico, ma un messaggero del male in forma umana. Un messaggero del caos e il caos non si può capire, non si governa, non fa prigionieri. Il caos travolge tutti: eroi, falsi eroi, amanti, gente comune, criminali; brucia le convenzioni sociali, le regole, le certezze. Azzera tutto. E torna di nuovo. In questo modo la luce si fa sempre più oscurità e non ci sono più buoni e cattivi: tutti sono vittime e nessuno è innocente.
Nel film di Nolan quindi il supereroe non può più ergersi al di sopra del male perché come dice il Joker bene e male si completano: se non ci fosse l’uno non sapremmo definire l’altro. Il Jocker è così l’altra faccia di Batman. In mezzo ci siamo tutti noi, con le nostre coscienze e le nostre paure, i sogni e le speranze. In un mondo, dove non c’è più un senso comune e uno scopo collettivo ma solo interessi individuali, il caos è dietro l’angolo e non si può evitare.
Chi può dunque guidare un popolo che è un gregge di pecore in pasto a lupi senza volto?
Non l’eroe del giorno dalla faccia pulita e rassicurante incarnato da Harvey Dent: al momento opportuno tanta perfezione mostra sempre il suo lato mostruoso.
Forse gli eroi non sono che il lato glamour della violenza.
L’unica speranza allora è qualcuno in grado di sacrificarsi sapendo che il suo nome non verrà osannato, sapendo che forse il suo sacrificio ha solo ritardato l’ora della fine.
Perché il caos è multiforme e insidioso.
Chi può sopportare una croce tanto pesante?
E che senso ha la parola giustizia di fronte a queste forze inarrestabili e più grandi dell’umana comprensione? Forse la giustizia non è altro che una convenzione creata dagli uomini.
Questi sono gli interrogativi che il film di Nolan pone, in un’ottica molto più vicina alla filosofia che non al puro spettacolo, riuscendo nell’impresa di unire i gusti di pubblico e critica.
Beati i popoli che non hanno bisogno di eroi dunque.
Perché con essi arriva sempre anche il caos.

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