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venerdì 24 maggio 2019


Per svegliare i bamboccioni ci vorrebbe Candy Candy

Intatta nei ricordi e negli omaggi della Rete, l'eroina degli anni '80 ci manca. Sarebbe stata perfetta per le generazioni future.

13.05.2013 - Simonetta Caminiti



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C'è solo un modo per fare conoscere alle generazioni di domani certe icone della Storia. Chi ha figlioletti o nipotini lo sa: sono ipnotizzati dall'amorfo (ma evidentemente magnetico) mondo dei Barbapapà, pendono dalle labbra spugnose di Spongebob. Possono contare i fori del suo viso giallo o conoscerli a memoria, ma non saprebbero mai, se non fosse per youtube, quante lentiggini affollano il volto di un'Eroina con la E maiuscola che una volta, quando bambini lo eravamo noi, ci faceva naufragare nella tv. Un cartone animato pure lei, ma così travolgente da farcelo dimenticare. Ebbene sì, Candy Candy ha abbandonato gli schermi di tutto il mondo dal lontano 1997, anno, tra l'altro, della sua ultima replica italiana sulle reti Mediaset. Un contenzioso tra le due autrici del manga (Yumiko Igarashi, la stessa illustratrice della bella Georgie, e Kyoko Mizuki, sceneggiatrice del fumetto e autrice del romanzo degli anni '70) ha bloccato la trasmissione del cartone animato da oltre quindici anni. Una vita. Quello che basta a farla ignorare non solo dai bambini di oggi, ma anche da generazioni di attuali ventenni che rischiano di non conoscere l'orfanella più amata del mondo.

Più famosa per i piagnistei che per il suo carattere combattivo e sempre capace di reinventarsi (sarebbe stata una maestra perfetta, lei, per i figli della recessione, per gli orfani del governo, per la società del precariato), in effetti Candy Candy non sarebbe mai approdata alla Casa di Pony se quel giorno, sulla collina in mezzo alla neve, neonata, non avesse sbraitato forte. Non avrebbe sedotto il principe della collina, non sarebbe stata contesa tra i fratelli Archie e Stear, non sarebbe sopravvissuta alla morte dello stucchevole Anthony, non avrebbe conquistato le simpatie dell'irrestibile Albert, se in mezzo a quel mare di lentiggini non avesse sempre trovato la forza di mordere, di dare rispostacce alle suore malvage, di arrampicarsi sugli alberi con l'agilità di un uomo e di avere sempre il sex appeal svenevole di un'eroina della Belle Epoque. Capelli biondissimi, strani, davvero unici: perfino sciolti mantenevano la scriminatura delle codine col fiocco rosa con cui, formato bambola, sarebbe entrata di prepotenza in tutte le case italiane. Gli occhi verdissimi, enormi, sgranati a guardare il mondo e aggredirlo sempre, ma con grande stile. E quando piangeva, ah, come faceva piangere. Strappava il cuore dal petto a chiunque non fosse un'invidiosa patologica come Iriza. Candy ha steso proprio tutti. Soprattutto lui. L'antesignano cartoon dei cattivi ragazzi che oggi affollano i tabloid. Terence, l'attore ribelle quanto lei, fortissimo e vulnerabile come lei, l'imprevedibile, invincibile Terence. Quello che - da copione nei cartoni animati giapponesi, all'epoca - baciava sulle labbra per vedersi schiaffeggiare come Rhett in Via col vento, ma con quelle labbra trasferiva nelle piccole donne di tutto il mondo un segreto: siamo nate per soffrire. Il paradiso perduto è l'unico concepibile in natura. Già, perché hai visto mai che fossero davvero destinati a stare insieme, Terence e Candy Candy? Sotto la neve battente di Chicago, il narratore del cartone animato affogava in un mare di lacrime le fan: «A volte il destino può sembrare crudele». Perché Terence sposa Susanna, la collega attrice rimasta con una gamba sola per avergli salvato la vita. E Candy? Cuore a pezzi, senza più un soldo, scopre che il suo migliore amico Albert è la Trinità: il principe della collina mai meglio identificato della sua infanzia, lo zio William (per cui una specie di ricco magnate con una manciata scarsa di anni più di lei) e infine, appunto, Albert, l'amico di una vita circondato dagli animali. Naturalmente, se ne innamora riamata. Lei è Candy, e dove vuole arriva. Qualche volta, nelle cose belle inciampa senza accorgersene, ma se le merita perché, orfana abbandonata, infermiera mortificata, Cenerentola messa a dormire nelle stalle, il meglio della vita è ai suoi piedi. E pensare che oggi, oggi che la sua linguetta rosa fuori dalle labbra a mo'di smorfia quando si rimbocca le maniche sarebbe di enorme esempio alla gioventù di domani, quasi rischia di essere dimenticata. Meno male - lo abbiamo verificato personalmente - che è tutta intera su youtube. In 115 episodi. 

 

 

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