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mercoledì 23 settembre 2020


"The Simpsons", tra filosofia e metafisica

Al via la nuova stagione della serie

21.04.2014 - Francesco Silella



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Perché scrivere de "I Simpson" e perché ora, sinceramente è una domanda a cui ancora adesso non sono certo di poter dare una risposta ma, stimolato nel punto giusto dal mio lobo frontale dalle polemiche di questi giorni sulla "voce diversa" del caro vecchio "Homer", tengo anche io a far sentire il mio modesto parere in materia.
Per quanto Leibniz avesse ipotizzato che la Terra, in quanto unico mondo abitabile conosciuto fosse il migliore di tutti i mondi possibili, io, avendo lievemente spostato, solo per qualche istante dal mio campo visivo, quel "velo di Maya" che mi ha protetto per tutti gli anni passati e che spero continui a fare per quelli futuri posso, senza dubbio, dire che poteva andarci peggio. Questo mondo poi non è così tanto male, basta solo saperlo prendere per il verso giusto ... per tutto il resto ci sono i Simpson.
In questa settimana è arrivata in onda sulla rete nazionale l'ultima ed attesissima stagione della famiglia più gialla d'America, ed il giorno seguente il web attraverso i social network è letteralmente stato invaso di commenti di sdegno e protesta contro la nuova voce del capofamiglia prestatagli dall'attore Massimo Lopez. Inizialmente, a primo ascolto, non sentire quella risata sguaiata che solo lui sapeva regalarci ho cambiato faccia e, a ridarmi il sorriso è stata una delle poche voci che non si sono dileguate con l'arrivo dei nuovi episodi: quella di Monica Ward che, sentendosi già dai primi anelli ha riportato il sorriso sui volti di chi, deluso, è riuscito a scorgere le sfumature di un alba rossa attraverso i nembi di un mare in tempesta. Ma, pian piano, che l'episodio volgeva al termine così faceva anche il mio stupore. Tonino Accolla ha lasciato un vuoto dietro di se che nessuno potrà mai sperare di colmare e tutti gli "status" di FB del mondo non lo riporteranno da noi. In questo momento di fragilità, la vita, che ci è madre, amica ed amante ci insegna ad andare sempre avanti. I grandi re ci lasciano e noi, comuni mortali, dobbiamo continuare a scrivere la nostra storia e proseguire sul nostro cammino. Il doppiaggio e l'Italia da sempre vivono una stupenda storia d'amore e, come Carlo Romano, per anni doppiatore di Jerry Lewis, rese immortale l'attore americano per le generazioni italiane future, così "I Simpson", non potendo arrestare il loro processo di viralità iniziato quel "fortunato" 17 dicembre del 1989, oggi, ritrovano la loro voce nel grande attore Massimo Lopez che non ne fa una mera imitazione, tanto ricercata dalle masse, ma porta il suo reale contributo artistico con il suo bagaglio di esperienze lavorative distribuitesi tra teatro, doppiaggio, cinema e tv e con l'aggiunta delle sue esperienze di vita che gli consentono l'estro artistico ed originale che solo un artista del suo calibro può dare. Il doppiaggio non è un mestiere per tutti e, soprattutto, non è un mestiere per imitatori.
Nel libro "I Simpson e la filosofia" degli autori Irwin, Conard e Skoble si demolecola il concetto di essere fan di una serie tv e si rende materiale il concetto di "saggio simpsoniano" del quale mi sento parte ma per tutti coloro che avevano solo bisogno di "vomitare" il loro insulso parere privo di basi e quello di alcuni giornalisti che in una sala di doppiaggio non ci sono mai entrati, invito ad andare oltre queste cose. Augurando buona fortuna al "nuovo" Homer Simpson resto sicuro che ci riabitueremo alla sua nuova voce che ritornerà a fare parte delle nostre famiglie, o che forse non ne era mai uscito, e, a differenza dell'unica famiglia che lui abbia amato a cui va tutto il mio abbraccio, ritorneremo a chiamarlo "papà".
Ci manchi.
GRAZIE.

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