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sabato 26 settembre 2020


EUROPA - Immigrazione: un'emergenza che l'Italia, senza Europa, non può sostenere.

Una delle maggiori priorità e sfide del semestre di Presidenza italiano sarà il potenziamento di FRONTEX

11.08.2014 - Marco Albonico



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Tra le varie sfide che deve affrontare il semestre di Presidenza italiana del Consiglio dell'Unione Europea (UE) vi è senz'altro l'emergenza migratoria, che impone alla UE l'adozione di una politica comune in grado di fronteggiare un fenomeno epocale.

In assenza di una politica comune a livello comunitario, l'Italia ha dato il via all'operazione Mare Nostrum il 18 ottobre 2013 per affrontare un vero e proprio stato di emergenza umanitaria in corso nello stretto di Sicilia, causato da un eccezionale afflusso di migranti, provenienti in gran parte dalle coste africane.  L'operazione Mare Nostrum ha una duplice missione: da un lato mira a garantire la salvaguardia della vita in mare, dall'altro vuole combattere il fenomeno dell'immigrazione illegale, assicurando alla giustizia tutti coloro che lucrano sul traffico illegale di migranti.

Seppur lodevole dal punto di vista morale e umanitario, il programma Mare Nostrum è stato criticato a causa dei suoi costi notevoli. Ai 9,3 milioni di euro al mese stanziati per questa iniziativa, solo per "far fronte al carburante ed alle indennità degli equipaggi", va aggiunto, infatti, il costo complessivo per sostenere l'assistenza ai profughi: dall'inizio dell'anno i profughi sbarcati sulle coste italiane sono stati più di 70.000, dei quali oltre 50.000 sono rimasti in Italia. Per assisterli, è stato speso dall'inizio di Mare Nostrum più di 600 milioni di euro.

Non si stratta, tuttavia, solo di un "problema" di costi.  Infatti, una delle sfide è data dall'aspetto logistico, che riguarda non solo il coordinamento tra i vari centri di accoglienza, ma anche e soprattutto l'adeguatezza di alcuni di questi centri. A tale proposito, a seguito di alcune denunce da parte dello United Nations High Commissioner for Refugees (UNHCR) e di organizzazioni non-profit tra cui Save the Children, trenta di questi centri sono già stati chiusi per il mancato soddisfacimento degli standard minimi dei servizi forniti ai migranti.  

A livello europeo, lo strumento più importante per la gestione dell'immigrazione è rappresentato da FRONTEX, l'agenzia comunitaria che si occupa del coordinamento del pattugliamento delle frontiere esterne, istituita al fine di migliorare la gestione integrata delle frontiere esterne degli Stati membri dell'Unione europea. Anche Frontex è stata criticata da più parti perché inefficace, soprattutto per l'insufficiente disponibilità di fondi.

Il fenomeno dell'immigrazione non è solo un problema italiano ma di tutti i Paesi della UE: è stata avanzata, quindi, l'idea di sostituire Mare Nostrum con un'agenzia Frontex più forte, più efficace e dotata di più fondi, al fine di affrontare in modo adeguato e coordinato a livello comunitario una delle sfide più importanti del XXI° secolo; in questo senso si è espresso il Ministro dell'Interno Alfano che, durante il suo intervento al Parlamento europeo il mese scorso, ha auspicato "l'assorbimento  dell'operazione italiana Mare Nostrum nella cornice europea."

Se la riforma di Frontex rappresenta la prima priorità a livello europeo in materia d'immigrazione e di controllo delle frontiere, la seconda priorità, come ha suggerito il Ministro Alfano, riguarda un rafforzamento della politica estera dell'Unione Europea nei confronti di Paesi come l'Africa. L'emergenza migratoria non deve essere affrontata solamente all'interno dell'Unione Europea né tantomeno deve essere ridotta ad una mera gestione comune delle frontiere esterne. La priorità, infatti, è "avere un'Europa che sia lì, in Africa, a fare il proprio dovere nei paesi di origine e transito dei migranti: se li blocchiamo lì attraverso un'azione europea saremo in grado di fermare i migranti illegali e organizzare la presenza in Europa dei profughi, di quelli che scappano da guerre e persecuzioni."

Tra le sfide del semestre di Presidenza italiana del Consiglio vi sono dunque il rafforzamento di Frontex, la lotta all'immigrazione illegale e al traffico di esseri umani, nonché una mirata politica estera nei confronti dei Paesi della Riva Sud del Mediterraneo. Tra gli obiettivi figurano inoltre la conclusione di una proposta di Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulle condizioni di ingresso e soggiorno di Paesi terzi per motivi di ricerca e studio, oltre all'attuazione del Sistema europeo comune di asilo.

Urge dunque una legislazione a livello comunitario che permetta un migliore coordinamento delle politiche migratorie nazionali e che dia all'Unione Europea poteri più incisivi in materia. In questa direzione sembra muoversi Juncker, il quale ha confermato che nella prossima Commissione ci sarà un commissario europeo per l'immigrazione: "Nominerò un commissario per l'Immigrazione che lavori assieme agli Stati membri e con i Paesi terzi più coinvolti dal fenomeno".

La possibile nomina di un commissario europeo per l'immigrazione rappresenta senz'altro la presa di coscienza a livello europeo dell'importanza del fenomeno migratorio e della volontà di affrontarlo. Occorre, tuttavia, che tale commissario non sia una "figurina vuota di poteri," bensì una personalità rilevante, incisiva e dotata di poteri reali.

Per la creazione di una tale figura, è chiaro che il tema dell'immigrazione dovrà essere affrontato in uno spirito di solidarietà. Per far ciò, è necessaria una condivisone delle responsabilità in modo che gli oneri dell'immigrazione non vengano sopportati unicamente da un unico Paese o da una cerchia ristretta di Stati membri. Solamente il superamento degli egoismi nazionali e politiche di azione esterna mirate potranno infatti assicurare una politica migratoria sostenibile ed efficace a livello comunitario.

 

 

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