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lunedì 10 agosto 2020


WebSerie #1

Tutte le ragazze con una certa cultura

26.11.2014 - Alessandra Lorenzo



WebSerie #0

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Nel contesto delle webserie è raro ritrovare delle personalità originali che hanno uno stile particolare, che impongono un'impronta propria e che inventano un linguaggio stravagante e caratteristico. E' questo il caso del cast, dell'autore e del regista di Tutte le ragazze con una certa cultura, un brillante e sofisticato esperimento di otto puntate che, nell'enorme laboratorio del Web, si distingue per accuratezza e spessore.

Numerose citazioni e riferimenti al panorama della storia dell'arte, della letteratura, della filosofia, del cinema e della musica fanno da cornice ad una storia d'amore e tormento che si sviluppa tra le pieghe di un'epoca di perpetuo bombardamento culturale e visivo, "nel vuoto cosmico di una generazione disillusa ma ironica". Luca, interpretato da Daniel Terranegra, ha trent'anni, è assistente universitario e correttore bozze. Silvia (Federica Brenda Marcaccini), invece, di anni ne ha ventiquattro, non ha la tv a casa, legge Bret Easton Ellis e apprezza particolarmente i quadri di Schiele. Attraverso i ciclotimici protagonisti del racconto vengono analizzati tic e cliché propri di diversi ambienti (culturali e non) e, inevitabilmente, si arriva a proporre una graffiante, ma al contempo divertente, chiave di lettura della spesso paradossale scenografia quotidiana media. La webserie, dunque, diventa un viaggio irriverente nelle manie di una generazione divorata da social network, mostre d'arte, appuntamenti mondani ed etichette su scatole, malauguratamente sempre più spesso, vuote.

Noi di MP News abbiamo intervistato Roberto Venturini, autore del racconto progenitore "Tutte le ragazze con una certa cultura hanno appeso in camera almeno un dipinto di Schiele", Felice V. Bagnato, regista della webserie e Federica Brenda Marcaccini, alias Silvia.

 

Chi eravate prima di "Tutte le ragazze"?

Roberto: Io ero Luca, assistente universitario e correttore bozze.

Federica Brenda: Prima di "Tutte le ragazze" facevo più o meno quello che faccio ora, studiavo e studio Lingue alla Sapienza, recitavo sempre nell'ambito del Web (The Pills, ndr) e, saltuariamente, lavoravo e lavoro come barman.

Felice: Io ero Bruce Wayne, poi sono diventato Batman. Visto che ormai Batman lo fanno tutti, ho pensato di fare "Tutte le ragazze".

Il progetto, o meglio il racconto, ha stampo cinematografico, ma è stato trasformato in una serie. Pensate di aver fatto un prodotto adatto solo per Internet? Il vostro stile e il vostro linguaggio sarebbero mai potuti andare in TV o sul grande schermo?

R: Tutto ha inizio da un mio racconto, Felice mi ha chiesto di farne un cortometraggio e, successivamente, ho scritto tutta la serie.

F: L'idea era di fare un cortometraggio, ma dal 2008, anno in cui ho letto il racconto, al 2012, anno in cui abbiamo iniziato a girare, si sono sviluppate le serie web. A quel punto ci siamo accorti che l'idea di fare un corto non aveva più molto senso, anche perché il soggetto, come impronta, era già di per sé cinematografico.

Qual è lo spettatore che pensavate potesse apprezzare la serie? E qual è invece lo spettatore che, in effetti, vi guarda?

R: E' un problema che inizialmente non ci siamo posti, avevamo l'esigenza di rendere concreto il nostro progetto. Personalmente però mi sono accorto che il fenomeno delle serie web è per certi aspetti "settoriale". Abbiamo pensato quindi di adattarci sia al modo di ridere del ventenne che del trentenne.

Nella serie ci sono molti riferimenti a Roma e alla romanità. Quanto pensate che possano essere comprensibili al di fuori del GRA?

FB: Sicuramente abbastanza.

F: Io ho delle testimonianze in merito: persone che da Nord a Sud l'hanno vista senza problemi.

R: Quando si fa riferimento all'aperitivo a Monti, ad esempio, si tratta qualcosa di talmente caratterizzato che non c'è spazio per gli eventuali dubbi dello spettatore. Nello specifico, trasferendo il discorso in un'altra realtà, è un po' come l'aperitivo ai Navigli, a Milano.

Parlando sempre dei riferimenti, il citazionismo esasperante è stato un marchio di fabbrica. Avete preso a piene mani "sia dall'alto che dal basso", dai film classici a Bim Bum Bam. In questo modo non si rischia di rendere il prodotto ancora più di nicchia? Avete scelto coscientemente di restringere il campo degli spettatori?

FB: Forse, più che le citazioni cinematografiche, sono le citazioni artistiche che rendono il prodotto "di nicchia".

F: Per quanto mi riguarda, l'idea era di prendere la "cultura alta" e la "cultura bassa", rimescolare il tutto e tirarne fuori qualcos'altro.

R: Posto che non abbiamo scritto Memorie dal Sottosuolo di Dostoevskij, è stato un gioco comunque voluto, con tutti i rischi del caso.

Piccola curiosità: chi sceglieva le citazioni iniziali e quanto ritenete siano importanti per capire il senso di ogni episodio?

R: Le citazioni iniziali sono parti della mia tesi di laurea. Per il primo episodio, le citazioni iniziali sono fondamentali, in seguito c'è una sorta di scarto tra la citazione iniziale e l'evolversi dell'episodio.

Federica, quanto ti somiglia il personaggio di Silvia?

FB: Come diceva Felice, la caratterizzazione del personaggio è opera mia. Ovviamente, nella vita reale sono diversa ma c'è una buona base di fondo. Silvia però è una persona che domina assolutamente, non ci sono momenti in cui ciò non accade.

F: Posso confermare!

R: Il personaggio è stato concepito prima di conoscere Federica, la sua personalità è stata però talmente prepotente che, inevitabilmente, mi ha condizionato nel seguito della stesura del racconto.

Che generazione avete cercato di descrivere con i vostri personaggi? Pensate che questa sia una buona rappresentazione dei giovani italiani moderni? Qual è il giudizio che date su questi giovani?

FB: La generazione rappresentata è quella dei ventenni e dei trentenni. L'idea di base era ironizzare sulle diverse "categorie sociali", dagli hipster ai radical chic. Tra l'altro, c'è una grande coincidenza che riguarda la questione temporale: Roberto ha scritto il racconto nel 2007, Felice l'ha letto un anno dopo, mentre la serie è uscita nel momento in cui questi modi di fare hanno iniziato ad essere ricorrenti, quindi "di moda".

R: Abbiamo voluto rappresentare una parzialità di persone inserita in una fauna abbastanza eterogenea. Quanto al giudizio, io ho una visione piuttosto positiva, dopotutto ogni epoca ha avuto i suoi cliché.

F: Ci sono due certezze nella vita, la speranza e la cross medialità!

Ci sono molti riferimenti a film, canzoni, oggetti del periodo '60-'70 e molti meno agli anni successivi. Quali sono le motivazioni di una scelta che sembra non essere casuale?

F: In realtà ci sono dei riferimenti anche al periodo successivo.

R: Il periodo successivo si sta storicizzando adesso, di conseguenza è un periodo più difficile da raccontare. A questo si aggiunge una "difficoltà" legata al fatto che gli anni '80 - '90 sono gli anni in cui ho vissuto. Ecco tutto.

Parliamo di progetti futuri. Avete in mente una seconda stagione? Volete farla, o volete spostarvi su progetti diversi?

F: Noi vorremmo fare una seconda stagione. Il problema è che mantenere una qualità alta, soprattutto in termini di tempo, costa.

FB: In un'intervista precedente ci hanno dato l'idea del crowdfounding. Vedremo in futuro cosa accadrà.

R: Un po' di speranza c'è, proprio su questa speranza è stato già scritto il primo episodio della seconda stagione.

Domanda finale, un buon motivo per guardare la serie?

F: Direi perché la serie è divertente, ha una bella storia e si fa seguire.

FB: Perché è qualcosa di diverso, non è detto che poi piaccia. Mera curiosità?

 

Grazie a Federica, a Roberto e a Felice per l'intervista.

Il consiglio è di tenerli d'occhio, la dimostrazione è lasciata al lettore.

 

Intervista realizzata in collaborazione con Vezio Ceniccola.

 

 

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