Recensione Musica: Gogol Bordello - Super Taranta!

16.03.2008 - Gabriella Scafuri

Titolo: Super Taranta!
Artista: Gogol Bordello
Etichetta: Sideonedummy Records
Anno d'uscita: 2007
Genere: Gipsy Punk
Voto: 7/10

I Gogol Bordello sono probabilmente la realtà più affascinante della musica degli ultimi anni, nonché fondatori del gipsy punk: una fusione di folk, reggae, punk, rock, ska e musica italiana.
Trattasi nient’altro di una base punk, arricchita –e spesso sorretta- da inserimenti, quasi revivalistici, di strumenti tipici dell’Est europeo (luogo di provenienza della maggior parte della band) : violini, fisarmoniche, tamburelli e sui generis.
Il tutto combinato ad un clima dichiaratamente festoso, tipico delle sagre paesane.
A conti fatti si potrebbe definire una re-interpretazione del punk.
Formatisi  nel lontano 1993 a New York, soltanto nel 2005 si fanno conoscere con “Gypsy Punks (Underdog World Strike)”: una quindicina di brani in cui urla festaiole con un retrogusto alcolico si mescolano a sonorità balcaniche, conferendo al tutto un’aria stralunata e circense.                                                                                            Ora, dopo un lungo tour in giro per il mondo e due anni di pausa, i Gogol ci riprovano.
Esuberanti, spregiudicati, musicisti senza dubbio sopra le righe, tanto alticci, tanto super, come titola questo nuovo disco.
E la formula rimane pressoché invariata, se si esclude l’unica, vera, grande novità: la taranta, il ballo a ritmo di tamburelli popolare in Puglia.
La leggenda narra che Hütz e compagni, durante un soggiorno in Toscana, avessero visto un quadro che riproduceva una donna sofferente a terra e, sopra di lei, un violinista che cercava di guarirla con il suono del suo strumento.
Da qui, l’ispirazione.
Ma “Super taranta” è un album riuscito in parte : spinge bene sull’onda del precedente “Gipsy Punks Underdog World Strike”, però non riesce a trasmettere quella carica che i Gogol Bordello hanno e che forse solo un cd live potrebbe racchiudere.
Eugene Hütz (vera e propria anima del gruppo) e soci ce la mettono tutta per dar vita ad un clima scanzonato, partendo da una tarantella smodata fino al pogo e variando la scaletta con echi dub e riflussi hard-rock; però restano ancora lampanti i richiami ai Clash, Pogues e Mano Negra.
Tuttavia, non mancano le chicche: “Wonderlust King”, ballata ruvida e malinconica allo stesso tempo, dominata dalla voce impastata di Hütz e dalle annesse sviolinate, e la vivace “Zina – Marina”, carillon folcloristico a metà fra i Bauhaus e i migliori Clash.                                                                                                                  Notevoli anche brani come “Harem In Tuscany (Taranta)”, una sfrenata tarantella che si svolge su una linea vocale giocosa e serpentina, o ancora l’omonima “Super Taranta”, dove la follia della band prende vita in un tripudio di percussioni, urla esilaranti, che confluiscono in un climax ritmico assai coinvolgente; e anche l’acido punk di “American Wedding”, ruvida ed elettrizzante, non dispiace.                                     
La nota dolente risiede, quindi, nella ripetitività: dopo due dischi praticamente simili, un terzo sarebbe decisamente troppo per questa proposta, tanto originale quanto abusata.                                                                                                                                     Ma soprattutto, quello che sfugge al disco è l’umanità della band, pronta a darsi fino all’esaurimento ed oltre, con una contagiosa voglia di suonare e di divertire.
Resta quindi evidente che è nella dimensione live che la loro musica si svela così potente e irriverente come solo un incrocio di culture, stili, teatralità e ritmicità può essere.