Morphine - Good

01.05.2007 - Edoardo Iervolino

Titolo: Good
Artista: Morphine
Etichetta: Rykodisc
Anno d'uscita: 1992
Genere: Jazz Blues
Voto: 7.5/10

Boston. Siamo in un pub con pavimenti in parquet. Seduti al bancone, ci guardiamo attorno: non si vede null’altro che una cappa densa di fumo. Il gruppo che suona è un complesso jazz-blues dal suono indefinito. Il clima è torrido: solo una birra, calda, a farci compagnia. Il palco è circondato da faretti colorati: il cantante, Sandman, suda copioso; gli altri elementi sono al buio dietro di lui. La sua voce è incredibile: Waits, Sinatra, Cave e Pere Ubu, agitati, non mescolati. Sandman imbraccia un basso piuttosto strano: solo due corde. Nella penombra scorgiamo un sax baritono scintillante, una piccola batteria e numerose percussioni. Loro sono i Morphine: gruppo incredibile che, negli insospettabili anni 90, ha generato irresistibili pulsioni fusion.

L’album inizia con “Good”, la titletrack, che grazie al connubio di ritmiche trascinanti e voce roca, bellissimi, fra l’altro, i giochi di eco del ritornello, ci fa capire da subito chi abbiamo davanti.
“The Saddest song” e “Claire” ci aprono la porta al lato più ombroso del suono Morphine: le oscure ballate condotte dal sax di Dana Colley. In “You speak my language” Billy Conway, batterista in quasi tutte le tracce del cd, lascia il suo posto al collega Jerome Cupree che porta con sé in dote una propensione spiccata ai ritmi tribali e suoni più funky: il risultato è avvincente. Dopo i cinquanta secondi dell’assolo di sax in “Lisa”, in cui si può comprendere la preparazione musicale e la tecnica cristallina che possiede Colley, sentiamo la sexy “The only one” e rimaniamo davvero colpiti: è un’ottima canzone da ascoltare mentre si guida a notte fonda; è il sunto della febbrile cloaca artistica che Sandman faceva sgorgare dal suo spirito artistico.


L’ultimo acuto è l’orientaleggiante e romantica “The other side” in cui la sintesi strumentale lascia spazio, spesso e volentieri, ad una forma acida di free-jazz.
Sax lascivo, suono conturbante, ritmi d’atmosfera, voce imponente: sono questi gli elementi di “Good”, primo e magnifico album del gruppo di Boston, finito con la morte del suo leader, Sandman, avvenuta nel 1999 durante uno show a Palestrina, vicino Roma.

“Good” è fumarsi una stecca di sigarette e bersi un bicchiere di wiskhy con le orecchie.