Recensione : Bat For Lashes - Two Suns

"In ogni caos c'รจ un cosmo, in ogni disordine un ordine segreto."

30.03.2009 - Alessandra Paolicelli

Titolo: Two Suns
Artista: Bat For Lashes
Etichetta: Astralwerks
Anno di uscita: 2009
Genere: Folktronica
Voto: 8

 

Dietro il moniker Bat for Lashes si sistema la meravigliosa creatura Natasha Khan, baccante selvatica di origini pakistane perfettamente connessa con l'orbita della creatività.
Poliedrica in ogni sua sfumatura, amante dei legami che si possono instaurare nelle numerose forme d'arte grazie all'immaginazione, combina ancora una volta elementi pagani con ciò che riguarda le strutture dell'inconscio, nell'ennesimo sogno lucido ed enigmatico che è la sua Musica.
Il precedente album, "Fur and Gold", le ha fruttato veri e propri elogi non solo da parte della stampa specializzata ma anche da vari artisti quali Devendra Banhart, Jarvis Cocker e persino da Bjork, alla quale si ispira in maniera estremamente palpabile ma composta, e da Tom Yorke, capace di cogliere la magia fluttuante nel disco d'esordio del 2007 sino a decidere di portarla con sè nel tour che lo scorso anno ha sfiorato e baciato anche la nostra terra.
In molti, effettivamente, la ricorderanno per quest'ultimo evento, e chissà se col nuovo album riuscirà ad avere maggior (e meritata) visibilità.

Accantonati i toni esoterici e bluastri ed i colori silvani con cui marchiava a ferro e fuoco il precedente "Fur and Gold", Natasha riesce a cogliere quelle melodie che lo rendevano ancor più prezioso ed intimo (come in "Sad Eyes", ad esempio) e le fa divenire vero e proprio filo conduttore di questo "Two Suns": immagine armonica e profonda delle due metà rappresentanti la sua personalità - una selvatica, l'altra incredibilmente delicata.
Il risultato è sorprendente sin dal primo ascolto, sin dalla prima traccia: "Glass" mette in chiaro nell'immediato l'anima del nuovo lavoro, sempre oscura ma equilibrata ed aperta al mondo attorno.
Le invocazioni sono le solite, ancora una volta vengono chiamate all'appello Bjork, Tori Amos e PJ Harvey. Quest'ultima sembra averle prestato un indumento polveroso tessuto con la superba grazia delle linee vocali della seconda, mentre il folletto islandese le ha lasciato in eredità i colori della sua terra, glaciali ma splendenti su una pelle da plasmare con l'estro del body painting (com'è solita fare, appunto, la Khan).
Con le seguenti tracce "Sleep Alone" e "Moon and Moon" (e la grandiosa "Siren Song" che appare a metà dell'album, spiazzando) queste ispirazioni divengono ancor più palesi e cristalline, senza però mai intaccare la bellezza e l'emozione che riescono a suscitare.

Natasha Khan riesce, così, ad entrare definitivamente nell'olimpo di quelle voci talmente splendide nella loro femminilità mai ostentata quanto forti nella loro eleganza (Cat Power e Joanna Newsom son lì, sedute accanto a lei). E col suo folk contemporaneo dalle tinte melodiose e a tratti elettroniche confeziona un album con cui coccolarsi in questi nevosi mesi, e da sviscerare appieno nel suo essere stratificato.
La faccia multicolore del caleidoscopio successivamente ci mostrerà svariate immagini: qualcosa à la Cure (già esplorati in precedenza nella cover di "A Forest") con il malinconico primo singolo "Daniel"; una carica di battiti sincopati a richiamare i Tv on The Radio ("Pearl's Dream" e "Good Love") ed ancora una volta un omaggio a Bjork nella traccia "Two Planets".
Natasha esplora davvero le foreste della musica moderna, oltre alla sua anima, probabilmente ispirandosi troppo spesso in maniera palese ma non si può restare indifferenti dinanzi all'emozione che il viaggio donerà sino al termine dei quarantacinque minuti di durata quando, con la traccia "The Big Sleep", ci addormenteremo mentre Scott Walker ci sfiorerà le palpebre con la sua voce, in un crescendo di inquietudine e solennità.

E se è vero, come Natasha sostiene, che siamo atomi che vibrano, energie destinate a trasformarsi in qualcos'altro, con "Two Suns" possiamo certamente rendere possibile tutto ciò abitando per un pò i suoi sogni desertici e spettrali.