White Stripes - Icky Trump

"Icky Trump" è noia rosso-bianco-nera

17.07.2007 - Edoardo Iervolino

Titolo: Icky Trump
Artista: White Stripes
Etichetta: Warner / WEA
Anno d'uscita: 2007
Genere: Rock
Voto: 4/10

I White Stripes non sono mai stati un gruppo molto vario: hanno sempre cercato le loro sonorità, figlie del polveroso blues americano, della slide guitar del country e delle ritmiche del folk. All made in U.S.A. naturalmente.

Una cosa però è essere fedeli alla linea perseguita e al proprio stile, un’altra è continuare a cercare una svolta che non arriva mai: i fratelli White si sforzano di rendere meno commestibili e pre-digeriti i loro lavori, ma proprio non riescono a non essere banali.
Sono scanzonati e depressivi, sono rossi e bianchi, sono un fratello e una sorella, sono una chitarra e una batteria: sono sempre gli stessi White Stripes.
Cercano di essere vintage ma incorrono solo in un suono ammuffito e a tratti fastidiosamente preconfezionato: se bastasse fare le cose semplici per diventare i migliori, il mondo non sarebbe così splendidamente variegato.

Il tedio e la noia, che sinceramente in “Elephant” non abbiamo mai avvertito, qui vengono sparsi a concilianti manciate: riffetti scontati anche per un fan di Tiziano Ferro, esplosioni sonore irritanti in cui il fischiare della sei corde è benefico quanto il gesso sulla lavagna per uno con l’emicrania. Perché il nostro caro Jack non si limita a suonare il Resonator/Dobro che forse tirerebbe fuori un album discreto?

Vogliono fare i mariachi? Detroit non è mai stata in Messico. Vogliono giocare a fare i retrò? Divengono solo la copia di loro stessi. Meg ha imparato a suonare la batteria? Non fatemi rispondere al quesito che sennò il poster di Bonham che ho in camera si stacca dal muro e mi viene a strangolare. Prova sentita e viscerale? Incredibilmente e indiscutibilmente no. L’impressione in realtà è opposta.


Quando fanno il folk attingono a “III” dei Led Zeppelin ed effettuano il “furto” in modo grossolano e parziale, tralasciando il fatto che non hanno la loro tecnica, non hanno la loro classe, non hanno un batterista degno. Cercando di fare rock, per altro di bassissima qualità, sbirciano le loro vecchie partiture e, se si sentono particolarmente creativi, non fanno altro che invertire la sequenza degli accordi. “St.Andrew” è la peggior canzone del 2007 e penso, nonostante abbiamo ancora alcuni mesi prima dell’arrivo del 2008, rimarrà tale: indescrivibili questi due minuti di sofferenza. “Little Cream Soda” è l’unica traccia a superare la sufficienza: ma Jack, ti prego, basta con quei triti acutini con l’elettrica. Perché non fare un bel bending e tornare a pensare da chitarrista “Old Style”?

Possibile che tutti i loro album siano uguali? Oggi l’antimusica fa per cognome White.