Live Report: Tributo a Miriam Makeba @ Auditorium Conciliazione

21.03.2010 - Maria Luisa Bruschetini

Si è conclusa con tripudio di gioia e intensità il tributo a Miriam Makeba, organizzato dal Movimento degli Africani e che nei giorni precedenti aveva dato ulteriore testimonianza con una mostra fotografica e una tavolarotonda dedicate alla dignità e alle battaglie condotte dalla grande artista. 
L'Auditorium della Conciliazione ha visto realizzarsi, almeno per una sera, il sogno di Mama Africa: la musica, un'arma potente contro ogni separazione è capace di creare condivisione. Miriam Makeba iniziò in Italia il suo esilio dopo aver denunciato pubblicamente l'Apartheid del suo Sudafrica, è morta in Italia, durante un concerto a Castevolturno dove era andata per prendere parte alla lotta contro ogni mafia.
L' Africa declinata dalla voce variegata dei suoi figli. Il concerto si è aperto con un solitario Gabin Dabirè, accompagnato dalla kalimba, per chiudere con collettivo Pata-Pata. I diversi modi di cantare “nero” si sono alternati sul palco: dalla possente e ruvida voce di Esha Tizafy, alle alterazioni vocali di Ray Lema, passando per l'eleganza di Tasha Rodrigues.
Non vi è solo un'Africa geografica, ma anche un continente interiore al quale appartengono l’intensità espressiva di Raiz, i duetti di Niccolò Fabi con Awa Ly, Fausto Moselella e Mediterranea, che ci ricorda che siamo bagnati dallo stesso mare.
Rossana Casale, presente con il doppio ruolo di cantante e di direttore artistico, ha saputo scegliere gli ingredienti giusti per rendere testimonianza all'ambasciatrice della musica Miriam Makeba. L’elemento chiave dell'alchimia emotiva è stato Jack Tama, percussionista, che ha suonato a lungo con Mama Africa.
Al di là delle note e della competenza degli artisti chiamati a comporre l'omaggio, ciò che rimane è l'intensità di una lotta gioiosa ma non per questo superficiale. Il concerto è stata la prova tangibile di come la diversità sia, in realtà, ricchezza, e come quindi l'immigrazione possa essere vista come soluzione, non come problema da segregare. Accogliere e condividere le esperienze che ogni persona immette nella società: questo è l’imperativo.