Storia dei Generi Parte I: il Progressive Rock in Inghilterra

Inizia il percorso tra i generi del passato.

14.08.2007 - Edoardo Iervolino

Il genere progressivo per definizione è quella fusion sonora con cui il rock trae ispirazione da lidi musicali differenti dallo standard del blues, venendo a creare così timbriche, ritmi, ambienti del tutto originali e d’avanguardia. In sostanza è una continua ricerca evolutiva fondata su basi che richiamano maggiormente la tradizione musicale europea.

Ogni band ha cercato di manipolare il genere a proprio piacimento: alcuni con strumentazioni orchestrali tipiche della musica classica, altri con ritmiche simil jazz, qualcuno con mezzi ultramoderni ed elettronici (mellotron, sintetizzatori, VCS3), altri con degli evidenti echi della specificità della musica popolare regionale (o di quella mondiale), venendo così a comporre armonie, sinfonie, opere vere e proprie. In due parole sperimentazione e improvvisazione.

Il “Progressive Rock” nasce in Inghilterra nel finire degli anni sessanta con “In the Court of the Crimson King” dei King Crimson (1969); questo Lp è una pietra miliare per ricerca sonora ed audacia che traccia subito la linea guida di questo filone musicale: scelta di strumenti non convenzionali rispetto allo standard rock, continui cambi di ritmo, lunghe fughe strumentali, tempi dispari, timbrica di batteria originalissima, stridenti passaggi di un sassofono terribilmente acid jazz, arrangiamenti cervellotico-masochistici, complessi intrecci strumentali, testi criptici con figure retoriche di stampo fantastico, predilezione per brani molto lunghi (detti suite).

Numerosissime band hanno contribuito a tenere in vita il genere, fino a farlo diventare l’espressione tipica della “forma rock” continentale: le composizioni degli Yes (di cui consiglio “Fragile”), il flauto scozzese dei Jethro Tull (“Aqualung”, "Thick as a Brick"), le architetture sonore dei Pink Floyd (“Ummagumma”, "Relics"), la tecnica degli Emerson Lake & Palmer ("Emerson, Lake & Palmer"), i labirintici Van der Graaf Generator (“The Least We Can Do Is Wave to Each Other”), gli jazzati Traffic (“John Barleycorn Must Die”), i teatrali Genesis (“Selling England by the Pound”, "Foxtrot"), i complessi Gentle Giant (“Acquiring the Taste”), il placido Robert Wyatt (“Rock Bottom”) e i suoi originalissimi Soft Machine (“Third”), sono stati per molto tempo baluardi della musica inglese.

La seconda parte tratterà il vastissimo panorama italiano focalizzando la nostra attenzione sulla ripresa delle tradizioni musicali regionali e su gruppi come New Trolls, Osanna e Area.