Recensione: Carion - Non cercare verità

17.05.2010 - Marcello Moi

Titolo: Non cercare verità
Artista: Carion
Etichetta: Otium Records
Anno di uscita: 2010
Genere: Pop-Rock
Voto: 6,5

 

Cariòn: se ci fermassimo al nome, si potrebbe dire che siamo di fronte a un gruppo che approda sempre al solito ritornello sentito milioni di volte; niente di più sbagliato, poiché il tratto distintivo di questa band barese è proprio il sound non convenzionale. Una scelta controcorrente, questa, che dal lontano 2004 (anno di formazione della band) ha dato parecchi frutti: due album all'attivo, partecipazioni di prestigio allo “Sziget Festival” e all'”Italian Wave”, nonché l'onore di apirire alcuni concerti degli Afterhours. 

“Non cercare verità” è un disco che guarda al grande pubblico e alla commerciabilità, ma con un approccio paradossalmente alternativo. Due sono gli assi nella manica: frequenti incursioni elettroniche (synth e drum machine) e soprattutto melodie raffinate e ricercate, così ricercate che si potrebbe quasi parlare di “ricerca della dissonanza”.  Questa ricerca, tuttavia, sembra quasi finire laddove si scontra con l'orecchio del grande pubblico; in altre parole, il gusto per note stridenti e contrastanti rimane sempre a un livello accettabile per gli ascoltatori mainstream, ma  risulta comunque sufficiente per distinguersi da gran parte della musica omogeneizzata attualmente in circolazione. Primo singolo estratto da questo ibrido è “Scorpione”, brano dall'indole rock 'n' roll che sembra uscito dall'ultimo album dei Pearl Jam (cfr. “Supersonic”) e senz'altro il più più azzeccato per trainare l'intero album. Peccato solo per il testo un po' banale, poichè la solita “donna velenosa” sminuisce in parte un riff tra i più azzeccati e stona con il leitmotiv dichiarato di distinguersi dalla massa. Bene pure “Tremo”, altro saggio di rock 'n' roll ruvido e spigoloso che ha dalla sua un gran bel tiro e di certo piacerà agli ascoltatori più avvezzi all'hard rock.    Come in ogni album che si rispetti non poteva mancare la ballad, “Diamante”, che è pure il pezzo più vicino al pop italiano e che si caratterizza per una melodia facile, estremamente orecchiabile e quindi priva delle solite dissonanze. “Non cercare verità” è ben studiato e suonato altrettanto bene, ma ha un unico grosso limite: da un lato cerca di accontentare il maggior numero di ascoltatori possibile, ma dall'altro rischia di non far impazzire nessuno di questi.

Di certo nessuno potrà lamentarsi, ma ci pare assai difficile immaginare qualche fan accanito che grida al miracolo. Onore all'indiscutibile merito di aver creato un prodotto di qualità, dunque (fatto già di per se molto raro), ma con un pizzico di coraggio in più si sarebbe potuto parlare di un lavoro di ben altro spessore.