Recensione: Valerian Swing - A Sailor Lost Around The Earth

25.02.2011 - Marcello Moi

Titolo: A Sailor Lost Around The Earth
Artista: Valerian Swing
Etichetta: Magic Bullet Records
Anno di uscita: 2011
Genere: metal, metal core, metal progressive
Voto: 5

 

Il 5 parla chiaro: i Valerian Swing ci hanno convinto solo a metà. Nonostante il mix di metal, hardcore e progressive, “A Sailor Lost Around The Earth” non morde come dovrebbe.  Partiamo dalla metà che ci ha convinto, ovvero la tecnica: arrivati al secondo album, i tre  ragassuoli di Correggio sanno sicuramente come maneggiare i loro strumenti. Se c'è una  cosa che dobbiamo riconoscere dopo tre quarti d'ora di ascolto, questa è che i Valerian  Swing sanno suonare bene. Sarà che è stato registrato al Red Room Studio di Seattle,  sarà merito anche del tocco del produttore Matt Bayles, ma i ragazzi sono di sicuro degli  eccellenti esecutori.  

Veniamo ora all'altra metà: il resto, ovvero tutto ciò che non riguarda la tecnica (per inciso,  è proprio quello che manca). “A Sailor Lost Around The Earth” è pura tecnica senza  anima e senza un filo conduttore. La spiacevole sensazione di “vuoto” arriva fin dalla  prima traccia, “Dr Pengl is there”, che fa un gran baccano ma stranamente non trasmette energia. E' una tigre che non ruggisce, ma miagola; parte col botto, tra cambi di tempo e  martellamenti di batteria, poi di colpo rallenta, poi riparte ancora con la chitarra distorta e una voce lontana, scandita dalla batteria e dalla tromba, e finisce. Semplicemente, finisce senza lasciare nulla. In una parola: sconclusionata.

Il punto è che essere bravi a suonare non basta, se poi il disco si riduce a una mera ostentazione di tecnica. E' come se la bravura di un gruppo si misurasse in base al  numero di cambi di tempo per canzone, senza considerare che per suscitare qualcosa  nell'animo di chi ascolta non basta raddoppiare i bpm e triplicare la distorsione della chitarra. Forse il nostro giudizio è un po' severo, perchè in fin dei conti “A Sailor Lost Around The Earth” ha anche più di un momento brillante, ma qui l'errore sta proprio a monte. Difficile dare un voto più alto, almeno per quanto ci riguarda, se si sbaglia  l'approccio alla musica.